Avvicendamenti e maternità – 1 / Pennette o Piccolini?

“Oggi le mamme capiscono la differenza tra una pasta per bambini e una pasta per adulti”. Si apre così il lancio di una recente campagna pubblicitaria che spiega alle mamme perché comprare le Pennette Plasmon piuttosto che I piccolini Barilla.

Alt! Non cliccate altrove, non avete sbagliato post. Manterrò la promessa annunciata nel titolo: parleremo di avvicendamenti e di maternità. Ne parleremo a più riprese, a ritmo di blog. Un post oggi, uno domani. Ci avvicineremo a piccoli passi all’argomento, andandoci intorno e attraverso con fare lezioso. Semineremo briciole sul percorso, per ritrovare la strada ma anche per perderla con più profitto.

In partenza non abbiamo un tozzo di pane, ma una scatola di pasta per bambini. Avviamoci nel cammino gettando la prima pennetta.
Primo indizio: “le mamme capiscono la differenza”.
Avete notato qualcosa di stridente? Oppure fila tutto liscio?
Le mamme capiscono la differenza.
Le mamme.
E i papà? Perché i papà non dovrebbero capire la differenza tra una pasta per bambini e una per adulti? Basta spiegargliela, no?

La ditta Plasmon sceglie come target le mamme, non i genitori. E le sceglie drasticamente, come potete vedere navigando sul sito aziendale. Nel menu di navigazione principale figurano nell’ordine: i prodotti, la mamma, gli esperti, la Plasmon. Se una ditta specializzata in prodotti alimentari per l’infanzia sceglie come interlocutrice la madre e non entrambi i genitori avrà fatto appropriate ricerche di mercato, come si conviene in questi casi. Avrà somministrato questionari e realizzato focus groups nei quali avrà scoperto, verosimilmente, che ad occuparsi del nutrimento dei bambini da 0 a 3 anni sono proprio le mamme. E’ andata così? Lo chiederemo direttamente alla Plasmon e vi faremo sapere in un prossimo post.
Per ora teniamo per vera l’ipotesi, e procediamo. Gettiamo un’altra pennetta. Se la Plasmon si rivolge alle mamme è perché le mamme si occupano dell’alimentazione dei figli.

Ecco, già vi vedo. Siete dei papà e vi state agitando sulla sedia brontolando le vostre rimostranze. State pensando a tutte le volte che avete lottato con quel cucchiaino in mano, inventandovi giochi per invogliare la piccola o il piccolo ad aprire la boccuccia/hangar e ricevere l’areoplano/pappa. Per poi magari ritrovarvi inondati di pastina e passato di verdure in seguito al lancio del razzo/sputo da parte del bebè riottoso. I papà di oggi non sono mica come quelli di ieri. Sanno cambiare un pannolino e dar da mangiare a un bambino di due anni.

Però, però. Alla Plasmon non interessa chi somministra la pastina, ma chi la compra. E torniamo alle mamme. In un recente convegno sulla maternità Claudia De Lillo, che tiene un blog in cui racconta la sua quotidianità di (non solo) mamma, ha osservato che l’intervento del compagno si ferma al cambio del pannolino (operazione in cui è espertissimo), ma che quando si tratta di prendere decisioni impegnative la palla torna repentinamente a lei. Notava poi in se stessa una fastidiosa acidula tendenza a sentirsi e proporsi come più competente di lui – citava appunto il momento clou della spesa! – sottolineando che questa pretesa competenza non ha alcun fondamento scientifico ma si basa su una specie di certezza interiore. La testimonianza di Claudia rispetto alla responsabilità nelle decisioni coincide bene o male con l’esperienza delle madri che conosco (donne colte, emancipate, lavoratrici). Sono loro, all’interno della coppia, a decidere se somministrare l’antibiotico o meno, se comprare le scarpe nuove o se quelle vecchie possono andare bene ancora per un po’, se è meglio la pastina Plasmon o la Barilla.

Siamo arrivate al punto panoramico di questo primo tratto di sentiero su avvicendamenti e maternità. Fermiamoci a guardare.

