Lettura come pratica riflessiva e di conciliazione.

 

Credo come molti, ho approfittato della pausa estiva per concedermi uno spazio/tempo per la lettura, infilando in valigia libri di puro diletto e qualcosa di interesse professionale.

Con settembre in arrivo, che per me, legata ancora ai bioritmi scolastici, è sinonimo di ripresa delle attività lavorative (una sorta di inizio d’anno), mi sono scoperta ad interrogarmi su cosa tutto questo leggere avesse significato e portato… così mi sono messa a scrivere questi appunti, sorridendo del fatto che la lettura mi abbia riportato alla scrittura sul nostro blog.

 

In quest’ultimo mese ho letteralmente divorato alcuni romanzi, mentre un ritmo diverso hanno richiesto alcuni saggi che mi ero portata dal leggere.
La lettura implica un ritmo che non dipende solo da noi, ma neanche dal solo testo: occorre una conciliazione fra più parti, non sempre convergenti. Stare in questa conciliazione in modo consapevole, credo possa essere considerato un primo apprendimento che si ricava dalla lettura.

Ci sono i ritmi del testo, la complessità del tipo di scrittura (romanzo, giallo, saggio, poesia) e dei temi trattati, le svolte del racconto che a volte prendono delle discese ripide che favoriscono la velocità o al contrario, dei passaggi che mi richiedono delle soste per essere gustati, compresi, rielaborati, resi miei, parti che sollecitano la condivisione con altri tanto da non poter evitare di coinvolgere amici, marito, figli dicendo “senti cosa scrive….”.

Ci sono i nostri ritmi di lettore che sono anche però dei ritmi della persona, della vita che facciamo, di ciò che stiamo vivendo fra leggerezze e pesantezze.. perché la lettura mi impone un rallentamento generale, un dedicarsi che è un significativo cambio di passo rispetto alla mia frequente abitudine al “multi-tasking” (abitudine un po’ dispersiva, grazie alla quale però riesco a cavarmela nel quotidiano)… potrei dire che si ricrea un’atmosfera da meditazione. Nella lettura il ritmo è dato anche dalla quantità/qualità dei pensieri che ci “partono” e che devono tornare prima di poter ricominciare la lettura, dal tempo necessario a raccogliere i pensieri che tornano insieme a quelli con cui la mente era voltata via, da pause in cui gustare e godere di quel bel passaggio appena letto, dal nostro corpo che talvolta reclama le sue ragioni rispetto a posizioni poco confortevoli, occhi che si chiudono, che insistono nel leggere ripetitivamente la stessa riga ed infine impongono uno STOP, nonostante il nostro desiderio di continuare per sapere cosa succederà nella riga successiva. Per non parlare dell’età che avanza per cui, da qualche anno, la lettura richiede anche una certa attrezzatura: gli occhiali! Siccome sono disordinata, anche questo richiede un tempo… il tempo della ricerca, in cui è spesso coinvolta l’intera famiglia: “chi ha visto i miei occhiali?”.

Nella dotazione strumentale, da qualche anno c’è ampia scelta: ai libri si sono aggiunti computer e lettori per e-book. Confesso che il piacere fisico del libro di carta è qualcosa di cui faccio fatica a privarmi: ci sono carte che è proprio bello toccare, righe bianche che parlano contribuendo alla musicalità del testo, la presenza dell’oggetto libro che ti fa quasi compagnia, pagine e copertine che sembrano raccontare di tutte le volte che sono finite stropicciate nelle borse, fra le mie mani, o al contrario la cura con cui sono state trattate, tanto da sembrare sempre nuove. Proprio per questo gusto dell’oggetto libro, la novità di quest’estate per me è stato l’uso del lettore di e-book che nel peso di pochi grammi e nello spazio di qualche decina di centimetri, ha conservato pagine e pagine, libri e libri! Oggetto bellino e servizievole: tiene il segno, ti ingrandisce i caratteri fino a renderli comprensibili, puoi evidenziare senza cercare penne sparse per la borsa, ti propone il significato di qualsiasi parola scelta nel testo… insomma, si fa perdonare di non essere fatto di carta! Certo è più difficile far viaggiare i libri, prestarli agli amici se non addirittura regalarli al mondo con quelle belle iniziative di “libri viaggianti”, ovvero libri che vengono lasciati in giro o in appositi luoghi di scambio, in modo che altre persone possano prenderli, leggerli e dare avvio ad un nuovo giro. Al momento con questi oggettini digitali, il prestito non è impossibile ma è sicuramente più complicato.

I ritmi del dovere e del piacere. Ci sono libri che dobbiamo leggere per un impegno di lavoro, con una scadenza, con la presenza di una dimensione prestativa che spesso soffoca e costringe quella edonica. Un locus of control interno (come diremmo con i miei amici di Bicocca per riferirci ad una motivazione interna alla persona) aumenta la soddisfazione di ciò che stiamo facendo e quindi anche della lettura.

