Sproporzioni

«Le modalità di attuazione del tentativo di suicidio del giorno 30 dicembre 2011 sembrano riferibili, ad una prima osservazione superficiale, ad un gesto autolesivo dimostrativo, ma al contrario rappresenta un importante campanello di allarme per il rischio futuro di attuazione di gesti autolesivi ben più gravi secondo una progettualità di morte»

Sono le parole usate dall’avvocato di Lele Mora, dopo che il GIP ha negato i domiciliari al suo assistito. Le ho lette al volo, su google news, attirato dalle scie di pensieri che ho avuto nei giorni scorsi. Dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane si sono già suicidati 2 detenuti ed i giornali/telegiornali diffondono la notizia dell’’agente di vip’ che si suicida con due cerotti messi sul naso e sulla bocca.

Penso alla sproporzione. Alla durezza di vite non illuminate, non rimbalzate continuamente nel sistema comunicativo e quindi non ingrossate dai continui riconoscimenti. Sarà che il suicidio per soffocamento fa parte della mia storia. Sarà che quando leggo ‘progettualità di morte’ mentre sono qui a lavorare ad una ‘progettualità educativa’ sento come metallo che sfrega su metallo. Vedo il mio volto riflesso dallo schermo e la testa che si scuote.

E poi i pensieri si fermano su come possano coesistere, nel linguaggio, parole che pesano, per tutta la realtà che sorreggono e trasportano, ed altre parole che invece avanzano petto in fuori, agghindate come il maestro di una banda di paese o un generale o un re, ma tali che, se tiri loro addosso una ghianda, le senti risuonare vuote. E fin qui tutto bene. E’ la solita contrapposizione. Ma quando si tratta delle stesse parole? Cosa mi dice quella progettualità di morte? La prendo così al volo e poi la lascio cadere, come uno dei tanti pezzetti raccolti nel sovraffollamento comunicativo, oppure la prendo sul serio, la accolgo nel mio vocabolario affettivo, le faccio conoscere altre parole, vedo come ci si trova…?

E mi sorprendo anche a pensare se un uso enfatico, inopportuno e fanfarone, come quello dell’avvocato, non produca segatura, fanghiglia, muffette, grasso….che poi vanno a depositarsi sulle parole e così, quando mi trovo ad usarle, sono tutte sporche, difficili da maneggiare, improponibili. Lele Mora non scherza. Lele Mora ha una progettualità. Attenzione. E’ in gioco la sua vita. Ci sta pensando seriamente. Sta predisponendo tutto. Sta pensando al momento migliore, a cosa gli potrà servire, al luogo adatto, alle circostanze opportune. Il primo tentativo era soltanto un lapsus, che, opportunamente raccolto, ci delinea i primi tratti di una progettualità.

Esagero anche io. Gioco, rabbrividendo, sull’ambiguità delle parole. Le maneggio con cura e con spavalderia –camuffando la paura. Ed occhio: le parole non sono dell’avvocato, ma del Consulente di parte. Vi dice niente?

Vittorio Ondedei

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2 risposte a Sproporzioni

  1. mainograz ha detto:

    Non so molto di queste cose, non ci ho mai pensato.
    Lele Mora è uno scioglilingua, un gusto particolare di un sorbetto nella gelateria vicino a casa mia, uno che si veste di bianco fuori luogo…
    E invece no.
    Lele Mora, qualsiasi cosa abbia organizzato, è una persona che sta male.
    In carcere si sta male.
    Poi c’è la questione della spropozione.
    Quella che riesco a cogliere al volo è tra suicidio e tentato suicidio.
    Inoltre, oltre a un che di ridicolo (di sproporzionato in sé), pensare di suicidarsi con due cerotti, uno sul naso e uno sulla bocca, qualcosa vorrà pur dire…

  2. Alberto Ponza ha detto:

    Le sproporzioni sono all’ordine del giorno: un tg nazionale inserisce tra i titoli la notizia del rinvio di alcune partitre di calcio causa neve…
    Lo stesso tg si collega in diretta con una passeggera di un treno in panne che racconta a milioni di telespettatori che sul treno c’è un bimbo che piange…
    Non resta che cambiare canale…anzi…forse è meglio interrogarsi per quale motivo possieda ancora un televisore! ;-)

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