#WIS12

Giovedì 13 e venerdì 14 settembre scorsi, a Riva del Garda, si è svolto il decimo workshop sull’impresa sociale organizzato da iris network. Io ho partecipato agli eventi di questo appuntamento insieme a Graziano Maino, Anna Omodei e Luciano Barrilà.

Cos’è il wis12?

Tanto per cominciare molte persone non sanno nemmeno cosa sia un workshop, e molti altri non si figurano nemmeno cosa siano le imprese sociali e nemmeno io avevo chiaramente inquadrato cosa fossero prima di questo evento, forse, proprio per questo ho la pretesa di scrivere un resoconto sul wis12 con gli occhi di un estraneo. Le aspettative in questi casi sono spesso elevate e spesso vengono disattese.

Il primo impatto…

Partecipare ad un workshop per la prima volta è un po difficile, appena arrivato ti senti spaesato e il fatto che tutti si salutino e “facciano rete” ti travolge. Poi c’è da aggiungere la difficoltà di ricordare le mille facce e i mille nomi che ti vengono presentati e a cui stringi la mano. Questo dura un flash, tempo di parcheggiare la macchina, prendere il portatile ed entrare nella sala principale dove si stanno già aprendo i lavori.

Le prime parole…

Sapientemente una buona organizzazione piazza al mattino del primo giorno un intervento di apertura leggero e accattivante per richiamare tutti in sala e dare la possibilità anche ai ritardatari di prendere posto, ma poi si entra nel vivo.

Una tavola rotonda plenaria, (ben raccontata qui, insieme al resoconto della sessione plenaria di chiusura, da Graziano) “Una nuova stagione di politiche: gli imprenditori sociali incontrano gli esperti europei”. Si discute delle politiche europee e italiane riguardo l’impresa sociale, si commentano le grandi discrepanze tipiche del nostro paese con la regolamentazione e le direttive europee, approfondendo i contenuti e le ricadute delle nuove iniziative comunitarie sul mondo dell’imprenditoria sociale.

Qualcosa inizio a capire sulle imprese sociali e sugli imprenditori sociali, gran parte sono cooperative di vario tipo ma fondamentalmente mi rendo conto che il modello è quello. Le parole che me lo hanno fatto capire sono state: autofinanziamento, poca differenziazione nella clientela quasi totalmente proveniente dal gruppo della pubblica amministrazione, soci investitori, coop, scopo mutualistico.

Pranzo…

In questa occasione ho vissuto sulla mia pelle che i momenti di maggior utilità per cogliere degli aspetti genuini sulle persone sono quelli non strettamente strutturati: lo spazio stesso del salone invitava a questa operazione, un area destrutturata adatta ad accogliere le persone consentendo di muoversi e comunicare liberamente con chi vogliano. Durante il pranzo la cosa che colpiva di più di tutte era come le persone si muovessero: ho notato due pattern, il primo (il mio) quello di chi cerca di diminuire al minimo l’imbarazzo e si muove cercando sorrisi e sguardi di facce già incontrate ma non meglio conosciute per intavolare discussioni del tipo: “cosa ti è sembrato l’intervento x?” Il secondo pattern (degli esperti) che si spostavano di gruppetto in gruppetto salutando ogni volta una persona e facendosi presentare le altre per allargare la propria rete, come una farfalla da un fiore all’altro.

Sessione pomeridiana…

Nel pomeriggio di giovedì 13 io ho partecipato alla sessione intitolata: “pubblici esercizi”; negozi, ristoranti e altre strutture commerciali gestite da imprese sociali. Una tra le tante, quella che sembrava potermi interessare di più, ma parlerò dei contenuti di questa sessione in un post dedicato su Fai un salto.

In questa particolare sessione il clima era molto diverso dalla plenaria, e le mie scoperte sul significato di impresa sociale fatte nella mattinata si sono rivelate infondate; qui le parole più pronunciate sono state diverse: impresa, piano di marketing, franchising, stare sul mercato, leggere la domanda del mercato, capitale di rischio e imprenditorialità.

Mi viene il dubbio che questa sessione non faccia parte del workshop sull’impresa sociale; in realtà un paio di espressioni mi aiutano a capire il senso e a dare un significato più definitivo al termine impresa sociale. Dopo aver sentito dire: “profit for non profit” e “produzione di un profitto da reinvestire in attività sociali” mi rendo conto che forse il futuro delle imprese sociali è già qui e si identifica con la capacità di accaparrarsi nuove fette di mercato e con il comportamento di alcuni imprenditori che “intraprendono” nel vero senso della parola per poi reinvestire (in alcuni casi anche tutto il profitto) in progetti socialmente utili e in forme di secondo welfare.

Aperitivo e serata a Riva del Garda…

Una riconferma dell’impressione che i momenti non istituzionali aiutano le relazioni più dei momenti istituzionali: durante l’aperitivo la scena era la stessa del pranzo, stesse modalità e stessi pattern, addirittura l’organizzazione del workshop ha offerto agli expert delle bottiglie di vino da condividere per fare rete. La serata a Riva è stata interessante, ufficialmente i lavori erano chiusi ma in realtà passeggiando per le vie del centro non passava nemmeno un minuto senza incontrare qualcuno dei partecipanti al workshop, riuniti per gruppi intenti a parlare e a scambiarsi impressioni sui lavori della giornata. Passare la serata con i colleghi Anna, Graziano e Luciano e condividere le impressioni davanti a una pizza e una birra mi ha aiutato a ragionare a freddo su quello che ho visto e ho sentito (forse i momenti più produttivi del workshop).

