Presenze marginali nelle biblioteche rionali

A Milano le Biblioteche di pubblica lettura si sono ammodernate. Negli spazi e nei servizi. C’è il wi fi gratis, una ludoteca per bambini, sono aumentate le postazioni internet, si organizzano presentazioni di libri e iniziative culturali.

Agli studenti che preparano gli esami si sono così mischiati molti stranieri, alcuni pensionati, qualche genitore.

Tutto sembra essere abbastanza ben gestito.

Eppure qualcosa sembra sfuggire.

Basta fermarsi in una sala di lettura per qualche ora per scoprire che, aperte dalla mattina alla sera, le biblioteche sono diventate un punto di riferimento sicuro per coloro che vivono ai margini.

C’è un tizio sulla cinquantina che arriva sempre per primo. Prende il posto nell’angolo in fondo a sinistra. Ha dei tomi enciclopedici che sfoglia e sottolinea con accuratezza. Ha due bottigliette d’acqua che mette sempre allo stesso posto.E un berretto di lana norvegese calato in testa.

Stamattina poi nella sala di lettura è arrivata una signora. Sembra sulla sessantina, ma forse è più giovane. Con un grande borsone. Dopo essere entrata nella sala, indica con decisione un ragazzo che studia ed esclama con tono deciso: “E’ stato lui!!! E’ lui il nipote di Arafat. Mi ha tradito per il petrolio. E lo ha venduto ai suoi amici senza dirmi niente…” La sala tira un sospiro di sollievo quando la signora esce. Il ragazzo incriminato, però, teme che possa tornare e continua ad alzare lo sguardo verso l’entrata.

Dopo poco entra un altro signore. Sulla sessantina anche lui. Osserva incuriosito gli scaffali che circondano la sala di lettura. Come se venisse per la prima volta. “Ma questi libri si possono usare?” chiede ad una studentessa che circospetta risponde di si. “E come faccio per sapere se nel settecento c’era la pensione?” La ragazza questa volta alza le spalle e gli suggerisce di rivolgersi al personale.

La mattina si sta concludendo. Oggi però c’è una novità. Sul banco in fondo a sinistra, che normalmente resta vuoto, si è seduto un altro signore. Cappotto nero, scarpe nere, pantaloni neri, maglione nero, barba e capelli bianchi. Ha gli occhiali rotondi. Sembra uno di quei personaggi dei film che inventano le macchine del tempo. Ha preso posto accanto al signore che sottolinea con cura indossando un cappello di lana norvegese. Ha messo sul tavolo due pile di libri scientifici come L’analogia della parola: filosofia e metafisica di Carlo Sini e Scienza e filosofia di Karl Popper. Entra ed esce spesso dalla sala, finché una volta torna con mezzo di litro di latte fresco ed un pacchetto di wafer comprati al vicino supermercato.

Gli studenti continuano a studiare.

Informazioni su matteoloschiavo

Psicosociologo e cuoco, svolge attività di formazione, consulenza e ricerca con organizzazioni lavorative, pubbliche e private, impegnate nel campo della produzione di servizi territoriali (sociali, socio-sanitari, sanitari, educativi, della sicurezza).
Questa voce è stata pubblicata in Esperienze di lavoro. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Presenze marginali nelle biblioteche rionali

  1. mainograz ha detto:

    Il post di Matteo mi ha fatto pensare a quattro cose:
    – all’incontro in biblioteca con persone più giovani (per lo più studenti universitari) e con persone in pensione (che vengono a leggere il giornale).
    – al ruolo che hanno le biblioteche nei quartieri e nelle città della prima e della seconda cintura milanese: luogo di incontro e di promozione di inziative svariatissime.
    – ad un recente ‘uso’ che faccio della biblioteca, per cercare (come posso) di stare più in contatto con la mia città dove sono stato (per sbaglio) eletto consigliere comunale.
    – alle persone che piangono per strada. In questi giorni, dopo aver letto il post di Matteo, mi sono guardato in giro con più attenzione. E mi è capitato tre volte di vedere persone (donne) piangere per strada. Al telefono.

  2. roxeli ha detto:

    Il mercoledì cambio professione e per una mattinata faccio la bibliotecaria volontaria di una scuola media.
    Oggi ho pensato al tuo articolo, Matteo, quando, accompagnata dal suono della campana dell’intevallo è entrata saltellante una piccola ragazzina (un soldo di cacio, avrebbe detto la mia maestra delle elementari). Le ho chiesto “vuoi un libro?” e lei mi ha risposto “no, io vengo sempre qui in biblioteca all’intervallo”!
    Una piccola anima curiosa e frizzante, con degli occhietti scuri che i scrutavano vivaci e incontenibili dietro le lenti degli occhiali. Sono entrate delle sue compagne alte il doppio di lei, a cui lei ha fatto le feste, ma è stata ricambiata poco e con imbarazzo. Mi ha fatto vedere un suo giochino, mi ha sottoposto ad una sorta di prova di abilità e quando l’ho passata mi ha raccontato che lei ha un insegnante di sostegno e che noi avremmo potuto fare amicizia. Poi è suonata la campana e, sempre saltellando, è andata via, dandomi appuntamento a mercoledì prossimo.
    Mi sono improvvisamente venuti in mente altri ragazzini che usano la biblioteca come “luogo rifugio” chi sottopressione per la prossima interrogazione, viene a ripassare, chi lascia la confusione dei compagni e viene in questa stanza riparata, chi sfugge a lezioni forse poco appassionanti e gironzola senza riuscire a portare via un libro…

    E, come nella biblioteca di Matteo,…..

    “gli studenti continuano a studiare”.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...