“COLTIVANDO: orto conviviale”…. non solo una questione di piante e ortaggi!

Da qualche tempo seguo attivamente un’illuminata iniziativa di alcuni docenti e studenti del Politecnico Bovisa: “Coltivando- L’ORTO CONVIVIALE”. Si tratta di un progetto di ricerca e didattica del dipartimento INDACO/Scuola del Design del Politecnico di Milano che si è aperto a una co-progettazione con i residenti del quartiere Bovisa, nella primavera del 2012.

gadgets di COLTIVANDO

Come dichiarato nel pieghevole riportato nella foto: “Coltivando è un orto urbano per il Quartiere Bovisa situato negli spazi verdi del campus Durando. E’ un orto conviviale, che oltre a condividere fra gli ortisti i prodotti che fornirà, si fonda sul piacere dello stare e del fare insieme, favorendo un’interazione tra gli abitanti di Bovisa e la comunità del Politecnico di Milano (docenti, personale, studenti). COLTIVANDO promuove uno stile di vita sostenibile e mette a disposizione uno spazio verde pubblico…. COLTIVANDO è uno spazio collettivo dove si avrà la possibilità di confrontarsi, conoscersi e organizzare le attività. Non solo uno spazio per crescere ortaggi bensì un luogo per coltivare conoscenze, passioni e amicizie.”.

Il progetto aderisce al DESIS NETWORK – Design for social Innovation and Sustainability, cui partecipano molte università nel mondo e nel cui sito Davide Fassi e Giulia Simeoni (docenti del Politecnico) raccontano Coltivando.

c'è spazio per tuttiColtivando è stato uno dei progetti di un’iniziativa di più ampio respiro: “C’E’ SPAZIO PER TUTTI” (quest’anno era alla sua seconda edizione), con cui il Politecnico si  è aperto al quartiere. Da buona curiosa ho visitato quasi tutti i laboratori ed è stato emozionante vedere l’energia, la disponibilità, l’attenzione nella progettazione, la competenza, la cura organizzativa e relazionale, la simpatia, la gentilezza che studenti, docenti e personale d’ateneo trasmettevano ed era tutto … assolutamente contagioso!! Vedere tutto ciò che i ragazzi hanno messo in campo, ha sviluppato nei “visitatori” un senso di gratitudine per tutta quella bellezza condivisa.

La mia avventura di coltivatore/coltiv-attore/coltiv-attivo. Ho preso parte a COLTIVANDO a partire da quest’estate dopo trovato dei volantini nei negozi sotto casa, in cui si parlava di un orto conviviale. Ho inviato una mail all’indirizzo indicato, scrivendo cose come: “mi interessa.. cosa posso fare? Come posso essere d’aiuto?” … la risposta di COLTIVANDO è stata di grande accoglienza e semplicità e così ho cominciato a far parte di un piccolo gruppo di residenti del quartiere che si sono presi l’onere, ma sicuramente più l’onore, di salvaguardare la sopravvivenza delle piante di pomodoro e di basilico del box-zero (progenitore di uno dei sistemi di contenitori/aiuole che ospiteranno tutte le coltivazioni dell’orto di via Candiani) dal caldo sole del mese di agosto. In questo modo ho anche avuto occasione di conoscere Davide, Sonia e Alessandro,  rispettivamente docente e progettisti delle due tipologie di aiuola: in tufo e in lamiera.

E’ stata un’esperienza molto piacevole e interessante: non è cosa solita per chi abita a Milano uscire di casa per andare a vedere l’orto, un mega-orto che si trova nel giardino del Politecnico, ritrovarsi a chiacchierare con altri abitanti del quartiere che senza l’aiuto del box-zero sarebbero stati emeriti sconosciuti, scambiare mail con gli altri ortisti per dare notizie dei pomodori e di come stesse funzionando l’impianto di irrigazione, confrontarsi con gli autori dei progetti di laurea che hanno portato a Coltivando (studenti e docenti) e, non ultimo, riflettere della propria relazione con i concetti di proprietà privata e bene comune.

Spiego meglio quest’ultimo passaggio: ho un terrazzo in cui, durante l’estate, faccio crescere pomodori, zucchine, basilico, melanzane (queste ultime un po’ difficili da adattare al vaso, ma sperimentare è irresistibile… e poi avete mai visto come sono belli i fiori delle melanzane?!)  e, naturalmente, quando i pomodori sono maturi, li raccolgo e li mangiamo orgogliosi! Ma quando la pianta di pomodori che curi è “di tutti”, come decidi quando raccogliere?  Ho visto che per me la questione non è stata semplice: passavo dal “bisogna raccogliere questo bel pomodoro maturo prima che si rovini..” a “magari chi viene domani ha pensato di raccoglierlo e ci rimarrebbe male non trovandolo più  ..” oppure “ci sono altri che hanno partecipato al progetto da prima che arrivassi io…  forse hanno più diritto di me di raccogliere”…insomma, non è stato semplice per me pensare che il bene comune è anche mio… e visto che il basilico ha continuato a crescere indisturbato per tutto agosto ed oltre… ho idea di aver condiviso questo imbarazzo con i miei compagni d’orto.

