La scuola fra debitori e creditori_1

All’interno del variegato mondo di “Appunti di Lavoro” condividiamo l’interesse per il mondo della scuola. Esperienze professionali, personali, formative… la scuola è uno snodo cruciale tra i tanti che caratterizzano la nostra vita.

Ne è nato un post scritto a quattro mani che parte da un episodio specifico e si sviluppa su considerazioni che ampliano il pensiero e collocano l’”oggetto” scuola all’interno di cornici relazionali e di senso, più ampie, che ci coinvolgono nel quotidiano.

Davide e Matteo

I creditori

Layla (il nome è di fantasia) è una ragazzina nordafricana che frequenta la terza media nella classe dove io lavoro come educatore comunale.

Layla ha una storia comune: arrivata in Italia qualche anno fa con la famiglia, è stata accolta nella scuola elementare con l’approccio balbettante e improvvisato che, ancora troppo spesso, caratterizza i nostri Istituti.

C’era qualche fondo a disposizione ma, anziché destinarlo ad un mediatore culturale che avrebbe potuto aiutarla, si è preferito affiancarle un insegnante curriculare che si è detto disponibile a fare qualche ora extra di affiancamento personalizzato.

Nonostante l’intelligenza vivace, Layla non riesce a colmare le lacune culturali, il percorso scolastico è difficoltoso, una bocciatura non adeguatamente preparata con la famiglia contribuisce a determinare un vistoso calo di motivazione e di investimento nell’ambito scolastico.

Layla, a scuola, vivacchia con poca autostima, senza passione e senza gratificazione.

Quest’inverno, come ogni anno, le classi preparano con il professore di musica il saggio di Natale.

Tra le altre proposte, c’è da preparare un gospel, “I will follow him” (riportato alla ribalta dal popolare musical “Sister act”, conosciuto e gradito dai ragazzi): serve una solista di carattere.

Il collega di musica prova diverse soluzioni ma, senza dubbio, Layla risulta, tra tutte le compagne, la voce più promettente.

Io la sento dopo qualche lezione di prova: è brava, ha una bella voce, mi colpisce l’ordine con cui ha ricopiato il testo della canzone (lei che non ha gran cura, di solito, del materiale scolastico), so che ha approfondito con la professoressa di inglese pronuncia e significato del gospel, con un impegno e una serietà inedita.

Layla prova spesso il pezzo a casa, i compagni la sostengono.

E i professori?

Ovviamente la sostiene il professore di musica ma, appunto, insegna musica: poco più di un passatempo, appena un gradino sopra l’educazione motoria.

Le “vere materie” scolastiche sono altre: l’italiano, la matematica…già, la matematica, sono presente in classe, in un ora di questa materia, quando il professore di musica manda un compagno a chiamare Layla: è richiesta in palestra per una prova del saggio.

«Ma sì» concede la collega di matematica «vai a cantare…in fondo, a te, cosa vuoi che te ne importi dei monomi? »

Layla, dall’ultimo banco, rimane perplessa, non capisce se può alzarsi e andare in palestra o, viceversa, se il commento della professoressa equivale ad un rifiuto.

Il suo sguardo incrocia per un attimo il mio, le strizzo l’occhio e faccio un cenno con il capo.

Lei capisce, sorride, si alza e si reca in palestra a provare.

Non dirò che, in occasione dell’esame finale di terza media, questo incontro casuale con il gospel porterà Layla ad elaborare una tesina interdisciplinare che, potenzialmente, potrebbe comprendere contenuti afferenti al programma di musica, di storia, di geografia, di lingua inglese, letteratura (la matematica no…non ce la vedo…), non lo dirò perché non lo so, se andrà davvero così.

Quel che è certo è che la scuola italiana è in debito con Layla (e con gli altri ragazzi, e sono tanti, che condividono la sua storia) e gli applausi del saggio di Natale non possono bastare a saldare il conto.

Informazioni su Vassallo&LoSchiavo

Blog-colleghi, condividiamo esperienze professionali, personali, formative con la scuola, snodo cruciale tra i tanti che caratterizzano la nostra vita. Partiamo da episodi specifici che ci succedono o che osserviamo come formatori, genitori e cittadini e attraverso un dialogo riflessivo proviamo ad ampliare il pensiero e a collocare l’”oggetto” scuola all’interno di cornici relazionali e di senso, più ampie, che ci coinvolgono nel quotidiano.
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2 risposte a La scuola fra debitori e creditori_1

  1. Annamaria ha detto:

    Sono un’insegnante di scuola secondaria di primo grado, le mie discipline sono tra quelle considerate “importanti” e cioè Lettere.
    Sono anche responsabile di una Sportello Scuola per Alunni Stranieri e Referente del mio Istituto per gli Alunni Stranieri.
    Ho letto l’articolo con una forte delusione e molta rabbia nei confronti di scuole e colleghi che ancora non hanno capito quanto sia importante la Relazione, quella vera, e continuano a porsi su un piedistallo convinti che se un ragazzo o ragazza non parla bene l’italiano sia, a priori, o poco intelligente o, comunque, non all’altezza dei suoi simili madrelingua. Peccato che a volte, quando i docenti sono davvero in gamba e si fanno carico delle difficoltà nell’insegnare ad alunni non italofoni, questi ci ripagano in modo “stellare”.
    Ho molta compassione per la collega che ha dato una risposta così poco educata e rispettosa alla sua alunna ma posso affermare che, nel grande universo scuola, ci sono docenti che si spendono con grande professionalità e passione; ci sono Istituti che investono in mediatori e/o agevolatori linguistici, che progettano e fanno inclusione. Per cui se il Talmud dice che salvando una vita umana si salva il mondo, allora ogni Scuola o Istituto che lavora bene avrà svolto al meglio il suo ruolo.

  2. Alberto Ponza ha detto:

    Leggendo il post mi sono chiesto come mai alcune materie siano considerate più importanti di altre, e ho ipotizzato che il diverso status sia legato al ruolo che queste hanno nella nostra società (penso alla matematica, che ho sempre trovato ostica, e la vedo applicata all’economia, alla medicina, alle scienze dure).

    Penso alla crisi che stiamo attraversando e che mette in discussione i modelli a cui ci siamo ispirati.

    Penso a quello da cui sono circondato (tecnologia, welfare, infrastrutture) e mi chiedo a cosa sono disposto a rinunciare.

    Penso che ieri sera stavo mangiando un kebap e nel locale c’erano alcuni ragazze/i di origine africana: mi sono sembrati felici e spensierati, per quanto, ho ipotizzato, come me (forse più di me) vivono incertezze e preoccupazioni.

    Penso che sia il momento di rimettere in discussione valori e priorità.

    E se ci si spostasse verso sud?

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