Come scrivere un post?

Come scrivere un post?
Non sono in grado di dare incontrovertibili indicazioni di tecnica e di metodo.
Posso provare a ricapitolare cosa accade a me, e dire come me la cavo.
In genere mi succede qualcosa che ‘mi viene in/contro’, qualcosa mi colpisce, mi stupisce, mi lascia perplesso, in dubbio o sospeso (anche perché è più difficile sottoporre a critiche le certezze e ovvietà che ci stanno sotto il naso, inamovibili).
Così mi trovo tra le mani, in testa uno spunto, un frammento di qualcosa.
So (più o meno) qual è il nodo, il nocciolo, in certo modo il tema che potrei provare a sviluppare.
Certo scrivere è faticoso… e un post ‘mi sta addosso’ e fino a quando lo vedo prendere forma sono molto preoccupato.
Poi quando l’ho abbastanza sistemato da ‘appoggiarlo’ sul blog non mi sento sgravato.
Come lo piazzo nello spazio ‘Nuovo articolo’ del blog so che devo rileggerlo, più volte.
E poi lo posto (lo pubblico).
E poi lo rileggo ancora, preoccupato.

Ma avendolo pubblicato chi è iscritto al blog riceve una versione che contiene qualche svista e non abbastanza ripensamenti.
In ogni caso lo rileggo, cambio quello che non va, e… finisce che un post viene aggiornato più volte.

Non avrei mai detto che un lavorìo del genere mi sarebbe potuto piacere, che avrei desiderato scrivere dei post.
Di sicuro non quando ero alle superiori, alle prese con i temi.

Provo a trasformare questa micro narrazione in un qualcosa di un poco più ordinato e a fissare alcune idee per facilitarne la scrittura di post (anche considerando le indicazioni che ho ricevuto e che ho trovato qua e là, nella blogsfera). Gli aspetti che prendo in esame sono il titolo, i contenuti, la lunghezza, l’apertura, i vincoli e l’esigenza di accompagnare il testo con una immagine… e poi la discussione fra noi arricchirà le idee e i suggerimenti a disposizione.

Breve
Un post deve essere breve? Tassativamente? Ni. Sì, cioè no. Dipende dalle intenzioni, dai contenuti, dall’indole dei lettori (da pazienza e disponibilità, ma soprattutto dalla nostra capacità di catturare la loro intenzione. Certo un post breve aiuta. Volendo dare numeri 3-4000 caratteri. Ma anche meno (questo ad esempio è intorno ai 6.000 e forse è già troppo lungo.

Un solo argomento
Be’, certo se si deve essere brevi (o almeno non prolissi) non è facile affrontare e collegare molti e diversi argomenti. Un solo argomento, non necessariamente trattato con linearità.

Il titolo: il primo (ma non l’unico) gancio-impiglia-lettori
Avete presente il velcro (che poi è stato copiato dai fiori di una pianta di montagna, quelle che quando seccano il vento li sparpaglia e hanno tanti piccoli rostri e si attaccano ai maglioni…) ecco i titoli dovrebbero essere così. Internet li soffia ovunque e loro grazie a microscopici, garbati e tenaci uncini dovrebbero attaccarsi al nostro fuggevole scansionare la massa di infosollecitazioni che riceviamo.

Intro-riassunto
Un’indicazione fra le più difficili da seguire è quella di usare le prime tre righe come introduzione, come riassunto. E questo perché quando i post vengono rilanciati vengono rese leggibili le prime tre-quattro righe. Insieme al titolo la frase guida (intro) è il secondo dispositivo ‘aggancia-lettori’

Contenuti
Vale tutto. L’idea c’è, si può provare ad articolarla. Tre punti: A, B, C… e poi una rapida conclusione. Non conviene impazzire per scrivere il miglior post del mondo, quello che verrà stampato e appeso sulla bacheca di sughero o sul frigorifero. C’è tempo.

Naturalmente ci sono infiniti stili, registri, modi di usare il periodare e il lessico. L’essenziale forse è andare al punto, mettere lì un’idea, due o tre articolazioni (affermazioni e domande) e… lasciarsi andare (lasciare andare il proprio punto di vista confidando in se stessi e nel valore delle idee che si propongono).

Poi i commenti fanno il resto: sostengono (se serve), rilanciano, aprono tracciati (a volte spiazzano), diventano materiale da riprendere.