Forse in questi tempi un po’ bui in cui spesso nei giornali si legge di un grande arraffare (inquietante come il suono i questa parola, ricordi “affare) del bene pubblico, tenersi in equilibrio fra un legittimo autorizzarsi alla propria parte di bene comune,  il “pudore” nel  riconoscere il proprio diritto ad averne una parte, il sentire di doversene occupare e il timore dello scivolone nell’appropriazione “esagerata”… tutto questo pensare, mi sembra un bell’esercizio!

Dopo la piacevole avventura estiva e la sosta che ne è seguita, sabato ho partecipato con tanti altri “bovisani” e non, alla giornata di presentazione del progetto e all’avvio dei lavori sul campo.

La comunità che, orientativamente da gennaio 2013, si occuperà dell’orto necessariamente si dovrà ridurre in numero (in relazione ai 900 mq di orto), secondo criteri di selezione che sono stati illustrati nell’incontro, fino a raggiungere un gruppo di:

  • 15 residenti (si può trattare anche di rappresentanze di gruppi-famiglia/gruppi-amicali)
  • 5 docenti
  • 5 studenti

Ad ognuno (individuo/gruppo) verrà richiesto un contributo di lavoro di almeno 1,5 ore/settimana e 30 euro/anno per sostenere le spese vive; in cambio si prevede che ogni partecipante riesca a portare a casa i prodotti del lavoro comune.

Cosa si coltiva a COLTIVANDO? … al momento abbiamo piantato finocchi, lavanda, salvia, timo, un albero di mele, ciliegie ed un terzo di cui mi è sfuggita la tipologia, aglio, cavoli; ma ciò che cresce nell’orto è anche: cittadinanza, incontro e valorizzazione delle diversità (età, formazione, esperienze, nazionalità, bisogni, desideri), il quartiere delle persone e non solo dei palazzi, i network (in aiuto a Coltivando è arrivato il “Giardino degli aromi”, l’Università.. e probabilmente altri di cui non sono a conoscenza), la sperimentazione di una possibile co-costruzione, il vivere insieme, lo spazio ed il bene comune, i saperi che ognuno porta, il piacere di stare insieme…. una città più bella!

Chi c’era a COLTIVANDO? Una meraviglia: bambini che spalavano dalla cima di una montagna di terra,  carriole che andavano e venivano, carichi di mattoni in tufo magicamente tramutati in aiuole, io mi sono trovata a spalare terra in compagnia di un docente molto simpatico, ho portato mattoni per le aiuole scherzando con alcuni ragazzi, poi c’erano studenti, laureati e docenti del Poli che sono stati TUTTI fantastici, mamme e papà, bambini ancora incerti nello stare in piedi che impugnato il rastrello non si perdevano certo d’animo,  anziani che davano saggi consigli sull’orto, ex operai della Ceretti e Tanfani (l’ex fabbrica le cui strutture ospitano parte dell’odierno Politecnico di Bovisa), donne, uomini, nonni, ragazzi, ragazze, turchi, spagnoli, giapponesi, inglesi, italiani, bovisani… tutti a godere di queste ”prove botaniche di sopravvivenza umana!”.

Non so se riuscirò a fare parte dei 15 residenti che si potranno occupare direttamente dell’orto, ma mi sento fortunata già nel sapere che vicino casa c’è un tesoro così grande di bellezza, di persone, di azioni e idee e di futuro!! Citando l’antropologa Margaret Mead: «… never doubt that a small group of committed citizens can change the world. Indeed it is the only thing that ever has». (tratto da “Theory U”, Otto Scharmer)

Potrei scrivere ancora pagine e pagine di quest’esperienza che mi ha veramente riempito il cuore, di ciò che mi immagino nel suo futuro, delle sue applicazioni nei luoghi di lavoro (dal team-building, alla gestione progetti, alla competenza di cura, alla gestione dei gruppi di lavoro, la tutela del bene comune, ai community garden, ecc.), nelle scuole (nella mia scuola materna di zona avevo l’orto e mia figlia è andata all’elementare pubblica, Rinnovata Pizzigoni, dove agraria è materia di studio e di pratica), dell’utilità che potrebbe avere come terapia di supporto in alcune difficoltà della vita. Per ora mi limiterò a condividere con voi il piacere che ho avuto domenica mattina mentre con mio marito ci godevamo la colazione in un bar della zona sentendo, nel tavolino vicino al nostro, due signore non più giovanissime che si raccontavano entusiaste dell’orto, degli altri laboratori ed erano evidentemente riconoscenti di tutto il lavoro di preparazione che ci avevamo messo “quelli dell’università”!!

