Cambiando ciclo d’istruzione_2. Può capitare di sentir parlare male dei colleghi

Questo ritornello che le scuole superiori non sono le scuole medie l’ho già sentito, come genitore dei miei figli. Pur essendo ancora alle elementari, nei due passaggi educativo-scolastici che abbiamo attraversato, gli insegnanti-educatori del ciclo successivo hanno per lo più criticato quelli del ciclo precedente. “In prima abbiamo fatto molta fatica a fare in modo che ciascun bambino capisse che non era da solo in classe e che ci sono regole da rispettare. Questo perché alle materne non glielo hanno insegnato”. D’altro canto anche le educatrici delle materne ci tengono a rimarcare la differenza con le colleghe del nido.

Le ragioni di queste critiche? Più o meno sono sempre le stesse e tendono a sottolineare le differenze fra i vari percorsi scolastici (quasi un’ovvietà…): alle medie non si gioca;  alle materne non preparano adeguatamente i bambini alla vita di gruppo, all’ascolto, al rispetto dei tempi, al disegno, alla scrittura, ecc.

foto di mls

Ovviamente i genitori non sono da meno rispetto ai colleghi del ciclo precedente in quanto a responsabilità rispetto a ciò che non va dell’alunno-figlio come singolo dentro il gruppo classe. “Non pensiate che i bambini in classe si comportano come con voi genitori quando venite a prenderli”, ha detto una educatrice della materna, molto appassionata del suo lavoro, in una riunione di classe.

Certo i meriti sono quasi sempre dei singoli insegnanti: “siamo riusciti a far fare a suo figlio molti progressi quest’anno…”

Mi domando come mai ci sia questa tendenza a parlare male dei colleghi. Non solo nelle scuole, ben inteso. Provo a formulare alcune ipotesi:

1. perché c’è un piacere naturale alla maldicenza, come ha scritto il maestro Giorgio Bocca in uno degli ultimi suoi articoli dal titolo evocativo:Il gusto di parlar male dei colleghi“;

2. per invidia nei confronti degli altri che hanno posizioni migliori (o reputate tali);

3. perchè a furia di ripetere la stessa cosa si finisce per crederci, qui esempi e citazioni si sprecano…

4. perché il meccanismo della colpevolizzazione dell’altro è facile, immediato, non costa niente e ci assolve;

5. perché se è l’altro che lavora male non devo fare la fatica di rimettermi in discussione;

6. perché se ciascuno vive in una propria torre dorata può avere l’illusione che il paesaggio sia  più bello (tranne per coloro che tra le torri dorate entrano ed escono e stanno ai piani bassi…)

7. perché se il ritornello che il collega lavora male e al di sotto delle mie legittime aspettative diventa vox populi, tanto vale non fare neppure lo sforzo e la fatica di avvicinarlo, comprenderne le ragioni, cercare insieme delle ipotesi più congruenti con la complessità del reale e provare insieme ad individuare possibili percorsi di gestione dei problemi.

L’identità professionale è il minimo comune denominatore. Guai a chi la tocca!

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Informazioni su Vassallo&LoSchiavo

Blog-colleghi, condividiamo esperienze professionali, personali, formative con la scuola, snodo cruciale tra i tanti che caratterizzano la nostra vita. Partiamo da episodi specifici che ci succedono o che osserviamo come formatori, genitori e cittadini e attraverso un dialogo riflessivo proviamo ad ampliare il pensiero e a collocare l’”oggetto” scuola all’interno di cornici relazionali e di senso, più ampie, che ci coinvolgono nel quotidiano.
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Una risposta a Cambiando ciclo d’istruzione_2. Può capitare di sentir parlare male dei colleghi

  1. ovittorio ha detto:

    riflessioni preziose, che raccolgono un taglio prospettico che caratterizza tanti luoghi e persone che si occupano di servizi educativi ….c’è sempre un altrove che intralcia, sporca, condiziona, vanifica,….la nostra azione, così da renderla inutile e (soprattutto?) invalutabile. E se metterei pure tra parentesi la valutazione, mi rimane il gusto nitido dell’incapacità di stare nella situazione, nella relazione e nelle condizioni effettive in cui ci si trova, tesi verso un ideale, forse lontano dalla persona, sicuramente irraggiungible se cosi tanti intorno sciupano quello che faccio. Mai nel posto in cui ci si trova. grazie.
    vittorio

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