Cinesi in Italia: più che una minaccia, uno stimolo

Quando si pensa ai cinesi in Italia sovente si torna con la memoria al principio quando a Milano sorsero i ristoranti cinesi… con gli involtini plimavela, il liso cantonese, il gelato flitto… Poi arrivarono gli ambulanti, i grossisti, dopo fu la volta di pizzerie, trattorie e ristoranti gestiti da cinesi ma specializzati in cucina italiana. Con il tempo aumentarono i bar, i parrucchieri, centri massaggi, lavandai, sarti, calzolai e riparatori di cellulari. Ora è il momento dei piccoli impresari edili. Le imprese cinesi nascono e prosperano dove il mercato italiano lascia spazi vuoti. Non a caso sono tutti settori spesso con margini ristretti.

A volte però si rimane stupiti dallo stile imprenditoriale dimostrato. Nei quartieri periferici delle grandi città, sono numerosi i ristoranti cinesi che propongono ad esempio una cucina latinoamericana: i proprietari hanno capito che gli immigrati sud americani adorano ritrovarsi con parenti e amici nei fine settimana. Ma spesso hanno case troppo piccole. Allora l’offerta si adatta e ristoranti  o anche solo sale con catering a base di piatti andini. Un altro esempio del cambio di marcia rispetto agli italiani? Prendiamo il tipico barista italiano di una piccola/media città o di periferia, spesso reagisce con fastidio quando entra un arabo, un africano o un sud americano. Bene. Il barista cinese, invece, non solo lo tratta bene, ma sintonizza la tv su Al Jazeera e trasforma il bar nel ritrovo ad esempio della locale comunità maghrebina. Oppure i negozi per bebè. Chi fa figli a Milano ma non può spendere cifre enormi? Gli immigrati, che non possono permettersi spese “folli”. Ecco allora i negozi cinesi low cost di carrozzine, vestitini, tutine e quant’altro.

    Il culto della libertà individuale, valore supremo in Occidente, non era nel passato altrettanto importante in Cina. Un maggiore senso del dovere nei confronti della società e dell’osservanza degli obblighi derivanti dalla propria posizione sociale era connaturato in un sistema nel quale, ad eccezione delle necessità primarie – la casa, l’alimentazione, il lavoro, il riposo – non c’era molto spazio per altro. Mi ha detto un’amica cinese che lavora nel campo della ristorazione “Invece di arrabbiarsi con noi, gli italiani dovrebbero lavorare di più, avere tanti clienti e accettare ricavi (margini) più bassi. Noi preferiamo non lavorare sotto un padrone. Noi vogliamo aprire un’attività in proprio”. Vogliono. E lo fanno.

    Lo conferma Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano: “A Milano un’impresa straniera su cinque è cinese e ne nascono tre nuove al giorno. Numeri importanti, che pesano sull’economia del territorio per circa 500 milioni di euro e spesso riguardano piccole aziende, magari a conduzione familiare”.

    Al primo posto in Italia c’è la provincia di Prato (nel solo 2009 hanno mandato quasi 500 milioni di euro di rimesse in Cina), dove le attività manifatturiere sono prevalenti. Al secondo si piazza Milano. Se però si considerano solo commercio e servizi, la metropoli lombarda è al primo posto: nel secondo trimestre 2010 contava più di 2.500 società con titolari cinesi. Anche i dati sul tasso di  imprenditorialità è da record: un cinese su sette è imprenditore, contro un italiano su 44. Milano è di fatto il laboratorio dell’integrazione cinese in Italia e quasi certamente quello che succede oggi q Milano succederà domani nel resto del Paese. Nel capoluogo lombardo la comunità cinese ha abbandonato il lavoro nei laboratori per buttarsi nel commercio e nei servizi. E visto che l’economia italiana è fatta al 70 per cento di servizi probabilmente non è un caso.

Ci sono esempi di imprenditori che hanno individuato una nicchia di mercato… ma non si tratta del risultato di anni passati a studiare marketing, spesso si tratta di immigrati arrivati da meno di 10 anni, magari anche come clandestini. Dopo aver lavorato come lavapiatti prima, e da McDonald’s poi. Hanno fatto esperienza lavorando, conoscendo, guardandosi intorno. Si tratta in sostanza di autodidatti, ma con caratteri si spiccata professionalità. Spesso non hanno competenze affaristiche, ma solo una fortissima motivazione a riuscire. Fra le comunità di immigrati milanesi, ad esempio quella cinese ha in media una scolarità molto bassa.

