La mela di Newton

Benoit Mandelbrot è stato uno dei matematici più influenti del secolo scorso.

I suoi frattali hanno rivoluzionato non soltanto la geometria, ma hanno influenzato profondamente anche campi come quello dell’economia facendo nascere una branca, l’economia frattale, che si è spinta fino a mettere in dubbio alcuni degli assunti considerati fondamentali dalle teorie “classiche”, come quelli riguardanti la razionalità degli agenti economici o l’efficienza dei mercati.

I frattali sono forme geometriche che ripetono la loro struttura all’infinito, su scale diverse. Una caratteristica che il matematico polacco chiamò auto-similarità.

Mandelbrot, in una intervista rilasciata alla BBC nel 1990, racconta dell’episodio che lo ha portato a riflettere sulla ricorsività delle strutture, gettando i semi per quella che diventerà, alla fine, la sua teoria dell’auto-similarità.

Un giorno si trovava a casa dello zio, a sua volta matematico e, dovendo affrontare un viaggio in metropolitana per tornare a casa gli chiese se avesse qualcosa da fargli leggere per passare il tempo.

Lo zio si avvicinò a una pila di riviste che erano pronte per essere buttate, tirò fuori un fascicolo pescandolo a caso e lo passò al nipote.

Fra gli articoli presenti Mandelbrot ne trovò uno riguardante una legge matematica, la Legge di Zipf, che diventò il punto di partenza per i suoi successivi lavori.

Non sono in grado di dire se Mandelbrot sarebbe arrivato ai frattali anche senza passare per quel viaggio in metro, ma certo è che quel pomeriggio dallo zio ricorda per molti versi la più famosa mela caduta in testa a Newton, causa, secondo la leggenda, della scoperta della gravità.

Scoperte che fanno fare un passo avanti alle nostre conoscenze, generate da eventi assolutamente fortuiti, e che testimoniano la capacità che gli oggetto del mondo, anche i più banali, hanno di attirare la nostra attenzione, attivare collegamenti mentali e mettere in moto il ragionamento.

Questo piccolo aneddoto mi è tornato in mente qualche settimana fa, mentre chiacchieravo con dei colleghi su quello che cambierà nel nostro mondo con l’avvento dei libri digitali.

Gli eBook rappresentano in maniera esemplare il processo di smaterializzazione che la tecnologia ha portato nelle nostre vite. Intere biblioteche possono essere custodite in un lettore grande meno di un libro tascabile, decine di migliaia di canzoni occupano lo spazio di un pacchetto di fiammiferi, annate complete di periodici e quotidiani possono essere sfogliate semplicemente accendendo un tablet più piccolo di un foglio A4.

E mentre i nostri dispositivi elettronici si riempiono, si svuotano le nostre librerie. Gli scaffali delle nostre case occupano sempre meno libri, meno dischi, meno riviste.

Mi domando cosa succederà alla nostra capacità di farci ispirare da quello che ci circonda in un mondo, quello futuro, che si preannuncia sempre più asettico e “deprivato” di stimoli. Un mondo in cui sarà impossibile pescare una rivista fra quelle pronte per essere buttate e trovarci, per caso, un articolo capace di cambiare il nostro modo di vedere le cose.

Credo che dovrà cambiare il nostro approccio alla curiosità, che dovrà farsi sempre più “attiva”, sempre più spinta verso una ricerca consapevole delle informazioni.

Credo anche che, in fondo, si tratterà di una rivoluzione positiva.

Una rivoluzione che renderà la persona sempre più protagonista, premiando la capacita è la voglia di scoprire, di interessarsi, di cercare. In una parola, di farsi coinvolgere.

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Informazioni su Luciano Barrilà

Sono laureato in "Psicologia dei processi sociali, decisionali e dei comportamenti economici". Sono socio di Pares, società cooperativa in cui mi dedico allo studio dell'innovazione sociale e dei rapporti in continua evoluzione tra esseri umani e tecnologie.
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