(Non) Lavorare in tempi di crisi: nascita di un progetto imprenditoriale

Mettersi in gioco, investire, sviluppare, promuovere, rischiare, cooperare: sono alcune delle parole che associo all’intenzione di avviare un gruppo di Auto Mutuo Aiuto per persone che vivono o hanno vissuto disagio in ambito lavorativo.

Sono alla ricerca di visibilità: far conoscere il progetto a potenziali fruitori ma soprattutto cercare persone interessate a collaborare.

Alla base l’idea che “insieme” sia meglio che “da soli”: certo, subentrano altre dinamiche, la realtà è più complessa, ma allo stesso tempo più ricca. Contatti, scambi, confronti: sono le tre parole chiave legate ad “Appunti di lavoro”; quantomeno con questo post non dovrei essere fuori tema…

Cos’è un gruppo di Auto Mutuo Aiuto

È un gruppo di persone che, su base volontaria, vogliono condividere le proprie esperienze e sostenersi reciprocamente.

Non ci sono finalità terapeutiche, l’obiettivo è quello di supportare coloro che attraversano o hanno attraversato un momento di difficoltà in ambito lavorativo, aumentando la padronanza e il controllo sui problemi.

Le risposte, gli spunti, i suggerimenti offerti dai membri del gruppo sviluppano autoconsapevolezza e rinforzano nella persona le proprie competenze.

A chi si rivolge

Gli incontri sono pensati per persone che attraversano o hanno attraversato momenti di disagio in ambito lavorativo: persone che hanno perso il lavoro, persone che sono in cassa integrazione, persone che vivono situazioni particolarmente conflittuali sul posto di lavoro.

Per accedervi è necessario fissare un colloquio preliminare con il conduttore, il sottoscritto in questo caso, in cui si valuta l’adeguatezza del gruppo in relazione ai bisogni portati dalla persona. Non sono previsti costi a carico dei partecipanti.

Perché parteciparvi

La sfera psicologica in alcuni casi viene trascurata, ritenuta poco utile o di difficile accesso, sebbene sia di primaria importanza per agire sulla motivazione e stimolare il cambiamento, alleviando il disagio di chi soffre.

La partecipazione consente di focalizzare l’attenzione sui problemi personali e di affrontare criticità che a prima vista possono sembrare insormontabili.

All’interno del gruppo si può trovare aiuto, supporto emotivo, confronto e condivisone: uno degli obiettivi è aumentare la propria consapevolezza riguardo alle emozioni che ci attraversano.

Per avere ulteriori informazioni

E’ possibile contattarmi telefonicamente o via mail:

  • 388 6072790
  • albponza@gmail.com
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Informazioni su Alberto Ponza

Lavoro in due cooperative sociali: presso la Cooperativa Luciano Donghi di Lissone coordino un servizio di “Residenzialità leggera” per persone con diagnosi psichiatrica, ad Arcore per La Piramide Servizi mi occupo di progettazione, sviluppo, supporto gestionale. A questo affianco attività di counseling e supporto psicologico oltre alla ricerca e consulenza nell’area della psicologia delle organizzazioni, del lavoro e della salute. Vivo in provincia di Monza e Brianza Telefono: 388 6072790 Mail: psicologodibase@gmail.com
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5 risposte a (Non) Lavorare in tempi di crisi: nascita di un progetto imprenditoriale

  1. Pingback: Crisi: come farvi fronte? #psicosociologia | Mainograz

  2. Eleonora Cirant ha detto:

    Molto interessante. Dove si tiene il gruppo?

    • Alberto Ponza ha detto:

      Al momento la sede non è ancora definita…sono alla ricerca di sinergie. Nel rispondere ad un bisogno che percepisco metto a disposizione le mie competenze, cercando un luogo fisico ma soprattutto l’interesse da parte di un’organizzazione (penso al sindacato, ma non solo…) che possa fungere da catalizzatore.

  3. mainograz ha detto:

    Ho rilanciato la proposta in Facebook, Twitter e Linkedin.
    La costituzione di un gruppo di aiuto reciproco mi fa pensare a come la qualificazione “auto-mutuo-aiuto” costituisca un elemento non secondario della proposta.
    Spesso si propongono gruppi di lavoro volti a far fronte a situazioni critiche: gruppi fra persone e fra imprese.
    Ma le criticità rimangono sullo sfondo, pudicamente quasi solo accennate.
    Mentre l’accento cade sull’azione, sull’impegno, sul traguardo.
    In questo caso invece, proprio l’uso dell’espressione “auto-mutuo-aiuto” mi sembra costituire un ancoraggio di senso fondativo: è a partire dal riconoscimento di una difficoltà soggettiva e dall’ipotesi che possa essere d’aiuto confronto e sostegno reciproco che parte la possibilità di una qualche (non già definita) azione comune.
    Mi chiedo se un progetto per imprese (sociali o meno) di auto-muto-aiuto per sviluppare innovazione non possa avere più successo rispetto ad un più vago gruppo di lavoro per l’innovazione imprenditoriale…

  4. michele bonelli ha detto:

    bella idea, ti scrivo in pvt.

    michele

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