Come conciliare maternità, vita di coppia, lavoro?

Il punto di vista di Luisa Sironi

Come conciliare maternità, vita di coppia, lavoro?
Non credo di averlo ancora capito. Guardo ammirata chi riesce a trovare un equilibrio dignitoso; del resto ho deciso di non volere entrare in questo vortice competitivo con me stessa, ne uscirei senza dubbio indebolita.
Di certo l’esperienza della maternità è stata per me rivoluzionaria da ogni punto di vista. Dopo la nascita di Maria ho vissuto per un tempo sufficientemente lungo in un complessivo stato confusionale, non ho ricordi idilliaci, se non quelli di tenere tra le braccia una nuova vita e sentirmene fortemente responsabile.
Non so bene come ho trovato il modo di starci dentro, è accaduto e mi sembra senza strappi violenti.

Gli altri: mio marito, mia madre … sono stati presenti, accudenti, rassicuranti eppure per me, lo ammetto, rimanevano sullo sfondo, necessari ma fuori dai giochi.
Poi Maria è cresciuta ed ho ritrovato nuova voglia di aprirmi, di far entrare in questo mondo trasformato anche gli altri ma non ero più la stessa persona; ho dovuto imparare a riconoscermi.
Quando Maria è nata avevo 39 anni, decisamente attempata per i ginecologi, in piena espansione professionale ed esistenziale per me. Questa disarmonia l’ho vissuta tutta. In corsa sul lavoro, con uno stile di vita nomadico, mi sono fermata di colpo e completamente, una specie di tonfo da cui sono uscita riportando ferite sanabili. È dovuto passare molto tempo, scandito lentamente, in modo ovattato, prima di poter riprendere la marcia. Se da un lato godevo dell’immensa gioia di scoprirmi madre, giorno per giorno, dall’altro non mi capacitavo di come non riuscissi a riprendere quota.

Questa frattura, mi ha accompagnato per un anno, potenziando ambivalenze, scissioni, dualità riconciliate in modo intermittente. Mi è costato un grande investimento energetico tentare di costruire ponti tra queste vallate incomunicanti. Ancora in parte è così. Nel frattempo, mentre ero impegnata a rimettermi in sesto, il lavoro veniva progressivamente meno. Costretta a rinunciare a incarichi che mi avrebbero allontanato troppo da casa, constatavo la fatica e l’impossibilità di rimpiazzarli con qualcosa di più congruente con la mia nuova vita; oggi il dato di fatto è che il lavoro è ridotto all’osso.

Ho un unico contratto con il comune di Reggio Emilia, a cui sono molto grata e che mi fa sentire una precaria part – time. Il lavoro è interessante, mi permette di fare ciò che ho sempre fatto eppure mi sento fuori tempo, scoordinata col resto del mondo e con la sensazione di avere perso qualche passaggio cruciale.
La crisi economica appesantisce tutto, stende una patina depressiva su persone ed eventi. Comprendo la necessità e l’urgenza di ritrovare nuovi e inusitati slanci, avere idee, strumenti e solidi legami di fiducia. Sento di dover trovare modi e tempi per investire con rinnovata energia e questo non sempre trova una felice sintesi con l’accudimento, molto gratificante, di un bambino piccolo. Tuttavia ci provo, sapendo di non essere l’unica, di condividere con molti l’esperienza della rarefazione del lavoro, cogliendo le occasioni, piccole o grandi, che si mettono sulla mia strada, avendo molta cura nel riconoscerle, nutrendo un’irrazionale speranza nel futuro e nel genere umano.

Nelle relazioni professionali attuali, esclusivamente femminili, mi sento sostenuta, sperimento solidarietà e comprensione di certo oltre le mie aspettative.
Non so quanto tutto questo aiuti a trovare nuove commesse di lavoro, a potenziare quelle esistenti, a monetizzare gli investimenti avviati, senz’altro mi fa sentire meno sola e contiene l’ansia di una progressiva esclusione dal mercato del lavoro. Non basta ma aiuta.

Per il resto nutro desideri (leggere ciò che da tempo volevo senza avere mai trovato il tempo di farlo), coltivo sogni (scrivere un libro interessante quanto basta da essere letto non solo da me), progetto cambiamenti (una seconda laurea, una piccola rivoluzione cultural-politica…), tutto insieme e contemporaneamente, a tratti mi sento confusa ma a pensarci bene non è poi così male.

Questa voce è stata pubblicata in Esperienze di lavoro, Punti di vista e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...