Non gettare quella lattina

Breve riflessione sull’educazione civica e ambientale, sintetizzabile nell’espressione: paese che vai, usanza che trovi.

Londra , Inghilterra

Passeggiavo per il quartiere di Hammersmith quando la mia attenzione è stata improvvisamente catturata da un cartello appeso ad un palo.

“Ecco come si deve fare!”, ho pensato in un primo momento. Il cartello, vedi immagine in apertura, comunica in modo perentorio che se si viene sorpresi nel gettare rifiuti a terra si rischia una sanzione pecuniaria di 80 £ (ad oggi circa 96 €).

Il simbolo del divieto che copre l’immagine della persona che butta per terra una lattina non lascia scampo: questo getto è inaccettabile, è vietato e punito. È indicato anche un numero di telefono per segnalare eventuali trasgressori ed è riportato lo slogan della campagna: “Zero tolerance”.

Torino, Italia

Qualche settimana dopo mi ritrovo sotto i portici di Torino, il freddo pungente mi fa camminare a testa bassa; lo sguardo è attirato da una scritta sul pavimento (vedi immagine a fianco).

“Anche così potrebbe funzionare, perché no!”. Non ci sono divieti, non ci sono sanzioni, ci si affida all’ironia. “Humor inglese in terra sabauda ?”, viene spontaneo chiedersi.

Il messaggio è un monito a non commettere “delitti ambientali” e al tempo stesso un invito ad “eliminare le prove”, una richiesta di partecipazione attiva.

Varedo, Italia

Esco a fare un giro per Varedo e avendo in mente di scrivere questo post mi sono concentrato sugli arredi urbani (si, lo so, c’è altro da guardare al mondo…).

Ho notato solo cestini, cosa che a prima vista può sembrare banale ma che ha un suo significato.

Insomma, pare che l’Amministrazione abbia raggiunto l’obiettivo: i cestini ci sono e guardandosi attorno non si vedono cartacce, quindi ne deduco che i cittadini siano educati e sappiano come utilizzarli (è solo un’ipotesi ovviamente).

In medio stat virtus

Quale modello educativo, in quest’ambito ma soprattutto ad un livello più generale, è più funzionale? Probabilmente, azzardo, un qualcosa che si collochi nel mezzo.

L’approccio utilizzato nel mondo anglosassone rischia di essere funzionante solo in presenza di una sanzione: “non butto la carta per terra perché altrimenti mi danno la multa”. In sua assenza, quando vengono meno i paletti, possono presentarsi fenomeni di devianza di una certa portata (ad esempio il comportamento degli hooligan al di fuori dalla Gran Bretagna).

In Italia la sensazione di poterla fare franca senza sanzione alcuna, rischia di creare problemi di difficile gestione (tra tutti l’evasione fiscale). Mi sembra di intuire però che nel nostro Paese l’obiettivo sia far capire l’importanza di un gesto al di là della sanzione (pecuniaria) a cui si è sottoposti. Il nostro approccio è vincente per certi aspetti, dal momento in cui la persona ha interiorizzato il perché di alcune regole dovrebbe rispettarle anche in assenza di una sanzione; un cambiamento duraturo insomma.

Non sempre funziona…

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Informazioni su Alberto Ponza

Lavoro in due cooperative sociali: presso la Cooperativa Luciano Donghi di Lissone coordino un servizio di “Residenzialità leggera” per persone con diagnosi psichiatrica, ad Arcore per La Piramide Servizi mi occupo di progettazione, sviluppo, supporto gestionale. A questo affianco attività di counseling e supporto psicologico oltre alla ricerca e consulenza nell’area della psicologia delle organizzazioni, del lavoro e della salute. Vivo in provincia di Monza e Brianza Telefono: 388 6072790 Mail: psicologodibase@gmail.com
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8 risposte a Non gettare quella lattina

  1. Giovanni Frigo ha detto:

    La questione centrale è quella dell’ampia diffusione di una profonda consapevolezza ecologica che riassumo in questo semplice ragionamento: l’ecologia mostra in modo chiaro che l’uomo è soltanto una parte dell’ecosistema in cui si trova a vivere: in questa prospettiva l’uomo è soltanto una parte di un sistema complesso di relazioni con i vari componenti organici ed inorganici dell’ecosistema-natura. Da ciò deriva che il dominio dell’uomo sulla natura (di cui l’inquinamento è soltanto una delle conseguenze più tristi ed evidenti) si traduce inevitabilmente nel dominio dell’uomo su se stesso. Ora, o interiorizziamo questa realtà e agiamo collettivamente di conseguenza oppure assisteremo complici alla nostra deliberata autodistruzione. Dopo questa premessa e per commentare più nello specifico la questione sollevata da Alberto in riferimento al contesto italiano, credo che un giusto mix di “atteggiamento poliziesco” e di lenta maturazione educativa sia la strada più ragionevole da percorrere. Con “atteggiamento poliziesco” non mi riferisco però soltanto all’aspetto sanzionatorio (che appare poco efficace da numerosi punti di vista) bensì piuttosto ad una sorta di condanna civile e di concreto sollevamento morale dei cittadini che li porti coraggiosamente ad agire per correggere tali atti, non per moralismo ma (si, addirittura!) per consapevole necessità di sopravvivenza. Ma più essenziale ancora credo debba essere un impegno educativo diffuso, a tutte le età, per il recupero o l’instaurarsi di una consapevolezza ecologica profonda della nostra vitale coappartenenza con l’ambiente. A questo punto confesso un certo scetticismo riguardo alla brevità dei tempi di realizzazione di un programma di tale portata, ma spero nondimeno in una rapida svolta: in generale si tratta di un necessario rientro dell’eco-nomia nell’eco-logia, lo ripeto, il più velocemente possibile. Perché il tempo stringe.

    • mainograz ha detto:

      Le riflessioni di Giovanni Frigo mi hanno fatto pensare alle motivazioni inconsapevoli che fanno sì che le persone gettino i rifiuti per terrà, nel posto stesso in cui li producono: bevo e getto la lattina, scarto un pacchetto di sigarette e getto la carta per terra, porto il cane a fare i bisogni e non mi curo di raccoglierli (e non mi curo neppure di dove lì fa i bisogni)… A fronte di una varietà di comportamenti disattenti verso l’ambiente naturale e sociale, possiamo affermare che motivazioni siano sempre le stesse?

    • annaomodei ha detto:

      Ciao Giovanni,
      grazie per il tuo contributo, che potrebbe di per sé essere un post :-)
      Rinnovo l’invito ad essere ospite della rubrica Punti di Vista.
      Un caro saluto
      Anna

  2. mainograz ha detto:

    Rilanciate su Facebook, Linkedin e Twitter.
    Vediamo l’effetto che fa il ragionamento proposto da Alberto: divieti vs. ironia vs. facilitazioni…

  3. Filippo Luly ha detto:

    a Sapri, mio paese nativo…
    NON ci sono DIVIETI, NON ci sono MONITI, NON ci sono CESTINI (pochissimi)… quindi il MESSAGGIO subliminale è: ” FATE COME VI PARE”!!!… eppure basterebbe guardarsi intorno.

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