Volontariato e avvicendamenti

Una rapida intervista al presidente di un’associazione di volontariato che si occupa di assistenza ai malati oncologici. Come accade talvolta nelle PMI anche per le associazioni di volontariato in alcuni casi alla parola “avvicendamento” si accompagna la “fine” di un progetto o quantomeno una sua rivisitazione negli aspetti più caratterizzanti.          

Cosa ti viene in mente pensando all’avvicendamento dei ruoli di autorità nelle organizzazioni?

Mi viene in mente quello che dico sempre, ti parlo per il mio caso. Anche in riferimento ad un ultimo gruppo di lavoro che c’è stato, me l’hanno detto molto chiaramente: “L’associazione sei tu!”. Io mi sono un po’ arrabbiato perché io sono il presidente pro tempore, può darsi che tra quattro anni venga cacciato fuori e comunque non è giusto identificare un’associazione con il suo presidente. Qui e in giro c’è un sacco di gente che fa delle cose. Tradotto, mi viene in mente la difficoltà nell’avvicendamento, perché credo e ho osservato, ti parlo delle associazioni di volontariato, come spessissimo il cambio di presidente corrisponda con la chiusura dell’associazione. Sostanzialmente le associazioni nascono e qualcuno le fa crescere perché ne rimane lo spirito, e quando questa persona viene chiamata a fare altro o semplicemente non ce la fa più, o c’è l’erede, ma l’erede lo si fa fatica a ritrovare, o diversamente il progetto si perde.

Quindi, se ho ben capito, esce di scena la persona che ha fondato l’associazione, il progetto implode.

Si, mi viene in mente questo nelle organizzazioni di volontariato.

Quindi tu vedi questa cosa anche per l’associazione che presiedi?

Si, un minimo di timore si. Ci dormo la notte, non ho problemi, però un timore che mi ha portato a generare negli ultimi mesi una serie di gruppi di lavoro che è vero che fanno un lavoro ma in realtà acquisiscono anche delle competenze, delle conoscenze rispetto a delle cose che non facevano nell’associazione prima, che gli permette di avere una maggiore consapevolezza e automaticamente di emergere anche da un punto di vista personale. Quindi, ci ho buttato gli occhi su questa cosa.

Un po’ come se queste attività fossero un passaggio di competenze?

Assolutamente, un decentramento. Prima per mille motivi doveva dipendere tutto dall’anima perché era l’anima che aveva in mente quale sarebbe stato il progetto a cascata per tutti, adesso che l’anima il progetto è stato capace di trasferirlo ognuno deve essere capace di fare il suo pezzettino, perché l’associazione si basa su questo. Poi il presidente è quello che riceve oneri e onori dall’altra parte, però credo che sia questa la cosa importante.

Ultima cosa che ti chiedo, pensando ad una metafora, relativamente agli avvicendamenti dei ruoli di autorità, cosa ti viene in mente?

A caldo mi viene: “ogni scarafone è bello a mamma sua”. In genere, nel caso nostro, sono organizzazioni costruite ad immagine e somiglianza della persona che ne è stata l’anima, che l’ha fondata, che da delle cose per scontate a volte, sono sue. Ti faccio un esempio pratico: ci siamo confrontati con il gruppo di lavoro sulla modalità, il trasporto, perché lo facciamo gratuito, è giusto farlo gratuito. Da lì c’è stato lo spunto per far emergere quello che è sempre stato detto poco, per noi era molto scontato, che è l’anima dell’associazione. L’associazione è composta per una buona parte da ex pazienti, essendo composta da ex pazienti la vocazione è quella di aiutare il prossimo e di non chiedere del denaro. È chiaro che il denaro serve, non lo chiediamo alle persone che aiutiamo, lo andiamo a trovare da altre parti. Più difficile, ma questa è l’etica che ci ha mosso fino qua. E insomma, c’è stato poi un confronto, pacifico ma un confronto. “Ogni scarafone è bello a mamma sua” perché quello che ha in mente chi fonda queste realtà è un qualcosa di molto profondo che ovviamente gli piace, che magari visto da altre persone che poi arrivano, a loro piace un pezzo e un pezzo piace un po’ meno o non piace proprio. Poi da lì nascono le modalità, ma questa è crescita, perché il fondatore anche se sente che c’è una richiesta differente dal suo pensiero iniziale la deve accettare; questo non vuol dire buttare via il progetto iniziale, ma vuol dire anche qui, con il tempo, ridimensionarlo.

Advertisements

Informazioni su Alberto Ponza

Lavoro in due cooperative sociali: presso la Cooperativa Luciano Donghi di Lissone coordino un servizio di “Residenzialità leggera” per persone con diagnosi psichiatrica, ad Arcore per La Piramide Servizi mi occupo di progettazione, sviluppo, supporto gestionale. A questo affianco attività di counseling e supporto psicologico oltre alla ricerca e consulenza nell’area della psicologia delle organizzazioni, del lavoro e della salute. Vivo in provincia di Monza e Brianza Telefono: 388 6072790 Mail: psicologodibase@gmail.com
Questa voce è stata pubblicata in Esperienze di lavoro e contrassegnata con , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Volontariato e avvicendamenti

  1. Pingback: Volontariato e avvicendamenti « Appunti di lavoro - - Mondosolidale.org

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...