Ah, se potessi essere e sentirmi un po’ più leggero e andare via veloce (il che non significa che dietro un post non ci sia lavoro, incertezze, stop and go, abbandoni e riprese, intuizioni, guizzi e cancellature).

Non solo testo (foto, disegno, …)
Tra le prime critiche ai post che pubblico rimane capitale quella di Alberto Ponza: “troppo lunghi” (due parole:-). Tutte le volte che scrivo, mi viene in mente questa osservazione. E ci ricasco.

La seconda è che ogni post dovrebbe avere una foto che aiuti a catturare l’attenzione, che dialoghi con i contenuti, che aiuti ad esplicitarli o ne dia una possibile chiave di lettura.

L’introduzione di film, foto, materiali quindi non solo è possibile (e consentita) ma… essenziale per aumentare la leggibilità dei post. L’accortezza da tenere presente è quella di pubblicare materiali che non siano sottoposti a vincoli sui diritti. Naturalmente si può pescare da YouTube, si possono inserire i disegni e le foto che si fanno, o farne al volo, su un post-it e poi catturarli con la telecamera del portatile o con il cellulare.

Conclusioni
Ma più mi ingegno a cercare di identificare i caratteri distintivi dei post, più sento che qualcosa mi sfugge. E scambierei volentieri queste quattro indicazioni, vagamente ordinate per quel quid che rende alcuni post magici, per sapere cos’è che mi fa decidere di rilanciarne uno (fra i molti che si scorrono) o di salvarlo sul desktop, in vista, per i giorni a venire.

PS (per non avvitarsi)
Appunti di lavoro non è il sito dell’Accademia della crusca. Che importa se qualcuno scrive po’ con l’accento (può succedere ed è sintomo di operosa parsimonia, si risparmia infatti una battuta). L’importante è che ci sia qualche verace idea, che sta a cuore a chi la sviluppa.

Secondo me è tempo di rompere il ghiaccio. Quello che mi piace dei blog che si strutturano facendoli, si possono cambiare, migliorare, mettere a punto sulla base della comune esperienza che costruiamo.

Insomma la ‘perfezione’ può essere solo un lontano e desiderato (sfuggente) punto di arrivo. Non è il certo il requisito per partire.

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4 risposte a Come scrivere un post?

  1. Pingback: People we work with (#WSL20) | PARESBLOG

  2. Mainograz ha detto:

    L’ha ribloggato su Mainograze ha commentato:

    Questo post ha più di due anni, ma ci ritrovo ancora qualche spunto valido. Per questo lo ribloggo. E lo ribloggo anche in vista dell’ebook Writing Social Lab 2.0 che stiamo costruendo con Luciano Barrilà e Sergio Quaglia.

  3. Mainograz ha detto:

    Rilancio un pensiero di Vittorio:

    Forse un post dovrebbe contenere al suo interno (nella sua struttura esistenziale…) quel tratto di incompletezza che stimoli il commento ed il pensiero. Nella mia pratica di blog, vedo che rispondo a quelli più brevi, parziali, provocatori, carichi più di affetti che di scientificità. Dai post più completi magari imparo, magari li copio e li tengo in memoria. Però non mi sospingono, non mi rendono attivo rispetto al blog (al blog come luogo specifico di comunicazione…). E forse il nostro obiettivo è dare vita (in senso più reale possibile, pur in ambiente virtuale, non tattilmente corporeo…) al blog, farlo muovere, crescere, integrare con altre esperienze ed esistenze… niente ci vieta di avere poi una sezione a parte, in cui ‘caricare’ testi e documenti con struttura più scientificamente fondata, che potrebbero essere ugualmente condivisi e scambiati. Ma ad un livello (ed in tempi e modi) diversi.

    Vittorio Ondendei

  4. otta 2.0 ha detto:

    Vi segnalo dal sito/blog http://www.noisefromamerika.org dove si parla di economia… (e che presenterò meglio a breve) un commento sul perchè dei post…

    “Per perdere tempo a scrivere un blog bisogna avere ottimismo in dosi multiple.
    Primo, bisogna essere ottimisti sul fatto di avere un certo flusso di cose interessanti da dire.
    Secondo, bisogna essere ottimisti sull’essere capaci di renderle comprensibili e scriverle.
    Terzo, bisogna essere ottimisti sul fatto che ci sia gente che abbia voglia di leggerle.
    Noi siamo ottimisti (o illusi, tanto fa lo stesso ai fini pratici), e quindi eccoci qua.”

    Direi che potremmo farlo nostro.

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