Qualche settimana fa dalla redazione di Appunti di lavoro è arrivata la proposta di provare a pensare ad un post sul tema della conciliazione.
- Come essere contemporaneamente mamma e moglie, professionista e cittadina attiva impegnata nella politica della propria città?
- Come ci si sente nel periodo della maternità?
- Come gestire il desiderio di collegarsi alle vicende professionali e il piacere, ma anche la fatica, dell’accudimento?
Lette queste domande il mio primo pensiero è stato: ma quando lo trovo il tempo per riflettere, staccarmi dalla quotidianità dell’essere mamma a tempo pieno e scrivere qualcosa sull’argomento?
Poi, quasi per caso, mi capita di sfogliare la rivista Anna (numero 37 del 2011). Mi colpisce la dichiarazione di un’attrice americana riportata in copertina “La crisi? La pagheranno le mamme acrobate”.
Mamma e acrobata, un buon paragone, mi piace, mi ci ritrovo, lo sento reale perché in fondo penso anch’io di essere una mamma acrobata. La mia quotidianità è una serie infinita di acrobazie per essere una mamma e una moglie presente, per seguire l’attività politica, per rispondere alla necessità e al desiderio di ri-collegarsi e ri-collegarmi (dopo la pausa per maternità) alle vicende professionali. Le 24 ore di una giornata sono vissute in maniera intensa, posso dire di non sprecare un solo minuto, non c’è il tempo di stare seduta sul divano a leggersi un romanzo o a guardare un film in tv. Il tempo che mi ritaglio per la scrittura e/o lo studio è la tarda serata, dopo aver messo a letto il piccolo e dopo aver scambiato qualche parola con il marito appena rientrato dal lavoro. Se ora che sono in maternità il tempo scarseggia, chissà dopo quando riprenderò il lavoro… mi prende un po’ di preoccupazione. Sarò ancora puntuale come prima? A livello professionale riuscirò a ritagliarmi il tempo per studiare, approfondire, esplorare le nuove questioni emergenti? Sarò ancora in grado di fare tutto e bene… o forse, per non perdere in qualità, dovrò fare delle scelte.
Con la nascita di un figlio le prospettive cambiano. Anche nel caso di un padre-compagno presente in famiglia e collaborativo nelle faccende domestiche è sempre e comunque alla donna che si chiede di coordinare e tenere insieme il tutto (o forse è anche la donna che vuole prendersi questa responsabilità).
Ho letto che è attualmente in programmazione nelle sale cinematografiche un film americano (tratto da un romanzo) dal titolo “Ma come fa a far tutto?”
Approfitterò di questo post per andare al cinema e ritagliarmi una serata per me. Chissà che nel film non trovi qualche spunto interessante che mi sollecita un nuovo post sul tema. Intanto rimango in attesa di leggere il parere di altre donne-mamme-professioniste, ma perché no anche di qualche papà, degno compagno di una mamma-acrobata.
A me fa pensare il passaggio su “moglie”.
In genere campeggia “mamma”.
Di mariti e mogli è quasi inopportuno parlare.
Aggiungerei figlio o figlia.
C’è un punto della vita dove senti che cambia il modo di essere figli.