Crisi, protozoi e cambiamento

Ho incontrato per la prima volta i protozoi nel corso della scuola media, non fu amore a prima vista.

Passarono alcuni anni, giunto al liceo il professore di biologia mise le premesse per una conoscenza approfondita, ma anche in quel caso scappai dalla relazione: li ho sempre ritenuti organismi insignificanti.

Una sera della scorsa settimana frugavo nella libreria alla ricerca di una lettura leggera che potesse favorire il sonno; mi sono imbattuto nel libro di Danilo Mainardi (2003), Arbitri e galline: le sorprendenti analogie tra il mondo animale e il mondo umano, Mondadori, Milano.

Partiamo dalla crisi però, non a caso è la prima parola del titolo…

Nell’uso corrente il termine crisi è spesso associato ad una fase della vita, individuale o collettiva, difficile da superare: deriva dal greco krìsis e significa separazione, scelta, giudizio.

Mi sorprende scoprire che la crisi non è di per sé connotata negativamente: in ambito medico si fa infatti  riferimento al termine per indicare un rapido mutamento migliorativo o peggiorativo nel corso di una malattia.

Va bene, ho snocciolato la definizione del dizionario ma non riesco a collegare il rapido mutamento (ambito medico) con la scelta, il giudizio, la separazione.

Questa doppia valenza incuriosisce, mi viene da pensare che se in un momento di crisi non si sceglie, non si cambia, si è destinati al fallimento.

La crisi spaventa, disorienta, mette pressione. La crisi dà voce a quelle che sono le nostre paure, mostra le cose come sono.

Ritornano in scena i protozoi: scopro dalla lettura citata in precedenza che se vengono ben nutriti e curati si riproducono per via asessuata, crescono e si dividono a metà, come fanno normalmente le cellule, creando fondamentalmente cloni di loro stessi.

In situazioni di emergenza invece, ad esempio in assenza di cibo, ricorrono alla riproduzione sessuata, il che si traduce in una ricombinazione delle informazioni di partenza e quindi in un nuovo essere.

Ecco, la conferma che cercavo, il protozoo aveva già capito tutto, ed io a perdermi tra teorie psicologiche e sedute psicoanalitiche. Un organismo microscopico che a seconda dell’ambiente esterno, favorevole  o meno, “decide” di creare copie identiche di se stesso oppure di cambiare per ritrovare una configurazione migliore, più adattiva.

Il protozoo si candida ad essere un paziente modello, io resto consapevole della fatica legata al cambiamento, della forza di volontà necessaria ad attuarlo, della tendenza a reiterare comportamenti e abitudini (spesso poco funzionali).

Protozoo docet…

Informazioni su Alberto Ponza

Lavoro in due cooperative sociali: presso la Cooperativa Luciano Donghi di Lissone coordino un servizio di “Residenzialità leggera” per persone con diagnosi psichiatrica, ad Arcore per La Piramide Servizi mi occupo di progettazione, sviluppo, supporto gestionale. A questo affianco attività di counseling e supporto psicologico oltre alla ricerca e consulenza nell’area della psicologia delle organizzazioni, del lavoro e della salute. Vivo in provincia di Monza e Brianza Telefono: 388 6072790 Mail: psicologodibase@gmail.com
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4 risposte a Crisi, protozoi e cambiamento

  1. Pingback: Crisi: come farvi fronte? #psicosociologia | Mainograz

  2. michelabagus ha detto:

    Anche a me questo post dà conforto!
    Il pensiero che mi ha sfiorato la testa è stato un pò come dire…anche quando sembra che non ci sia possibilà di “decidere” in modo assoluto, abbiamo comunque (ognuno di noi) un potere d’azione, seppur di raggio ristretto (che chiaramente si potrebbe ampliare trovando chi lo condivide e andrebbe nella stessa direzione).
    Bello, un pò di erba verde tra grigi palazzi.

  3. mainograz ha detto:

    A me sembra filosoficamente geniale (e fondativa) l’idea che l’uno è ripetizione, il due (la pluralità minima) trasformazione.
    Ora, se tanto mi dà tanto, e mettiamo insieme un certo numero di soggetti, anche abbastanza protozoici, determiniamo una qualche chances di uscire dalla (dalle) crisi?
    Il post mi conforta: sembrerebbe di sì;-)

  4. vittorio ha detto:

    protozoi in crisi! questa sollecitazione, nata nel momento più favorevole per noi umani (lo spazio-tempo della distensione, dell’abbandono della rigidità diurna, dell’allentamento delle connessioni automatiche, fino a che arriva il discorso del sogno ed allora si balla!) ci incastra lo sguardo ed il pensiero su una rappresentazione del rapporto tra organismi ed ambiente nitida e chiara. Il cambiamento genetico, quello più profondo e radicale (forse perchè contiene in sè un’ampia parte di quella che chiamiamo ‘casualità’?), viene attivato dai protozoi a fronte di una frizione con il contesto ambientale. Il tranquillo tran tran riproduttivo, basato su un efficace rapporto con lo specchio, si complica: intanto tocca definire un sesso (loro lo fanno temporaneamente, noi su questo siamo tendenzialmente un po’ stabili…) e poi avviare un mescolamento, che sicuramente, fra tentativi, selezioni naturali, occasionalità…riuscirà a risolvere la situazione di crisi.
    Credo però che il rapporto tra organismo e contesto (e vale ancor di più per noi umani, che dobbiamo essere così discorsivi e sovrastrutturati per campare…) sia di reciproca produttività: non esiste l’uno senza l’altro. Le condizioni ambientali non favorevoli sono spesso determinate dagli organismi che lo ‘abitano’, perchè l’abitare (e se guardiamo le nostre case lo capiamo meglio…)è produzione del proprio spazio di vita, produzione che si articola su soluzioni creative ed accettazione dei limiti materiali. Mura e convenzioni. Abitudini e fisica degli ambienti.
    La crisi del protozoo non è soltanto un problema di abitabilità in quell’ambiente: quella che mette in discussione è la sua identità ed i fattori che la producono/riproducono. Perchè è quella identità (torna lo specchio….) che ha determinato anche le caratteristiche di quel contesto (la sua povertà e le sue risorse, ma anche, soprattutto per noi umani -dei protozoi non so-,le parole ed i discorsi, le verità e le rappresentazioni condivise), ed è a quel livello (spaccare lo specchio? voltarsi dall’altra parte e camminare? disegnare baffi sulla propria immagine riflessa? provare ad ignorarsi? avvicinarsi tantissimo per vedere peletti, rughine, macchiette,difformità, foruncoli..?) che la crisi può risultare produttiva, trasformativa. E per noi umani, così simili ai protozoi, è anche una questione di scelte.
    grazie per i pensieri accesi!
    vittorio

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