Quasi sempre è una famiglia che gestisce ad esempio un ristorante, ora spesso con cucina italiana perché ha più mercato. Si usa il denaro messo da parte e si contraggono debiti con amici e parenti (il sistema bancario non è ritenuto un partner importante). I dipendenti (magari non proprio in regola al 100% soprattutto su ferie e riposi settimanali) sono tutti cinesi perché gli italiani che lavorano per i cinesi spesso non entrano in sintonia, vengono ritenuti atteggiarsi a superiori e soprattutto hanno una visione diversa dai cinesi del lavoro, degli orari e della dedizione soprattutto in caso di malattia. Tengono aperto tutti i giorni, 7 giorni alla settimana, e non fanno mai ferie (o quasi). Da un lato è comprensibile quando la quasi totalità di parenti e amici lavora si ha meno l’incentivo a stare a casa “Se non lavoro che faccio? – si chiede la mia amica – Resto a dormire a casa?”. Secondariamente entra in gioco il fattore culturale con il quale si guarda al lavoro, ai soldi, al futuro. Infine e non da trascurare abbiamo il tema debiti da estinguere. Per lasciare la Cina affrontano a volte enormi difficoltà. Aggirarle è costoso. Per arrivare in Italia a volte serve una piccola fortuna anche nella Cina di oggi, che comporta spesso indebitamenti con i parenti in Italia. Questa forma di credito è una delle chiavi del successo dei cinesi in Italia.

Grazie al guanxi, un complesso sistema di relazioni, rapporti e contatti, il singolo individuo può contare su un sostegno finanziario che l’italiano medio si sogna. Un sistema utile, ma che comporta obblighi sociali e familiari gravosi. Anche per questo che, quando hanno debiti, i cinesi lavorano tantissimo e vivono in modo estremamente frugale, ignorando nel modo più assoluto il life style. Un sistema duro ma efficiente: i ritorni di queste attività sono strepitosi. Conferma l’imprenditore Marco Wong, 47 anni, uno dei primi a laurearsi in ingegneria al Politecnico di Milano, oggi presidente onorario di Associna, che riunisce giovani cinesi di seconda generazione: “Gli italiani fanno la lista nozze per arredare casa. I cinesi vivono in appartamenti scarni con le lampadine attaccate a un filo e usano i soldi ricevuti in dono per aprire un negozio”.

Non avranno competenze manageriali certificate da diplomi o master, ma di sicuro hanno un innato istinto per gli affari. Flessibilità, determinazione, facilità di accesso al credito: sono tante le lezioni che si possono imparare dai cinesi. E i teorici e soloni del capitalismo forse dovrebbero prendere carta e penna. Questi casi di microimprenditorialità rappresentano uno spettacolare esempio di come si possono cercare nuovi spazi non inventando per forza la nuova Apple o la Coca Cola del 2000.

E sono un esempio di quel che gli italiani devono tornare a fare. Nel dna e nella storia economica italiana non c’è la grande impresa, ma l’arte di arrangiarsi, di tirarsi su le maniche. Occorre riuscire a tirare fuori la componente che aveva l’Italia del dopo guerra e che ha permesso al Paese di diventare la quinta economia mondiale. Non va dimenticato il lato del diritto e del rispetto dei lavoratori e delle normative. Ma non si può credere che i cinesi siano competitivi solo perché a volte poco legali… Non farsi travolgere dall’avanzata cinese è possibile. Per cominciare bastano due chiacchiere con una simpatica cameriera e basta ispirarsi alla nostra storia.

Annunci

Informazioni su Giancarlo Ottaviani

Mi sono laureato in Economia presso l'Università Cattolica di Milano. Lavoro come consulente per gli investimenti presso la Banca di Credito Cooperativo di Carugate e Inzago. Mi interessano molto gli studi economici, in particolare lo sviluppo sostenibile in tutte le sue varie dimensioni. Adoro viaggiare, leggere, vedere serie TV.
Questa voce è stata pubblicata in Esperienze di lavoro e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...