Il passaparola è iniziato, o forse, continua da tempo …. la relatività dello spazio-tempo si impone!

Ciò che ho visto sabato in Bovisa è “il futuro che vuole emergere“!!! proverò a seguirlo nei prossimi mesi e vi terrò aggiornati.

Rossella

Alcuni link collegati a Coltivando e al tema degli orti: 

http://www.desis-network.org/news/coltivando-community-garden-politecnico-di-milano-italy (DESIS Network)

http://www.youtube.com/user/cespaziopertutti2011 (canale You-tube “c’è spazio per tutti”)

http://www.youtube.com/watch?v=funXmyajugk (orto-terapia)

http://rape.noblogs.org/ (Libere rape metropolitane)

http://rape.noblogs.org/files/2012/06/DeliberaConvenzioneGiardiniCondivisi.pdf (delibera Comune di Milano)

http://www.tuttogreen.it/orto-aziendale-crescere-verdura-e-frutta-assieme-ai-colleghi-e-lultima-mania-green/ (orti aziendali)

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7 risposte a “COLTIVANDO: orto conviviale”…. non solo una questione di piante e ortaggi!

  1. Pingback: Permacultura: spunti di coltivazione organizzativa. | Appunti di lavoro

  2. Eleonora Cirant ha detto:

    Questo sì che è un seme di futuro. Mi hai fatto venire voglia…

    • roxeli ha detto:

      perchè non passi un sabato? Io oggi non sono riuscita ad andare, ma potremmo metterci d’accordo per una prossima volta… un’occasione per prenderci un caffè sognando futuro

  3. roxeli ha detto:

    Proverò assolutamente lo zenzero… ha provato tante volte a mettere i germogli mentre era ancora nel mio frigorifero!! La prossima volta lo metto in vaso.. e visto ciò che dici lo consiglierò sabato, al prossimo incotnro di COLTIVANDO!

  4. marinamariani ha detto:

    Nella mia zona Zona 2 ( lato sinistro di viale Monza) il tentativo dal basso di cittadini e cittadine di coltivare spazi di aiuole abbandonate iniziato molto spontaneamente ha per ora sortito la comparsa di un ampia cancellata verde decisa da alcuni condomini dei palazzi vicini pur essendo uno spazio pubblico. Abbiamo ancora molto da coltivare nelle relazioni di quartiere, l’esperienza della Bovisa da energia.

    • roxeli ha detto:

      Quello che mi sembra emergere centrale è proprio la questione delle relazioni: quelle fra le persone, quelle con le cose (le aiuole) e con i problemi/soluzioni (gestione delle aiuole). Nell’agito quotidiano, spesso si tratta di reazioni piuttosto che di reazioni: nel caso che racconti è la comparsa della cancellata! Una delle parti interessanti di COLTIVANDO è che la questione del “chi decide” è tema di gestione del progetto.
      A volte il tentativo dal basso, de-strutturato si trova nella fatica di non sapere con chi parlare delle proprie intenzioni, con chi aprire trattative “sul possibile” in alternativa al desiderato.
      Il contesto attuale che tende a sopprimere le differenze e coltivare “sfiducia” non aiuta l’iniziativa del coltivare aiutole abbandonate. Considera che in Bovisa, non lontano dal Politecnico, più di 15 anni fa, un ampio terreno abbandonato e utilizzato come discarica abusiva era stato recuperato da alcune persone che l’avevano ripulito e ci avevano fatto degli orti (tutto rigorosamente abusivo) che avevano sostituito la bruttura con belle piante di vari ortaggi, fiori ed altro, in questo modo costituivano un presidio del territorio, era un modo per le persone di conoscersi e farsi compagnia, per i pensionati di passare il tempo in modo piacevole e mostravano la creatività di quegli ortisti che avevano costruito recinzioni, baracchine per gli attrezzi, serre ed impianti di raccolta d’acqua piovana e irrigazione, tutto con materiali di assoluto recupero! Uno di quegli ortisti era mio papà. Poi sono passate le ruspe e adesso anche lì c’è una bella cancellata, oltre la quale il terreno è nuovamente abbandonato e non curato. Anche in Bovisa, COLTIVANDO dà energia e speranza!!

  5. Daniela ha detto:

    Anche la mia famiglia sta partecipando ad un progetto che prevede l’avvio e e la gestione di un orto all’interno di uno stabile che ospita sia famiglie residenti in modo permanente sia alloggi per persone in situazione di emergenza (permanenza massima di 6 mesi). L’orto anche in questo caso è pretesto e occasione di integrazione tra gli abitanti – a vario titolo – dello stabile e altre 4-5 famiglie “esterne” interessate. E siccome anche la scelta delle colture è multi-etnica come il gruppo di ortisti, ho scoperto che lo zenzero è una piante bellissima e qui a Milano cresce che è una meraviglia!

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