Catalogazione e integrazione


Dove la notizia di un avvicendamento, per questioni di graduatoria, di una professoressa di inglese costituisce l’occasione per una riflessione e una categorizzazione del “Professore”, secondo il punto di vista dell’integrazione degli studenti diversamente abili.

Per il settimo anno consecutivo ho l’onore di essere l’educatore ad personam (educatore comunale che dir si voglia) di un ragazzo diversamente abile, tetraparetico spastico per una cerebrolesione severa.

In questi anni, di insegnanti e di professori, curriculari e di sostegno, ne abbiamo visti passare tanti…

Giusto l’altro giorno la supplente di inglese (siamo in una terza media) ci annunciava il termine del suo incarico, a favore di un altro supplente, “messo meglio in graduatoria”.
Mi dispiace, la collega è brava, ed è triste che la considerazione di professionalità sia l’ultima ad essere presa in considerazione.
Mi interrogo, inoltre, sulla persona che arriverà: che professore sarà? Che cosa porterà in questa classe? Ne sono interessato soprattutto in un’ottica di integrazione: la personalità del docente è, infatti, un fattore estremamente rilevante nella riuscita di tale delicato processo.
Negli anni ho rilevato, e condiviso con i colleghi, alcuni profili “personologici” di insegnanti e professori. A ognuno di essi, a mio modo di vedere, corrisponde una determinata politica di integrazione.

L’insegnante-Professor Gazzettino Padano
E’ l’insegnante che sa tutto di tutti e, naturalmente, non vede perché non render partecipi i discenti di tale sapere.
Egli racconta aneddoti tratti dalla propria vita famigliare, dalla storia antica e recente del proprio paese e quartiere, con collegamenti creativi e originali a partire da qualsivoglia argomento del programma ministeriale.
L’insegnante Gazzettino Padano condisce i propri racconti con considerazioni, sempre estremamente vaghe ma, proprio per questo, rassicuranti, di ordine politico, morale, estetico.
Gli studenti imparano presto a trarre vantaggio dalla presenza in classe dell’insegnante Gazzettino Padano e non esitano a stimolarlo e pungolarlo su argomenti di attualità locale, notizie dal mondo, meteorologia…
Di solito l’insegnante-Professor Gazzettino Padano non è proprio di primo pelo ma, di recente, mi è capitato di individuarne una variante più giovane e avvezza a strumenti di divulgazione informativa più innovativi: l’insegnante-Professor Social Network.

Ricaduta del tipo sulla persona diversamente abile, politiche di integrazione
L’insegnante-Professor Gazzettino Padano s’intrattiene spesso e volentieri, durante l’ora di lezione e oltre, con la persona diversamente abile, soprattutto se impossibilitata a parlare e, quindi, a protestare per la prolusione di notizie non desiderate cui è sottoposto.
Presto il ragazzo in questione impara ad inquadrare la tipologia di professore e, non appena questi si avvicina, stacca la spina del collegamento orecchio-cervello, perdendosi in più liete fantasie personali.

L’insegnante-professoressa Medjugorje
Questa tipologia di docente è fatalmente colpita dalla sventura che caratterizza il nostro ragazzo diversamente abile.
Ogni volta che i suoi occhi incrociano il banco del nostro, sale spontanea un’esclamazione: “Poverino!” (da pronunciarsi a mezza voce e con tono dimesso).
L’insegnante-professoressa Medjugorje (ne esisteranno anche di maschili, non lo metto in dubbio, ma a me è capitato di imbattermi solo in esemplari femminili) è profondamente convinta di dover risarcire a suon di voti regalati l’incontestabile sfortuna del ragazzo con disabilità. Conferisce a tale missione un carattere sacro.
A volte mi è capitato di veder sancire l’attribuzione di buon un voto in un compito in classe con un fugace, ma palese, segno della croce.
Bisogna dire che i benefici prolusi dall’insegnante-professoressa Medjugorje ricadono anche sugli altri studenti che hanno buon gioco nel giustificare lo scarso rendimento, i compiti non fatti o la lezione stentata con scuse quali:
“E’ tutta la settimana che vado a catechismo fino a tarda sera e poi sono troppo stanco per studiare…”.
“Mi scusi prof., ma sono dovuto andare in Abruzzo alla veglia funebre della zia del mio allenatore…”.

Ricaduta del tipo sulla persona diversamente abile, politiche di integrazione
Con questa tipologia di docente, il nostro è chiaramente stimolato a dare il peggio di se’.
Dopo un iniziale (breve) periodo di disagio, egli inizierà a deliziare il docente con spettacoli degni del premio Oscar.
Il “mio” ragazzo, per esempio, è solito irrigidirsi come la sbarra di un passaggio a livello, strabuzzare gli occhi e trattenere il respiro fino ad arrossire come un semaforo.
Uscita l’insegnante, non manco di manifestare lui tutta la mia contrarietà per tale comportamento: non si prende in giro così una “Professoressa”.