Anche il luogo in cui si legge, contribuisce e diventa parte della lettura, favorisce o meno l’immersione nelle parole. Ho letto un romanzo, su una bellissima terrazza in toscana con vista sulle colline senesi, all’orizzonte il profilo delle torri di S. Gimignano, il sole piacevole del tardo pomeriggio, una bella gatta grigia a farmi compagnia, il profumo dell’alloro, della lavanda, del rosmarino, dei cipressi alle mie spalle.. tutto questo ha amplificato e reso magica la lettura di un haiku (contenuto nel romanzo), che sono certa non sarebbe stato mio, nello stesso modo se l’avessi letto in un altro posto.
A proposito di luoghi, consiglio ai frequentatori della stazione centrale di Milano, di addentrarsi fino al fondo della sala dell’ultimo piano della libreria Feltrinelli: radunati intorno ad una piccola fontana troverete un manipolo di lettori immersi in uno spazio-tempo molto diverso dalla frenesia che imperversa in generale nella stazione: mi fanno sempre pensare al refrigerio di un’oasi nel deserto.

La condivisione della lettura con altri, rende il ritmo una questione corale ed aggiunge il piacere di qualcuno che legga per te. Mi è capitato anni fa, di leggere a mia figlia il primo libro di Harry Potter per renderle più leggere le sue inalazioni al centro termale: quando lei finiva la sua seduta capitava spesso che i suoi vicini di terapia si dicessero dispiaciuti di non poter ascoltare il resto della storia. Una volta a casa mi dividevo il ruolo di lettore con mio marito… e che meraviglia poter ascoltare qualcuno che legge per te!
La condivisione può essere anche differita: leggere un libro che ci ha consigliato un’amica è in qualche modo, un po’ leggere insieme a lei, consente di poterne parlare insieme (a volte costruisce anche “ponti” fra sconosciuti) …e fa sentire meno soli.

I libri possono costruire anche uno spazio privato, d’immersione totale cognitiva ed emotiva, ma anche una vera difesa dello spazio fisico, una sorta di trincea fra noi e il resto del mondo… a chi non è capitato almeno una volta di tuffarsi dietro le pagine di un libro per non essere coinvolti in eventi indesiderati?

La lettura mi sembra un buon allenamento a stare in una dimensione riflessiva in cui è possibile sviluppare pensieri, rivedere le cose da altri punti di vista, metterci in contatto con gli altri.
E’ una pratica che consiglio vivamente nei contesti di lavoro; durante i miei interventi formativi mi capita spesso di proporre dei piccoli brani tratti da libri (un po’ da Olivettiana memoria), senza necessariamente distinguere letture tecnico/specialistiche inerenti il proprio contesto lavorativo, da letture più ampie.. ci sono romanzi che fanno riflettere con più facilità rispetto a saggi complessi che a volte possono risultare un po’ difficili da affrontare.
Il romanzo o il racconto non richiedono una preparazione specifica, un vocabolario tecnico, una bibliografia di riferimento: ci ingaggiano con il fascino della narrazione, sono molto vicini alla vita di tutti i giorni e proprio per questo mi pare intimoriscano meno le persone, risultino più maneggevoli e aiutino le persone a scambiarsi pensieri e sviluppare riflessioni.

La lettura non è uguale per tutti. Sono consapevole che il mio modo di intendere la lettura è molto diverso dall’idea che ne ha mio figlio, che ogni volta precisa “mamma, la prof ha detto che storia era da leggere, mica da sapere!!!”. Forse dovrei chiedere anche a lui di scrivere un post sulla lettura.

Rossella Elisio

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3 risposte a Lettura come pratica riflessiva e di conciliazione.

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  2. roxeli ha detto:

    Pensieri come energia che viaggia … mi trovo molto d’accordo sulla questione che poni, Vittorio, sulla “proprietà” dei pensieri. Forse ancora suggestionata da Avatar, film bellissimo che ho rivisto ieri sera, immagino collegamenti e connessioni fra pensieri come quelli delle radici che collegano gli abitanti di Pandora a Eywa; Eywa “è l’insieme di tutte le creature del satellite, le quali agirebbero come “cellule” di un unico organismo vivente, e il suo “sistema nervoso” sarebbe formato dagli alberi e dal resto della vegetazione di Pandora, la cui rete di legami è di tipologia analoga e possiede più connessioni della corteccia nervosa di un umano” cit. wikipedia.

  3. ovittorio ha detto:

    grazie Rossella, un post davvero essenziale nello scivolare fra queste dimensioni del leggere, avanti ed indietro dalla materialità della carta e del cielo, ed i riverberi che tutto ciò ha nei nostri pensieri (ho pensato: e se fosse che i pensieri sono fatti di questo, cioè di risonanze, eco, rimbalzi, riflessi….e che quelli che chiamiamo ‘i miei pensieri’, in realtà non mi appartengono, se non che io, corpo, ne costituisco la cassa di risonanza??).
    Ma quello che mi ha fatto rimbalzare in quelle certezze d’infanzia, solide e depositate tranquille e certe ed intoccabili, è stato quel riferimento alla differenza che tuo figlio fa tra leggere e studiare. Identica ha quello che io posseggo -o che possedevo a quella che era l’età di tuo figlio…, e che spiegherei dicendo che la lettura è anche atto che si consuma mentre si compie, senza trattenere a forza i contenuti, senza costringerli a modificarli, ma lasciandoli transitare ed uscire -se vogliono, se vogliamo, se accade.
    vittorio

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