Quando il luogo parla di sè

Sto seguendo un lavoro di valutazione per Regione Lombardia che mi porta nelle Asl lombarde. Le sedi di alcune Asl sono nei vecchi manicomi. Sono luoghi talmente pieni che zittiscono: e ti metti ad ascoltare. Sebbene i luoghi siano stati ristrutturati non sono riusciti a cambiare forma, a nascondere la loro storia, a camuffarla. Erano vere e proprie cittadelle che danno l’idea di essere state autonome, come a Varese: chiesa, lavanderia, mensa, i padiglioni. Ospedali sì, ma con qualche caratteristica specifica.

Oggi. Gli stanzoni diventano uffici dove dirigenti, funzionari, impiegati, medici, infermieri hanno scrivanie dove un tempo c’erano i letti. Armadi che un tempo non c’erano, oggetti che erano assenti e che oggi lí sembrano fantasmi. Sono strani, fuori posto.
Non sono una studiosa dei luoghi, mi piace l’architettura, ma non immaginavo sinceramente che un luogo potesse raccontare così tanto.
Sono rimaste le sbarre. Quasi ovunque, a tutte le finestre. È rimasto il cancello in ingresso che è stato sostituito da una sbarra, ma quando si varca quella soglia si capisce la distanza che si mette tra il dentro e il fuori.
Cambia il suono: sono luoghi silenziosi, anche se sono in mezzo alla città che intorno è stata costruita negli anni. Il silenzio è una caratteristica che mi ha colpito molto. Anche il rimbombo nel corridoio.
E i corridoi e le stanze sono rimaste bianchi, al massimo grigino, a Parabiago giallo. Le piastrelle sono rimaste quelle, un po’ rotte, oggi in altri luoghi sono oggetti di design, lì sono un pezzo di storia, hanno parole da spendere anche loro su chi le ha calpestate.
Le facciate sono state quasi ovunque ristrutturate, i cortili e i chiostri no. Il fuori è sempre un po’ messo da parte, non è sempre così curato, é esposto alle intemperie, al tempo. In alcuni luoghi ho avuto la netta impressione che in quei cortili non ci abbia mai messo piede nessuno.

È giusto e importante usare questi luoghi altrimenti abbandonati, ma mi sovviene un pensiero: lavorare lí non è come lavorare in un altro luogo qualunque.

20120529-224033.jpg

Advertisements

Informazioni su diletta76

Ho iniziato con le ricerche di mercato e i sondaggi d'opinione e ho proseguito con la ricerca sociale. Mondi diversi in cui però ho potuto fino ad ora sempre sperimentare. Questa fase è ancora più ricca, se possibile, di opportunità e novità: vedo il blog Appunti di Lavoro come uno strumento di lavoro importante, che mi consente di confrontarmi con colleghi, di proporre progetti, analisi, punti di vista. In qualche modo di contribuire per una piccola parte alla ricerca, appunto, nella complessità del mondo in cui oggi viviamo.
Questa voce è stata pubblicata in Esperienze di lavoro, Pausa di lavoro e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Quando il luogo parla di sè

  1. Alberto Ponza ha detto:

    Qualche mese fa ho partecipato ad un tour fotografico all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Mombello, ero curioso di vedere luoghi di cui avevo solo sentito parlare nei racconti delle persone che oggi vivono negli appartamenti di Residenzialità leggera (http://www.donghi.com/i-nostri-servizi/residenzialit%C3%A0-leggera/).

    Sono rimasto molto colpito; per parte mia ho varcato la soglia così come mi era capitato in passato di entrare a Mauthausen o nelle prigioni della Stasi.

    Tendenzialmente concordo con il riutilizzo di spazi altrimenti abbandonati, ma in questo caso sarei più propenso per una sorta di memoriale.

  2. matteo ha detto:

    Questi luoghi, credo, costituiscono una potenziale risorsa per tutti a sostenere modalità di lavoro più integrate, a mobilitare risorse presenti nel contesto senza trincerarsi nei propri recinti, a cercare e ricercare strade mai certe di lavoro terapeutico fra soggetti diversi che si riconoscono reciprocamente. Eppure non sempre è così…

  3. ovittorio ha detto:

    introduco una variabile azzardata…forse i luoghi, oltre a parlarci, ci fanno parlare: determinano i pensieri, orientano i discorsi, censurano e rendono possibili alcune parole ed alcuni comportamenti. Determinano possibilità. E soprattutto impostano le relazioni, entro cui i discorsi hanno luogo.
    Gli ex manicomi e tutti gli altri luoghi ‘ex’ (caserme, macelli, fabbriche, conventi….), nati e costruiti per scopi di contenimento organizzativo e produttivo, è come se in effetti garantissero il mantenimento di una certa logica, di un certo pensiero, di certi discorsi. Condizionano i nostri corpi, i movimenti, le sensazioni …e tutto ciò non può non essere in relazione con i nostri pensieri. Però magari è solo una mia immaginazione….
    v

  4. mainograz ha detto:

    Diletta, vuoi mettere certe biblioteche, palazzi signorili di altri tempi, oggi aperti e luminosi, pieni di libri e di gente?
    Hai ragione i luoghi ci parlano, e a volte danno una mano farci star bene (o male).<
    ;-)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...