L’insegnante-Professor Talpa
La similitudine con il mammifero sotterraneo non nasce dalla miopia congenita del docente.
L’impossibilità di vedere deriva, invece, all’insegnante dal tenere norme e regolamenti appiccicati agli occhi.
Il professor Talpa è razionale, logico, impeccabile nei sillogismi:

  • Il compito ministeriale prevede risposte aperte. Tu hai bisogno di trasformarle in risposte chiuse. Significa che dobbiamo modificare le prove. Ergo: nonostante tu abbia una soddisfacente padronanza dei contenuti, non possiamo darti il diploma, ma solo un semplice attestato di frequenza (come prescrive la Legge)
  • Insegno educazione fisica. L’educazione fisica è la scienza del movimento. Tu sei in sedia a rotelle.  Ergo: non puoi partecipare alle lezioni di educazione fisica (come prescrive la Legge.)
  • Il PEI (Piano Educativo Individualizzato) è approvato dal Consiglio di Istituto. Il PEI non è modificabile. Il PEI prevede una voce di “espressione orale ….”. Tu non puoi parlare. Il PEI non è applicabile. Ergo: non sei disabile (no, va bè, questa l’ho forzata io, ma giuro che una discussione simile l’ho dovuta intavolare con un insegnante di sostegno!).

I benefici che gli studenti traggono dall’insegnante-Professor Talpa sono inerenti, più che all’area curriculare, alla competenza trasversale che deriva dalla conoscenza delle norme.
Si tratta di una conoscenza importante che, negli anni, gli studenti cercheranno di utilizzare il più possibile a proprio vantaggio (“Prof. non può andare avanti con il programma, manca più della metà della classe, è contro la legge”) anche con sottigliezze linguistiche finalizzate a confondere il malcapitato docente (“Prof. ma è interrogazione scritta o compito in classe? Perché se è compito in classe non può essere somministrato senza preavviso. E’ la legge!”).

Ricaduta del tipo sulla persona diversamente abile, politiche di integrazione
L’insegnante-Professor Talpa è di gran lunga il più dannoso per l’integrazione del ragazzo diversamente abile.
Egli manca completamente dell’unico ingrediente davvero indispensabile perché si attui nella scuola una buona politica di integrazione: il buon senso.

L’insegnante-Professor Bolt
Come il noto velocista caraibico, pluriprimatista mondiale, l’Insegnante-Professor Bolt è impegnato in una corsa contro il tempo.
Il cronometro, impietoso, è costituito dal programma ministeriale.
Tale insegnante, già il primo giorno di scuola, sostiene preoccupato di essere “in ritardo con il programma”.
Nel corso dell’anno tale preoccupazione si trasforma in un’ansia sempre meno contenibile, e il professore è presto preso da una coazione compulsiva alla spiegazione di nuovi argomenti.
Le occasioni di confronto con i colleghi di altre classi non fanno che acuire il malessere dell’insegnante: “Sono tutti più avanti di me”, è convinto.
Persino la vita personale del povero professore ne è irrimediabilmente inficiata: “Sono uscita a cena con degli amici, e pensate che il figlio di XXYY mi diceva che, nella loro classe, stanno già facendo la seconda guerra mondiale!”.
Gli alunni provano, prima timidamente e poi più decisamente, a protestare: non seguono il ritmo e non capiscono buona parte delle spiegazioni.
Ma ben presto sono obbligati a rassegnarsi.
Qualcuno segue fino a gennaio, febbraio, ma poi si adegua al clima generale e imita i suoi compagni applicandosi nelle belle arti (di solito sul diario, ma anche sui banchi o, con la tecnica dell’affresco, sui muri), oppure facendo i compiti delle altre materie o, ancora, allargando gli orizzonti della propria istruzione leggendo riviste di sport estremi o Manga.
Finalmente, l’ultimo giorno di scuola, l’insegnante spiega l’argomento conclusivo ed esclama, accasciandosi esausto ma soddisfatto sulla sedia <<Ragazzi, anche quest’anno siamo riusciti a finire il programma!>>.
A quel punto gli allievi partono con un applauso spontaneo e prolungato, alcuni si alzano a vanno a stringere la mano al Professore, qualcuno si spinge fino a chiedergli un autografo.

Ricaduta del tipo sulla persona diversamente abile, politiche di integrazione
Dal punto di vista dell’integrazione, l’Insegnante-Professor Bolt è il più democratico: non considera minimamente la persona diversamente abile, la sua velocità di apprendimento e i suoi eventuali dubbi, esattamente come non considera minimamente quelli di nessun altro allievo.

Tornado seri, in realtà, l’esperienza scolastica almeno del “mio ragazzo” è sicuramente positiva.
Lo è grazie ad alcuni professori preparati e responsabili (curriculari e di sostegno) che, nonostante la scuola, riescono a vivere con passione il loro lavoro.
Con loro, che hanno saputo cogliere l’opportunità educativa e didattica rappresentata dall’avere in classe uno studente “grave”, abbiamo potuto realizzare piccole sperimentazione di Progettazione Universale (di cui parlerò in un prossimo Post): esperienze che, superando la logica di una programmazione speciale, si sono rivelate valide occasioni di apprendimento per tutta la classe.

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Esperienze di lavoro, scuola e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...