La conoscenza come cervello collettivo

Il post nasce come spunto di riflessione in seguito ai contenuti emersi nel convegno sul Knowledge Management, tenutosi il 13 ottobre nell’Università degli Studi di Milano Bicocca.

Cercherò di spiegare brevemente cosa è emerso da questa giornata rispetto alla visione che le organizzazioni hanno della comunicazione.

Cos’è il knowledge management?

È una disciplina che mira ad aumentare la competitività delle aziende e la professionalità delle persone che ne fanno parte, migliorando la gestione della comunicazione e della conoscenza. Quest’ultima non riguarda soltanto informazioni, documenti e beni digitali ma anche emozioni, relazioni, valori e competenze delle persone che sono parte dell’organizzazione.

La conoscenza come “cervello collettivo”.

Oggi la conoscenza è costituita dal sapere comune e Wikipedia rappresenta il classico esempio. Internet ha determinato il passaggio da un modello di comunicazione “me – you” ad un modello “me – we”. Di conseguenza, anche le organizzazioni hanno iniziato a usare il web per comunicare sia all’esterno che all’interno. Questo tipo di comunicazione, tuttavia, sembra caotica: internet infatti appare uno spazio ingestibile e difficilmente governabile, dove le informazioni circolano liberamente e spesso senza controllo. Ecco perché la “web reputation” è uno dei punti di forte interesse per le aziende. Ad esempio, quando dobbiamo comprare qualcosa o ci troviamo a dover scegliere tra più marche, digitiamo su Google ciò che ci interessa e andiamo a guardare i commenti delle altre persone. Il cliente, quindi, ha la massima libertà di parola, mentre alle aziende si impone la necessità di essere il più trasparenti e sincere possibile.

Ma internet, se usato correttamente, costituisce un grande punto di forza per le organizzazioni: il web ha infatti una straordinaria capacità di coinvolgere un pubblico vario e vasto. La possibilità di poter “entrare” nell’organizzazione permette ai clienti di acquisire maggior conoscenza e fiducia nei suoi confronti e nel contempo offre all’azienda la possibilità di sondare le effettive necessità della clientela per migliorare l’offerta dei servizi.

L’uso dei social network nelle aziende: vantaggio o svantaggio?

La competitività di un’azienda è direttamente proporzionale alla velocità con cui circolano le informazioni. E il social network è, al momento, lo strumento più rapido per far circolare le notizie.

Si parla spesso di “rischio di perdita di informazioni sensibili” come del maggior svantaggio associato all’utilizzo di questo nuovo strumento tecnologico. Durante il convegno sono emerse, a tal proposito, due visioni molto differenti: alcune aziende hanno scelto di lasciare piena libertà ai dipendenti non oscurando nessun sito (nemmeno facebook), altre invece hanno fatto la scelta opposta. Nel primo caso, non si associa la perdita di informazioni aziendali sensibili ai social network (questo, non significa che manchino regole ben precise per prevenire la fuga di informazioni importanti). D’altra parte i social network, interni ed esterni, consentono una maggiore velocità nello scambio delle informazioni (ancor più delle email), sono facili da usare e permettono di ricevere feedback immediati dai clienti. Esistono inoltre social network interni, creati ad hoc per far circolare, per condividere informazioni e documenti nell’intera organizzazione. La raccolta di informazioni interne ci porta nell’ottica del cloud, uno strumento che diventerà presto il mezzo di archiviazione digitale privilegiato. Il cloud (in italiano “nuvola”) consiste in un gigantesco archivio digitale che permette di salvare qualsiasi tipo di file (immagini, documenti, musica, ecc) nel web, in modo che tutti vi possano accedere da qualunque postazione internet (pc, cellulare, ipad).

Nell’ottica del cervello collettivo i social network sono ora il mezzo privilegiato per lo scambio di informazioni e uno strumento che può essere utilizzato a vantaggio delle organizzazioni.

Qualche domanda per voi..

Come viene gestita la comunicazione nelle organizzazioni o società per cui lavorate? Vi ritrovate con il modello di comunicazione presentato nel convegno?

Informazioni su Mariachiara Parisi

Mariachiara Parisi, 23 anni. Laureata a Bari in Scienze e Tecniche psicologiche con indirizzo Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni. Frequenta il secondo anno della laurea magistrale in Psicologia dei processi Sociali, Decisionali e dei Comportamenti Economici presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca.
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Una risposta a La conoscenza come cervello collettivo

  1. Laura Papetti ha detto:

    Appunti di Lavoro è un esempio di cervello collettivo…spero un buon esempio!

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