Questione di punti di vista

Episodio 1

E’ sabato pomeriggio, piove, sono in macchina.
Giro da un quarto d’ora nel parcheggio del supermercato senza trovare un varco per poter posteggiare.
Mentalmente preparo le mie rimostranze, con parole poco garbate, verso mia moglie, che mi obbliga ad andare a fare la spesa nel momento peggiore della settimana: quando tutto il mondo decide di trovarsi al supermercato e rifiuta di uscirne per non bagnarsi…
<<Papà, guarda, c’è un posto libero>>, mi indica dal sedile posteriore mio figlio Giacomo, tre anni e mezzo.
La speranza è di breve durata:  <<No, tesoro, quello è un posto per disabili…>> rispondo.
<<Chi sono i disabili, papà?>>
Non sono in vena di pensare troppo alla risposta, e poi, sì, ne ho una semplice a portata di mano: <<I disabili sono le persone che stanno sulla carrozzina, che non possono camminare…come E.!>> mi pare di essere stato esauriente, Giacomo ha incontrato tante volte E., il ragazzo diversamente abile, affetto da tetraparesi spastica, con cui il suo papà lavora da anni e anni.
E invece…<<E. non può camminare?!>> mi chiede Giacomo, molto sorpreso.
<<Ma Giacomo…E., hai capito di chi sto parlando?>>, possibile che non ci siamo intesi?
<<Si, papà>> mi risponde <<E.: il bambino con i capelli tanto lunghi…>>.

Già il bambino con i capelli tanto lunghi…

Episodio 2

Contesto lavorativo: una riunione con alcune associazioni per decidere se, in occasione di un bando di finanziamento, sia il caso di presentare un unico progetto in partnership o, viceversa, presentarsi da soli, ogni organizzazione con un proprio progetto.
Si tratta di Associazioni che hanno alle spalle una grande storia di servizio ma, certo, arrivare a concordare una partnership è una decisione che comporta numerosi interrogativi.

In sintesi:
1) Presentandosi da sola, l’associazione ha maggiori probabilità di predisporre un progetto intrinsecamente più coerente? Ha la possibilità di approfondire i contenuti progettuali che più gli sono cari?

2) Presentandosi in partnership l’associazione ha una premialità di punteggio? Potrà avere un contributo maggiore che non presentandosi da sola? Sarà facile collaborare sulle azioni?

Le risposte sono:
1) Si. Si.

2) Si. No (quasi mai). Forse.

Perché, allora, presentarsi in partnership, mi chiedono?

a) perché, in una situazione di scarsità di risorse pubbliche, il futuro corre sempre più lungo tale strada.

b) perché, se si intende rispondere a bisogni complessi, la solitudine non porta lontani, la rete può essere parte della risposta.

<<Già>> mi interrompe uno dei Presidenti delle associazioni presenti <<questo è il tuo punto di vista…>>.

Conclusioni?

Non ho considerazioni di alta filosofia da proporre. E’ sicuramente banale liquidare gli episodi di cui sopra, ed innumerevoli altri che quotidianamente si propongono, con la solita frase: “E’ questione di punti di vista…”.
Il relativismo estremo non mi ha mai convinto e mi è anche sempre sembrato un po’ ipocrita.
E se, invece, provassimo a considerare che “il punto di vista è la questione”?

Davide Vassallo

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2 risposte a Questione di punti di vista

  1. ovittorio ha detto:

    io credo che la rappresentazione della libertà come diritto che esiste nella misura in cui viene esercitato si sia trasformato negli anni, e mauriziocostanzoshow dopo mauriziocostanzoshow, in uno sfolgorare di dichiarazionismo e prepotenza, un pestar piedi a chiunque sia intorno o vicino. Rispetto a ciò, credo che il problema della convivenza dei gruppi etnici sia, in un certo senso, secondario, visto che stanno prendendo valenza etnica i condominii, i pianerottoli, le strade, i rioni, le professioni, le categorie sociali….
    adesso però corro nel sole e basta cupezza!!!
    e ciao Marina (Vittorio, quello che frequenta solo le prime lezioni e poi si sparpaglia
    nelle cose da fare!)

  2. marinamariani ha detto:

    Domanda che cade a “fagiolo” sto riflettendo su un libro di Slavoj Zizek: Benvenuti in tempi interessanti” che tra le differenti disamine intorno sai cambiamenti che stiamo vivendo al presente , in relazione al tema dell’interculturalità e diritti individuali e/o di cittadinanza e molteplici stili di vita evidenzia questa domanda nel seguente modo: ” per l’Occidente democratico, la libertà è sociale: non ha senso se viene vista solo come convinzione intima, essa deve essere socializzata, e include il diritto non solo di affermare in pubblico le proprie convinzioni per convincere ( “sedurre”) gli altri ma anche di agire a livello sociale sulla base di quelle convinzioni” ma che cosa fare quando due gruppi etnici vivono in contatto l’uno con l’altro e hanno stili di vita incompatibili??? oppure aggiungo io che cosa fare quando la differenza (di genere, cultura, abilità fisica, religione, stili di vita, opportunità economiche) è solo nominalmente accetta ma di fatto perseguita?

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