Preventivi: ci sono istruzioni per l’uso?

calcoli...

Lavorando da anni nella formazione, nella ricerca sociale come libera professionista (anche quando collaboro con enti come l’università) mi trovo costantemente a confrontarmi con le questioni economiche e con i preventivi. Non che mi dispiaccia ma ogni tot, soprattutto in relazione a piccoli eventi che pongono il problema, mi arrovello un po’.

Ogni progetto chiede il suo preventivo (salvo quando le condizioni sono blindate e diventa un prendere o lasciare) e ogni volta procedo con alcune domande  e riflessioni che mi accompagnano e a cui, spesso, non ho risposte “definitive”:

  1. Cercare di fare un preventivo non  solo con una voce totale ma che cerchi di rendere visibile le varie azioni e le differenti funzioni agite nel percorso. Questo mi sembra utile anche per il cliente e forse serve a me per immaginarmi il mio impegno
  2. Cercare di fare un preventivo che mi permetta di non recuperare solo le spese ma che mi faccia mettere qualcosa in tasca: ma qual è la proporzione “giusta”? Se poi consideriamo le tasse gli equilibri sono sempre incerti.
  3. Cercare di fare un preventivo che rispetti i prezzi del mercato di formatori e consulenti che hanno più o meno la mia esperienza. Ma è giusto fare così? Il mercato è molto diversificato:  anche per le stesse funzioni i clienti, gli enti pagano in modo piuttosto differenziato. Siamo tutti diventati più ricattabili o questo riguarda “solo” le professionalità più giovani?
  4. Cercare di fare un preventivo che tenga conto della tipologia del cliente? Di recente mi è capitato di scrivere un progetto di consulenza per una cooperativa sociale (che non naviga nell’oro) poi non andato in porto. La situazioni era molto complessa (avevano chiesto un progetto a ben 3 consulenti in contemporanea!) ma pur avendo anticipato che sul preventivo avremmo potuto discutere sono convinta  che i costi, pur non certo altissimi, hanno bloccato. Secondo esempio: due scuole di sono rivolte alla facoltà con cui collabora per chiedere aiuto con progetti per affrontare il disagio degli studenti. Ma hanno pochissimi soldi: si fa il preventivo come si dovrebbe ma poi si sa anche che sarà da abbassare un bel po’ e si mette in conto un po’ di volontariato (la questione ci sta a cuore, certo)
  5. Cercare di fare un preventivo che tenga conto della storia che ho quella organizzazione? Della serie: se lavoro con loro su più fronti posso anche abbassare qua e là un po’ i costi perché si è costruito un rapporto di fiducia e di continuità di lavoro che va un po’ ripagato?

Ci sarebbero altre riflessioni e sono sicura che molte se ne aggiungeranno. Per concludere però sento sempre una vocina mentre scrivo: ma perché mentre tiro la riga del totale so già che quei soldi non riusciranno mai a coprire le reali ore di lavoro?
D’accordo, son lenta, ma la sproporzione a volte è proprio grande.

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2 risposte a Preventivi: ci sono istruzioni per l’uso?

  1. mainograz ha detto:

    Questo è un post che lavora sottotraccia.
    Anche il mio commento parte dall’esperienza (dalle fatiche di questi giorni).
    A me sembra che nel fare i preventivi conviene ragionare di un preventivo per sé e di un preventivo per il cliente.
    I due preventivi al limite possono coincidere, ma solo dopo averli prodotti e confrontati.
    Il preventivo per se stessi dovrebbe consentire l’esame di tutti i fattori che entreranno in gioco.
    Il preventivo per il cliente risponde all’esigenza di rendere interessante e far comprendere il lavoro.
    Non approfondisco, ma mi impegno a ritornare sul tema, provando ad argomentare.

  2. Otta ha detto:

    Rientro ora da un appuntamento/cena con possibile cliente per impianto fotovolatico. E parlando di preventivi mi è venuto in mente questo post. Il tema è molto interessante perchè si collega fortemente al VALORE DEL LAVORO e senza scomodare Marx o il più recente Marchionne è uno degli aspetti dell’economia che maggiormente meritano una rivoluzione. E’ sempre e solo il profitto il centro dell’attenzione mentre dovrebbero tornare ad esserlo tutti i portatori di interessi, stakeholders: investitori, lavoratori, Comunità (locale o nazionale), fornitori, clienti. Non è facile vincere la sfida di questa rivoluzione, purtroppo. Ma fin quando non si ripartirà da qui, l’economia sarà sempre quel Titanic sul quale ci impegniamo solo a sistemare le sdraio sul ponte… ma è sempre il ponte del Titanic

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