Habemus Papam?

Per comprendere come gli avvicendamenti vengano tematizzati e gestiti, nel laboratorio di ricerca in atto, abbiamo ritenuto opportuno osservare il fenomeno in diverse tipologie organizzative comprendendo anche l’ambito religioso. Nel contributo “Come trattare il delicato tema degli avvicendamenti” abbiamo già visto come un Istituto Religioso istituzionalizzi la modalità di passaggio del gruppo di donne ai vertici.
Quali spunti si possono trarre guardando all’avvicendamento apicale di un’organizzazione così complessa qual è la Chiesa? E ai livelli intermedi non osserviamo forse un avvicendarsi di parroci e curati?
Lasciando il tema degli avvicendamenti intermedi per un’altra occasione di approfondimento, vorrei qui riflettere in particolare su una delle successioni alla quale tutti noi, credenti e non (in modo più o meno coinvolto), siamo stati recentemente spettatori. D’altro canto anche il detto popolare ci suggerisce che: alla morte di un papa, se ne fa un altro. O no?

Propongo alcune considerazioni sull’avvicendamento papale.

  1. La Chiesa si è costruita nei secoli quello che noi chiameremmo un libretto di istruzioni per eleggere il capo dell’organizzazione: gli avvicendamenti ai vertici sono istituzionalizzati e fortemente normati. Esistono regole che stabiliscono le condizioni per eleggere ed essere eletti, ad esempio essere cardinale e avere meno di 80 anni. Nulla viene lasciato al caso…È presente un cerimoniale da seguire e ciascuna fase dell’avvicendamento, sintetizzabile nella scomparsa del predecessore, nell’elezione e investitura del successore e nell’annuncio ai fedeli, avviene in luoghi e con tempi prestabiliti.
  2. Considerando che la successione ai vertici della chiesa è pensata, preparata e realizzata nei minimi dettagli gli spettatori sanno esattamente cosa accadrà e in che modo: l’attenzione dell’opinione pubblica, dei fedeli e dei media si rivolge invece al tema della continuità. In occasione dell’ultimo conclave, oltre alle fotografie sui giornali dei candidati all’elezione pontificia con rispettive quotazioni, ricordo i discorsi delle persone che evocavano un papa nero, come simbolo di discontinuità rispetto alla gestione organizzativa precedente.
  3. In molte testimonianze, nei processi di avvicendamento si percepisce, in modo più o meno netto, una dimensione di attesa da parte dell’organizzazione rispetto al passaggio di consegne, all’ingresso di un nuovo gruppo dirigente o alla sua uscita di scena. Considerando la complessità e le dimensioni della Chiesa come organizzazione anche l’avvicendamento papale, per sua natura un evento ‘storico’, è seguito da milioni di persone che si presentano nella medesima piazza a vegliare l’uscita del predecessore e ad accogliere il successore.

Nelle interviste raccolte durante il percorso di ricerca s’incontrano avvicendamenti inespressi per la mancata volontà di lasciare la guida di un’organizzazione. Nel film Habemus Papam, Nanni Moretti, immagina, invece, la difficoltà a subentrare del Cardinale Melville, eletto inaspettatamente al soglio pontificio.

Il film, mettendo in risalto la fragilità dei cardinali, costituisce un’occasione per riflettere sul ruolo giocato delle emozioni nell’influenzare e determinare tali processi organizzativi, solo apparentemente asettici: la vita delle organizzazioni, infatti, anche di quelle religiose, s’intreccia con le vite dei singoli e dei gruppi che ne sono parte.

Quali le emozioni centrali del processo di avvicendamento fallito?
Il protagonista è disorientato, dubbioso e alla fine disperato per la sua elezione e nel corso del film fuggirà per intraprendere un percorso e ritrovare sé stesso; non riconoscendosi le qualità di straordinario carisma attribuite al suo predecessore si sente inadeguato e schiacciato dal peso delle responsabilità prefigurate, nonché dal timore di dover cancellare sé stesso per rappresentare tutti i fedeli.

Da notare anche i pensieri, i timori e gli incubi del gruppo dei cardinali che, lungi dall’essere figure adiuvanti, pregano sperando di non essere i prescelti.

Non ci è dato sapere se le vicende narrate dal film abbiano in qualche modo riguardato nel tempo alcuni protagonisti dell’avvicendamento papale: ma è certo che anche il rigido cerimoniale prevede, per il neo-pontefice, la possibilità di abbandonarsi alle emozioni, sebbene contenuta in luoghi e tempi definiti: esisterebbe, infatti, un luogo, la sacrestia della Cappella Sistina, chiamato “stanza delle lacrime”.

