Quando a cambiare sono i capi apicali e intermedi…

Avvicendamenti, successioni, passaggi, transizioni, ricambi: parole non equivalenti, processi non lineari. Si invoca spesso il cambiamento nelle organizzazioni, e tra i cambiamenti più delicati e complessi vi sono gli avvicendamenti nei ruoli di autorità intermedie e anche i passaggi, le successioni, le transizioni (qualcuno parla di ricambi…) nei ruoli di autorità apicali.

Siamo in quattro: Silvia Belleli, Marco Magni, Graziano Maino, Anna Omodei e stiamo sviluppando una ricerca (per la verità aiutati in fase di avvio da Lisa Giupponi e da Alberto Ponza) sui cambiamenti delle figure che hanno ruoli di coordinamento o che ricoprono cariche di vertice. Vorremmo raccontare qui il procedere della ricerca e condividere alcuni risultati, per alimentare attraverso la discussione che potrà nascere le successive fasi della ricerca. In qualche modo vorremmo praticare la prospettiva della ricerca-azione e procedere anche grazie al confronto e alla riflessione che nasce dall’esaminare gli esiti parziali, che progressivamente si producono. A tal proposito daremo avvio ad un ciclo di post su questo tema.

(Non ancora) una nota di metodo

E forse è utile introdurre una rapidissima nota di metodo su come stiamo realizzando la ricerca (un prossimo post sarà dedicato proprio al metodo). A maggio 2010 abbiamo costituito un gruppo self-committed, una sorta di circolo di studio e di ricerca avendo in mente di far interagire le nostre diverse esperienze professionali, le esperienze di altri raccolte attraverso interviste e alcune sintesi rintracciabili in letteratura (anche di ambiti disciplinari diversi: psicologia, sociologia, antropologia, economia, storia). Abbiamo pensato di avviare un laboratorio home-made, per mettere in circolo spunti, moltiplicare idee, per provare il gusto della ricerca e tenere in collegamento le nostre attività. Insieme alla ricerca e al confronto professionale un obiettivo del laboratorio è produrre una documentazione che dia conto del lavoro svolto. Ci sembra che Appunti di lavoro sia un’occasione per rendere visibile il lavoro nel suo farsi, socializzare le elaborazioni e ricercare nuovi spunti per procedere nella ricerca.

Autorità e avvicendamenti

Solo apparentemente le organizzazioni sono immobili. Lavorandoci (vivendoci) e osservandole ci rendiamo conto che incessantemente si trasformano, che ‘sono’ cambiamenti ininterrotti. Trasformazioni non sempre intenzionali, cambiamenti non sempre governati. Tra i movimenti che si presentano con frequenza, e con effetti non scontati, vi sono gli avvicendamenti nelle posizioni di responsabilità intermedia e di vertice.

Autorità intermedie che si alternano per ragioni fisiologiche (è normale cambiare lavoro), temporaneamente (per incarichi a tempo determinato, in gruppi di lavoro o progetti, o anche per maternità), per contrasti (si lascia alla ricerca di condizioni lavorative più interessanti, stimolanti, meglio remunerate). Anche riorganizzazioni (fusioni, scorpori, ristrutturazioni organizzative), pressioni esterne dovute alle condizioni del contesto economico inducono a modificare gli assetti di governo e impongo di ridisegnare la mappa dei ruoli e delle responsabilità intermedie.

Autorità apicali che rimangono al potere a lungo, figure di vertice che resistono strenuamente alle sollecitazioni e che meno frequentemente provano a costruire le loro successioni, che operano in solitudine (spesso sottacendola e sopportandola stoicamente) o in casi più rari ponendo apertamente la questione… L’avvicendamento ai vertici, tra ‘padri’ e ‘figli’, tra senior e junior o tra gruppi dirigenti può essere caratterizzato da strategie diverse: di affidamento, di delega, di ritiro dalle posizioni di potere: “… Mio padre mi è rimasto vicino per gestire le problematiche di tipo tecnico-produttivo ma mi ha totalmente passato tutti gli aspetti commerciali e amministrativi che erano quelli che meno conoscevo…”. Spesso il fondatore dell’organizzazione, rimane all’interno dell’azienda senza preparare le condizioni per affrontare il passaggio (senza prepararsi?). Questo crea resistenze al cambiamento e influenza le scelte e gli sviluppi futuri dell’organizzazione: “…Uno dei due soci fondatori, il socio di maggioranza, oggi ha più di ottant’anni, continua a dover decidere in tutto e per tutto la strategia aziendale…”.