La Plasmon si rivolge alle mamme perché sa che, nella maggioranza statistica, sono ancora le donne le principali responsabili degli acquisti. E sa che sono anche – ancora -, le prime attrici nell’allevamento dei figli e delle figlie, con i papà sempre più presenti, ma a far da comparsata, da aiutante, da vice. E’ la madre a tenere saldo il timone dell’allevamento e ad avere la prima e l’ultima parola in una materia in cui, a torto o a ragione, si sente e si propone come più competente.

Questa pellicola di responsabilità che avvolge la coppia madre e figlio/a come un domopack resiste tenacemente ai tentativi di infiltrazione e il padre non riesce a fenderla. Non sappiamo se non riesce perché non voglia o perché non gli sia consentito … forse entrambe le cose, ma non è questa la diramazione che vogliamo prendere ora. Lasciamo una pennetta qui, al bivio, magari ci torneremo in un prossimo post dedicato al padre.

Vogliamo invece proseguire su questo sentiero della madre come timoniera, la capitana della famiglia. Vogliamo, in particolare:
definire il prezzo che comporta questa concentrazione di responsabilità in una sola figura
chi lo paga
quale ricaduta abbia nel mondo del lavoro extradomestico
quanti e quali tipi di cambiamenti e possibile prefigurare, con quali vantaggi e svantaggi.

Vogliamo avvicinarci al tema degli avvicendamenti e delle transizioni in relazione alla maternità, ma lo faremo zigzagando. Ne intravediamo le forme in lontananza. Il programma è ambizioso e la tabella di marcia impegnativa e perciò, prima di procedere, fermiamoci un poco a prendere fiato.

Eleonora Cirant

Informazioni su EC

@Ele_Cirant - giornalista pubblicista, bibliotecaria, web content editor, video-maker. Argomenti: diritto alla salute e salute riproduttiva, contrasto alla violenza di genere, studi di genere, cittadinanza attiva
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3 risposte a Avvicendamenti e maternità – 1 / Pennette o Piccolini?

  1. Giuseppe Mazza ha detto:

    Molto interessante.

    Da pubblicitario, trovo sorprendente che i marchi continuino a usare un linguaggio così paternalistico. “Le mamme capiscono…” verbalizza un abbraccio non richiesto, una pacca sulla spalla un po’ invasiva. Lascia perdere le mamme, dì la tua senza tirare in ballo gente che non conosci. E’ abbastanza tipico dei marchi italiani far fatica a trovare la giusta distanza.

    Se pensiamo che “Ci sono cose che non hanno prezzo. Per tutto il resto c’è Mastercard” non è un concept italiano, mentre invece “Allianz porta il sole nella tua vita” lo è, si vede quanto possa essere diverso il ruolo che la marca riserva per sè. Nel primo caso il rapporto con il cittadino (e consumatore) è concepito in modo realistico, mentre nel secondo abbiamo solo un’iperbole senza concretezza.

    Non è solo un fatto di sensibilità verso chi legge. Le cose che diciamo ci somigliano, e questo vale anche per le aziende italiane. La riflessione su ruolo materno e paterno parte mi pare dalla percezione di una società ingessata. Qui basta l’uso del linguaggio per interpretare il ruolo dell’azienda e il suo modo di rapportarsi.

    Tra gli obiettivi di cambiamento prefigurabili sarebbe bello poter aggiungere un ruolo attivo delle aziende, e non solo di specchio riflesso dei “responsabili d’acquisto”.

    • Eleonora Cirant ha detto:

      Giuseppe grazie per il tuo commento, che approfondisce e rilancia il tema.
      Non sarà un caso che i messaggi pubblicitari italiani siano tra i più sessisti in Europa, tanto da guadagnarsi l’attenzione degli osservatori di altri paesi.
      Ho telefonato e scritto alla Plasmon per chiedere informazioni circa i motivi della scelta comunicativa, ma a tutt’oggi non ho ancora ricevuto risposta né commenti. Insisterò, comunque!

  2. Anonimo ha detto:

    Io … che sono un papà … per vendetta … propinerò ai miei figli dei sani pizzoccheri !

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