Informazioni su Anna Omodei

Socia di Pares, società cooperativa di formazione, ricerca, consulenza e documentazione. Supporta le persone e le organizzazioni sui temi della conciliazione famiglia-lavoro (tempi di vita), sul benessere organizzativo e sulla qualità del lavoro. Lavora per facilitare gli avvicendamenti e le transizioni che investono le organizzazioni a livelli apicali e intermedi. Dal 2012 collabora con il Dipartimento di Sociologia dell’Università degli Studi di Milano Bicocca nel supporto alla didattica del corso di psicologia sociale e nella realizzazione di ricerche sul campo sui temi della salute e dei servizi socio-sanitari.
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9 risposte a Habemus Papam?

  1. Alberto Ponza ha detto:

    I libretti delle istruzioni vanno aggiornati, il contesto si modifica e con lui l’organizzazione; il tutto richiede energia. Le situazioni di crisi servono forse a questo: il venir meno delle attività routinarie consente di avere più tempo da dedicare al ripensamento.
    Mi incuriosisce l’attenzione data alla sfera psicologica, nella lettura di Anna e nel film di Moretti; sono sempre più convinto che molto sia lì, una scienza con innumerevoli possibilità (mi piace pensarlo in quanto psicologo). Mi piace anche pensare che si possa aprire una nuova fase per la Chiesa, come organizzazione, in termini evolutivi (dal mio punto di vista, esterno, nell’ottica di una maggiore attenzione alla persona): una volta un prete, parlando dei miei studi, mi chiese: “ma c’è sempre quel Freud?”. Gli risposi di si. Oggi direi: “Freud è morto, ma alcune sue idee sono arrivate fino a noi e le garantisco che sono attualissime”. ;-)

  2. Maria Teresa ha detto:

    Cara Anna, mi ha particolarmente colpito la parte del post in cui tratti le emozioni coinvolte nel processo di avvicendamento. Stamattina sentivo a Buongiorno Italia la rassegna stampa: a quanto pare il Vaticano teme l’effetto contagio del ‘gran rifiuto’ del Papa sui cardinali che parteciperanno al conclave di marzo… non dev’essere proprio un ‘lavoro’ da prendere alla leggera, quello del Papa…
    Un grazie a te per il contributo veramente di valore e a Graziano per avercelo ‘girato’

    • laurapapetti ha detto:

      Condivido il pensiero di Maria Teresa “un contributo veramente di valore”. Grazie Anna.

      • Post davvero interessante , il nesso tra cambiamento ed emozioni è un tema a me molto caro, ho avuto modo di parlarne più volte con Graziano, sarebbe opportuno approfondirlo ci sarebbero molte cose da dire. Ne riparleremo..

    • Anna Omodei ha detto:

      Grazie Maria Teresa, Laura e Carmen:-)
      Nelle ricerca di questi anni abbiamo notato che spesso quando si parla di avvicendamenti (nei convegni e in una parte della letteratura) ci si riferisce alla dimensione giuridico-burocratica del passaggio. Ascoltando i racconti delle persone, invece, si rivelano determinanti gli aspetti psico-emotivi. I vostri ritorni mi stimolano a stare sul pezzo.
      Un caro saluto

  3. Mainograz ha detto:

    Reblogged this on Mainograz and commented:

    Ripubblico su Mainograz un post di Anna Omodei scritto in occasione di un percorso formativo sul tema degli avvicendamenti che si è tenuto nella primavera del 2012. Obiettivo del post era richiamare l’attenzione sugli aspetti di pianificazione dei processi successori e sulle dimensioni emotive che li accompagnano e che – nel caso dell’elezione del Papa – sono considerati al punto da prevedere un luogo dove potersi esprimere.

  4. mainograz ha detto:

    Il post mi fa pensare che ci sono avvicendamenti repentini e strutturati. Mi chiedo se non sia la stessa istituzione ad assicurare forme di passaggio di consegne e a mantenere la continuità.
    Gran bel post!

    • annaomodei ha detto:

      Grazie Graziano.
      Il film, che offre molti spunti sul tema, immagina proprio l’ingaggio da parte dell’organizzazione in crisi di un consulente esterno, ma nel contempo estraneo (e in opposizione direi) alla cultura organizzativa.
      Potremmo ricercare esperienze di supporto all’avvicendamento nelle prossime eventuali interviste.
      Un saluto
      Anna

  5. Laura Papetti ha detto:

    Non sapevo dell’esistenza della “stanza delle lacrime”.
    Interessante il legame tra avvicendamenti, nuove responsabilità e relative emozioni.

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