Crisi? Puntare sulle persone per resistere e crescere

Che la situazione di imprese e famiglie, in generale dell’economia, sia più che precaria, lo abbiamo purtroppo come dato di fatto. Non sono scontati invece i motivi per i quali siamo arrivati qua, ogni economista e ogni persona ha spesso la sua visione del perchè ci troviamo in questa situazione e soprattutto non sono scontati le possibilità e i metodi che una famiglia o un’impresa hanno per “uscire dal tunnel”.

Non mi voglio cimentare con la mia personale visione delle cause della crisi, non voglio nemmeno lanciare programmi di particolari strategie innovative che come un vaccino possano preservare o far guarire la mia organizzazione o la mia piccola/grande comunità dal virus della Crisi (quella con la C maiuscola).

Vorrei sottolineare l’importanza di un fattore spesso trascurato, sovente solo citato come indispensabile, poche volte preso come fattore strategico fondamentale per sopportare momenti anche di grave difficoltà e ipotizzare sentieri di sviluppo per uscirne: le persone della mia organizzazione.

Non è mia intenzione scrivere un pezzo modello “libro in vendita all’autogrill” sul team, la comunicazione persuasiva, il camminare sui carboni ardenti… magari tutte cose utili, ma non necessarie al mio intento. Voglio sottolineare fortemente che uno dei fattori dal quale partire per organizzare o riorganizzare la mia impresa e avere un fattore strategico fondamentale sono le persone dalle quali è composta la mia organizzazione.

Credo che prima di concentrarsi sulla finanza, la tecnologia, il cliente, il prodotto, l’organizzazione devo avere chiaro con chi voglio o sto compiendo questo viaggio imprenditoriale o semplicemente collaborativo. Il capitale umano, detto in modo un po’ freddo e aziendalista è un’arma vincente. Questo è il punto di partenza.

Un secondo passo è poi quello di individuare e sviluppare il proprio profilo culturale, il proprio carattere distintivo, saperlo condividere e comunicare all’interno dell’organizzazione. I collaboratori a tutti i livelli vanno ascoltati in modo serio e trasparente. Fattori fondamentali saranno il merito riconosciuto, la condivisione delle strategie e degli obiettivi e il confronto sulle criticità che emergono e su come si stia lavorando per risolverle.

Il focus deve essere posto sugli obiettivi, sulle risorse messe in gioco e sugli impegni dei vari livelli e della struttura nel suo complesso. Solo così le persone dell’organizzazione si sentiranno e si muoveranno a loro agio, sapranno dove porre maggiore attenzione, si sentiranno realmente sulla stessa barca, non ci saranno incomprensioni o invidie che allontaneranno tutti dalla mission aziendale e soprattutto si saprà come affrontare meglio i periodi difficili. Proprio come in questi anni.

L’ambiente di lavoro diventa elemento chiave, addirittura fonte di vantaggio competitivo, aspetto da tenere in considerazione anche in chiave di innovazione. Questo è il terzo passo ed è responsabilità non solo dei manager ma di tutti i livelli e vale per tutte le imprese o le organizzazioni, non solo quelle più grandi. Chi ha compiti di governo dovrà curare che la comunicazione sia chiara e fluida, che ci sia riconoscimento e apprezzamento. E’ importante prendersi il tempo necessario per interessarsi con competenza e apertura ai collaboratori che devono sperimentare un alto livello di fiducia e di coinvolgimento ogni giorno, indipendentemente dal ruolo che ricoprono. L’ideale sarebbe aver chiaro l’obiettivo da raggiungere, saperlo comunicare e lasciare al collaboratore la responsabilità e la flessibilità per raggiungerlo.

Probabilmente una delle necessità che i collaboratori di un’organizzazione sentono maggiormente è il trovare un equilibrio tra il proprio “io-lavorativo” e il proprio “io-privato. Sempre di più, anche senza essere un top manager o un libero professionista, la mia vita entra nel mio lavoro e il mio lavoro entra nella mia vita. Nell’organizzazione dove presto la mia attività devo riuscire a dare un significato al mio lavoro e devo saper trovare risposte alle mie esigenze di stima, soddisfazione personale e sapere che mi rimangono tempo e risorse per mia vita privata. Questa attenzione e questo orientamento di equilibrio lavoro/famiglia/vita privata sono fondamentali in periodi di difficoltà in una o in entrambi gli aspetti della mia esistenza (lavoro/privato).

Abbiamo visto che tanti sono gli aspetti e i temi che sono connessi al tema delle persone in un’organizzazione. Sapersi far contaminare da idee e approcci diversi è un fattore di grande innovazione e creatività per saper individuare opportunità di crescita e sviluppo. Sotto questo aspetto di moderna o meglio diversa gestione del business hanno un ruolo anche le Università e centri di ricerca nel formare e sostenere un approccio sempre più orientato alla persona dentro e fuori (stakeholders) l’azienda.

Vorrei concludere con una specie di mini spot. Credo che una buona ricetta per una buona gestione aziendale o organizzativa possa essere: fiducia nel management, orgoglio per il lavoro, buoni rapporti con i colleghi. Semplice? Se la risposta è si, meglio.

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Informazioni su Giancarlo Ottaviani

Mi sono laureato in Economia presso l'Università Cattolica di Milano. Lavoro come consulente per gli investimenti presso la Banca di Credito Cooperativo di Carugate e Inzago. Mi interessano molto gli studi economici, in particolare lo sviluppo sostenibile in tutte le sue varie dimensioni. Adoro viaggiare, leggere, vedere serie TV.
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