Raccontare gli avvicendamenti, tra metafore e altre scelte linguistiche

Il linguaggio è oggetto affascinante e misterioso.

La sfera linguistica è centrale per una ricerca, come la nostra, basata su interviste e, quindi, su racconti di vita inerenti gli avvicendamenti in ruoli diversi.

Se è vero che nel nostro modo di usare le parole è racchiusa una teoria dello spazio e del tempo, della materia e della causalità, come suggeriscono gli studi di linguistica cognitiva, è allora importante porre attenzione al linguaggio utilizzato dalle persone che vivono da protagonisti gli avvicendamenti e lo narrano.

Metafore e metonimie

Secondo alcuni linguisti il nostro linguaggio parrebbe svilupparsi, nella storia, con meccanismi basati sulla forza dell’analogia: nel corso dell’evoluzione sarebbero favoriti i termini che, grazie al loro potere evocativo, attivano nella comunità dei parlanti concetti già noti (appartenenti ad un campo semantico famigliare) che aiutino a comprendere il nuovo.

Ma, anche prescindendo dai ragionamenti evoluzionistici, è innegabile il potere esplicativo e descrittivo di figure retoriche che consentono il trasferimento (e l’arricchimento) di immagini da un dominio di conoscenza all’altro.

Vediamo allora cosa ci dicono le scelte linguistiche dei nostri intervistati riguardo ai temi oggetto della nostra ricerca.

Le organizzazioni: esseri viventi o macchine?

Numerose sono le metafore e le scelte linguistiche che portano i nostri intervistati ad assimilare le organizzazioni ad esseri viventi: “Le organizzazioni nascono e crescono”, “….la cooperativa è cresciuta, non ha più avuto l’esigenza del paracadute”.

La metafora può spingere verso l’analogia tra organizzazione e persona: “L’allora presidente non si sentiva di staccarsi da questa sorta di cordone ombelicale”, “loro (il c.d.a)…erano quelli a cui noi dovevamo portare dei risultati non tanto per poi prendere decisioni comuni quanto per portare qualcosa al papà”.

Fino addirittura a identificare l’organizzazione stessa con la persona del Presidente: “Mi hanno detto: l’associazione sei tu!”.

Oppure la metafora può riguardare campi semantici legati al mondo animale, come quando un Presidente racconta di organizzazioni costruite a somiglianza della persona che ne è stata l’anima: “Ogni scarafone è bello a mamma sua”.

Un’altra famiglia di metafore accomuna le organizzazioni a mezzi di locomozione: autovetture, “Io ho la convinzione che questa macchina qua, a meno che non succeda il terremoto, se io scendo dalla macchina, questa slitta ancora per 10 anni, questa è come fermare una macchina sul ghiaccio, tu ti puoi mettere di traverso, ma lei continua a correre…”, treni, “il rischio è che il treno passi e tu non ci sali più”.

Il momento dell’avvicendamento: apoteosi del movimento

Nel descrivere il momento (o il periodo) dell’avvicendamento vero e proprio, si assiste ad un vero trionfo del movimento: verbi e metafore richiamano insistentemente la sfera del moto e dello spazio.

In effetti “Ogni avvicendamento sembra una ripartenza (da zero)…”, le consegne tra avvicendanti, tipicamente, “si passano”, mentre “i vecchi amministratori si allontanano…”.

Il Presidente che sente di aver ben avviato il ricambio è tranquillo: “la strada è tracciata e posso tranquillamente ritirarmi” anche se, continuando l’analogia, “lasciare lo spazio non può significare che chi aveva lo spazio non serve più a nulla…c’è sempre posto per tutti…”.

Laddove il processo di avvicendamento è meno ragionato il percorso raccontato dagli avvicendanti è più accidentato:  “nessuno mi ha mai introdotto a questo ruolo… son stata buttata lì” e se “questi sono gli obiettivi da raggiungere” ci vuole molta forza di volontà perché “ le intuizioni non son sufficienti se non hai le gambe”.

Il dominio di conoscenza inerente al movimento la fa da padrone anche quando gli intervistatori sono forzatamente spinti a cercare una metafora per il processo dell’avvicendamento:

“Userei la metafora dell’arrampicata. Perché comunque conquistano gradino per gradino. È una persona che fa un percorso, diciamo in salita, ma che spera di conquistare la vetta il più presto possibile.”

“Mi viene in mente un cavallo da corsa che ad un certo punto comincia ad invecchiare o comunque è stanco e allora lo lasci da parte e sali sopra quello più giovane, che corre più forte.  Prima mi era venuta in mente la nave senza timone perché pensavo alla squadra, che ti aiuta a raggiungere un risultato. La squadra ha comunque bisogno di qualcuno che la guidi; i cavalli devono sapere dove devono correre.”

…in tutta questa frenesia fa piacere a chi scrive, di tanto in tanto, incontrare qualche analogia più “riposante”:l’albero, un albero con le cose come il tronco ben chiare e poi con questi rami che danno i frutti che danno, una cosa un po’ libera, che nasce però da qualcosa di solido”.

La sfera emotiva

L’ambito emotivo implicato nei processi di avvicendamento è stato già ottimamente approfondito da altri (cfr Luisa Sironi, Anna Omodei, Laura Papetti).

Se ci si limita a considerazioni linguistiche è d’obbligo segnalare anche in questo campo l’utilizzo di espressioni metaforiche ”..quando mi ha detto che aspettava il terzo figlio (e avrei dovuto avvicendarla)  a me son cadute le braccia”, dice un intervistata, “ho un turbinio di pensieri”, ribatte un’altra.

Anche se, per rendere le contraddizioni emotive che regnano tra i nostri intervistati, è d’uopo segnalare l’efficacia esplicativa di un’altra figura retorica: l’accumulazione (che consiste nel mettere insieme una serie di membri o di termini linguistici accostati in modo più o meno ordinato o anche in modo caotico).

Come ci dice uno dei nostri avvicendanti: “In relazione all’avvicendamento sono: sorpreso; solitario; rilassato; spensierato; svincolato; irresponsabile; sollevato; un po’ impotente; un po’ deluso.”

Conclusioni

Le organizzazioni sono esseri viventi o, quanto meno, sono realtà in movimento.
Parlando di organizzazioni, in generale, si ha l’impressione che le nostre rappresentazioni mentali richiamino un movimento regolare, magari come quello di un fiume maestoso e lento.
Poi, però, ci sono tratti del fiume in cui lo stesso è più impetuoso: sono i momenti dell’avvicendamento, in cui si vivono accelerazioni e cambi di prospettiva, come in un balletto che coinvolge avvicendati ed avvicendanti.
Mentre si attraversano quelle rapide, intense e contradditorie sono le emozioni che ci assalgono.

Davide Vassallo

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