The day after…

Il giorno successivo (venerdì) è iniziato con il botto, il nostro gruppo doveva preparare e gestire una sessione,  della quale potrete leggere il resoconto degli interventi su Fai un salto: anche qui le sensazioni sono state forti, la mattinata è volata e i pensieri sono stati molti, lascerò alla redazione di fai un salto il compito di raccontarvi nel dettaglio quello che è successo perché durante questa sessione ero davvero concentrato sui contenuti e se dovessi scrivere qualcosa a riguardo non riuscirei a essere obiettivo (scriverei solo troppe lodi per chi ha parlato e sembrerebbe uno spot pubblicitario perché mi è piaciuto molto tutto quello che si è detto).

La chiusura…

Dopo il pranzo (che non vi racconto perché tanto avete capito quali dinamiche ho vissuto e osservato) si è tenuta una sessione conclusiva plenaria durante la quale si è fatto il punto della situazione sui lavori al wis12. Qui si è parlato di innovazione e del suo rapporto con l’impresa sociale; nonostante la stanchezza accumulata dopo due giorni di lavori ho apprezzato una cosa emersa più volte in questa sessione: la capacità degli (alcuni) imprenditori sociali di lungimirare, in questa sessione è stata presentata una prima revisione del programma di intervento proposto dalla task force del ministro Passera sulle start up, con tanto di commenti, critiche e ragionamenti a riguardo (molto sentiti, visto che il documento contiene una sezione sulle start up sociali). Un secondo aspetto relativo alla lungimiranza riguarda quello che avevo assaggiato nella sessione di giovedì pomeriggio, anche nella sessione plenaria è emersa una certa attenzione all’evoluzione delle cooperative sociali verso un modello molto più vicino alla società imprenditoriale capitalistica della quale, però, sposa solo i mezzi, mantenendo viva la mission di supporto mutualistico e azione sociale.

Perché l’ashtag #wis12 come titolo?

Il titolo di questo post nasce da una delle esperienze più piacevoli dei due giorni, siccome questa è stata trasversale a tutti i momenti e a tutte le sessioni ho ritenuto di inserirla alla fine. Usare twitter, facebook e internet durante un workshop, per aumentare la propria realtà controllando quello che viene detto, visitando immediatamente i link proposti e soprattutto discutendo e comunicando con gli altri utenti in sala, è un esperienza divertente ma soprattutto costruttiva, aiuta a leggere le cose e ad assegnare significati diversi a quello che viene detto. Più di una volta mi è capitato di capire un  passaggio di un intervento in un certo modo, ma dopo aver letto i twitt e twittato a mia volta, il significato di quel passaggio si era modificato in un senso più ampio, includendo anche punti di vista non miei.

In secondo luogo la connessione ci ha permesso di essere seguiti anche da fuori ma anche di seguire da fuori. La presentazione del documento sulle start up della task force del ministro Passera si è tenuta giovedì 13 a Treviso, anche se al wis12 se ne è parlato il giorno dopo c’era già qualcuno che teneva le orecchie tese verso Treviso e scambiava commenti con partecipanti a quell’evento via facebook e twitter (come essere in due posti contemporaneamente).

Chiusura del post…

Ho già ascritto quello che pensavo ma vorei sottolineare nella conclusione i punti che sento più importanti per me:

  • L’importanza dei momenti non istituzionali per la costruzione di senso  mi ha colpito molto, anche durante i viaggi in macchina di andata e ritorno ho potuto ragionare con i colleghi e ridare forme diverse alle esperienze vissute (se potete andate ai workshop con qualcuno con cui condividere seriamente i momenti non strutturati);
  • Le aspettative ad un workshop sono spesso disattese, nel  migliore dei casi  (come è stato per me al wis12) sono state superate;
  • A volte la realtà non basta e va aumentata con tutti i mezzi tecnologici che possediamo, se potete sfruttate la connessione web e le vostre reti digitali per ampliare la vostra esperienza ai workshop;
  • Probabilmente uscirete da un workshop con dei rimpianti, (a me è successo al wis12), probabilmente farete fatica a decidere a quale sessione rinunciare per seguirne un’altra in contemporanea, se succede questo allora il workshop vi è piaciuto ed è stato ben organizzato, forse vale la pena di tornarci l’anno successivo.
  • Con meno pregiudizi si parte meglio è (questo vale in generale di solito), lo sguardo del neofita da un lato mi ha reso difficile il primissimo impatto, ma dall’altro mi ha concesso di creare delle rappresentazioni genuine di cosa fosse un’impresa sociale e di cambiarle in corso d’opera.

Fanno un salto: Anna Omodei, Graziano Maino, Nicola Locatelli, Luciano Barrilà, Lucio Piretti, Maurizio Carpita, Emidio Panna, Emanuele Canini

 

Informazioni su nlocatelli

Laureato Magistrale in Psicologia dei Processi Sociali, Decisionali e dei Comportamenti Economici presso la Facoltà di Psicologia dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca, vivo a Bergamo, mi interesso di consulenza, intervento e sviluppo organizzativo, amo la montagna e il mio cane. Sto svolgendo un il tirocinio professionalizzante per iscrivermi all'esame di stato.
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