Appunti sparsi dal Convegno di Animazione Sociale. E’ ancora pensabile un futuro per il lavoro sociale?

Torino 27-28 maggio 2011
Ho potuto partecipare solo sabato al Convegno ascoltando o l’introduzione di F. D’Angella, le relazioni di E. Enriquez, di L. Grosso, e le conclusioni di F. Olivetti Manoukian e F. Floris.
Segnalo però degli spunti che, pur nella loro brevità, possono essere interessanti. Inizio con la “prima puntata”, cioè l’intro di Francesco D’angella. Nei prossimi post il resto….

Forse per ritrovare nuove possibilità al lavoro sociale occorre uno sguardo pensoso sul futuro.

  • Dare consistenza e densità al confronto tra le soggettività storiche.  Occorre sentirsi parte di un luogo pubblico e non privato, che ci consenta di sperimentare democrazia
  • E’ necessario uscire dai servizi, dalle proprie organizzazioni per non diventare le “ultime stanze” in cui il disagio venga depositato. Uscire dalle routines non solo delle pratiche, ma anche dei nostri sguardi.
  • Le risorse sono scarse, continuiamo a dirlo ma il non riconoscimento delle stesse porta un loro ulteriore impoverimento.  Le risorse, qualsiasi esse siano, vanno connesse le une alle altre e proprio queste connessioni fanno intravvedere nuove risorse
  • Oggi è difficile lavorare nei servizi perché ci manca una prospettiva, una cornice di senso. E’ necessario vedere i luoghi in cui lavoriamo come cantieri dei diritti. La prospettiva va costruita nella quotidianità, non ci si può aspettare che venga “fornita” da qualche deus ex machina.
  • Proprio nel confronto, in luoghi pensosi e di scambio, si ri-scopre il valore di quello che si fa nel quotidiano. Occorre infatti saper riconoscere quello che c’è, quello che facciamo in virtù del fatto che siamo tutti cittadini con dei diritti e dei doveri, delle responsabilità da esercitare.
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Una risposta a Appunti sparsi dal Convegno di Animazione Sociale. E’ ancora pensabile un futuro per il lavoro sociale?

  1. mainograz ha detto:

    Grazie Rossella,
    lo spunto e l’incalzo che ci voleva.
    Condivido: il tema è interessante e centrale.
    Aggiungo qualche domanda:
    Quale formazione per gli adulti fuori dai circuiti formativi istituzionali o istituiti?
    Quale formazione reciproca?
    Cosa favorisce e cosa affatica?
    Come cambiamo mentre cambia il modo di stare in contatto?

    Domande così, al volo, nella fretta di una mattina con una scaletta di cose da fare irrinunciabili.
    Cercherò con più calma di meditare.
    Ma intanto segnalo l’interesse e ancora ti ringrazio:-)

    Buona giornata
    Graziano

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