Il passaggio generazionale. Nel cercare di mettere a fuoco il tema degli avvicendamenti di autorità ‘abbiamo avvistato’ la questione dei passaggi generazionali che può costituire un aspetto nei processi di alternanza nei ruoli di autorità, ma che investe complessivamente le organizzazioni (e non solo – anche se sembra banale a dirsi – in tempi recenti).

Gli avvicendamenti ai vertici e quelli intermedi possono implicare l’ingresso di differenti generazioni, persone che hanno età diverse, distanti fra loro: “… nessuno di noi è eterno e ottantacinque anni sono una bella età, è ovvio che il passaggio generazionale ci deve essere, prima o poi…”. La battuta segnala come gli avvicendamenti nelle posizioni apicali siano quasi più giustificabili se motivati da ragioni anagrafiche (come se si attribuisse al corso delle cose la causa della successione).

Parole che non dicono la stessa cosa

Le figure collocate negli snodi di autorità per le organizzazioni sono importanti. Delle loro caratteristiche si è scritto molto, della formazione, dell’esigenza di riconoscerne l’azione, e di come contenerne il potere allargando le interazioni decisionali (si pensi alle discussioni in tema di governance). Forse non sappiamo ancora abbastanza su come intervenire per aiutare le figure di autorità a esercitare efficacemente il ruolo e il potere loro affidato nel dare continuità alla azione di governo, o su come agire per offrire supporto nei processi di rinnovamento che le organizzazioni si attendono dal loro lavoro.

La sfera dei cambiamenti nelle posizioni di autorità intermedie e apicali e il tema dell’ingresso e dell’uscita nelle organizzazioni è più complesso di quanto le ‘etichette’ non consentano di rappresentare. Veniamo dunque alle diverse parole con le quali si vorrebbero denotare fenomeni o concetti. Proviamo a elencare i termini che abbiamo a disposizione e che possiamo utilizzare per descrivere, circoscrivere, identificare il fenomeno che vogliamo porre sotto attenzione. È ragionevole presumere che termini diversi indichino cose diverse, concetti che hanno elementi comuni, ma non sovrapponibili.

–       Avvicendamento. Il termine sembra contenere due elementi: assumere il ruolo di responsabilità per un certo periodo di tempo sapendo che vi sarà un’alternanza e la possibilità di reversibilità nella posizione di autorità. Gli avvicendamenti indicano collocazioni temporalmente definite (qualcun altro seguirà), ci si dà il cambio alla guida.

–       Transizione. Segnala il passaggio da uno stato, da una condizione, da una situazione a un’altra. È come se ci si potesse immaginare un punto di partenza e un punto di arrivo. Il termine transizione può inoltre indicare sia il processo sia l’esito del passaggio. L’accento può essere posto su tre aspetti: il cambiamento di stato, lo svilupparsi della trasformazione, l’esito che si determina.

–       Ricambio. Il termine sembra sottolineare un’azione avvenuta con una connotazione leggermente negativa: qualcosa non era più adeguato ed è stato necessario intervenire per sostituire. L’accento sembra cadere sulla sostituzione per ripristinare condizioni di rinnovata funzionalità.

–       Successione. Il termine sembra associabile al trasferimento di potere da una generazione all’altra. Nelle imprese familiari si distingue dall’avvicendamento per la provenienza delle figure che subentrano: gli eredi che sono membri del nucleo famigliare (successione ‘dinastica’). L’idea che il potere si possa trasferire pone immediatamente nella questione della rappresentazione della natura del potere.

–       Cambiamento. Il termine forse meno connotante è cambiamento. La parola designa una classe generale e rispetto ai termini elencati sembra introdurre una certa neutralità.

Cambiamenti diversi: nelle posizioni di vertice, intermedie e generazionali; vocaboli diversi: per indicare esperienze organizzative e rappresentazioni di chi, in posizioni diverse, vi è coinvolto. Ritorneremo a breve sul tema provando a raccontare quali miti possono aiutarci a cogliere le dinamiche che caratterizzano i cambiamenti che investono le posizioni di autorità e quali aspetti abbiamo identificato attraverso le interviste condotte.

Laboratorio Avvicendamenti nei ruoli d’autorità (AVA)

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Informazioni su Anna Omodei

Socia di Pares, società cooperativa di formazione, ricerca, consulenza e documentazione. Supporta le persone e le organizzazioni sui temi della conciliazione famiglia-lavoro (tempi di vita), sul benessere organizzativo e sulla qualità del lavoro. Lavora per facilitare gli avvicendamenti e le transizioni che investono le organizzazioni a livelli apicali e intermedi. Dal 2012 collabora con il Dipartimento di Sociologia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca nel supporto alla didattica del corso di psicologia sociale e nella realizzazione di ricerche sul campo sui temi della salute e dei servizi socio-sanitari.
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