…Lavoro che c’è, lavoro che non c’è…

“Una nuova coscienza comincia a emergere: il mondo umano, messo ovunque a confronto con le incertezze, è trascinato in una nuova avventura. Dobbiamo imparare ad affrontare l’incertezza. E’ per questa ragione che l’educazione deve riconoscere le incertezze legate alla conoscenza.….Pertanto, è importante non essere realisti in senso banale (adattarsi all’immediato), né irrealisti in senso banale (sottrarsi ai vincoli della realtà): è importante  essere realisti nel senso complesso del termine: comprendere l’incertezza del reale, sapere che il reale comprende un possibile ancora invisibile.”
Edgar Morin  – tratto da “I sette saperi necessari all’educazione del futuro”

L’incertezza citata da Morin è, forse, la condizione che più ci accompagna in questi ultimi anni e risulta attraversare ambiti diversi: la sicurezza ed il senso lavoro, la nostra comunità, la qualità dei luoghi di vita, le relazioni, l’ambiente, la sostenibilità dei nostri modelli produttivi e più in generale, il futuro dell’umanità. L’insostenibilità di un’incertezza così diffusa alimenta un grande desiderio di certezze, di modelli forti che diano risposte rassicuranti, con uno sguardo che sembra orientarsi al passato, piuttosto che riuscire a intravedere il futuro.

Apparteniamo alla generazione in cui la maggior parte dei genitori spingevano i propri figli alla tranquillità economica del “posto fisso”, in cui la certezza regnava, c’erano diritti e doveri chiari … se studiavi, lavoravi sodo, avresti fatto carriera, saresti stato ben pagato e la tua vita sarebbe stata, almeno dal punto di vista della “sussistenza” pratica, un percorso anche di fatica, ma di una fatica che sarebbe stata ripagata. Oggi ai nostri figli, alle prese con la scelta di sviluppo del proprio percorso formativo suggeriamo di seguire le proprie passioni perchè non ci sono più strade che assicurino futuri certi e sicuri rispetto agli sbocchi lavorativi. In questo senso, forse si è guadagnato in libertà.

In questo contesto si colloca la Giornata dello Studio APS sul tema “…Lavoro che c’è, lavoro che non c’è…” (http://www.studioaps.it/giornate-studio/157-2012-lavoro-che-c-e-lavoro-che-non-c-e.html) che potrebbe essere ulteriormente declinato in “lavoro pagato, lavoro gratuito”, “lavoro protetto, lavoro a tutti i costi”, “lavoro o salute” (come il caso Ilva ha mostrato in tutta la sua drammaticità),  “lavoro come capacità individuale o esito di tutele istituzionali”, “colloqui di selezioni per lavori improbabili o inesistenti” come racconta Anna Omodei nel suo post Un non-lavoro a tutti i costi? in Appunti di lavoro e come trattato in altri post del nostro blog.

Il titolo della Giornata “…Lavoro che c’è, lavoro che non c’è…” evoca, per alcuni versi, una dimensione di sospensione, una continua oscillazione in cui ci si chiede costantemente quando si sarà nell’una o nell’altra posizione, nel presente e nel futuro.

Per non lasciarsi pietrificare da questa potente Medusa può essere utile ragionarne insieme per uscire da poco generative dicotomie, per sviluppare comprensioni o come dice il sottotitolo della Giornata: .. per ricercare strade percorribili e sostenibili per le organizzazioni e per i singoli.

La trama dell’incontro propone spunti e sollecitazioni che ci verranno dalla condivisione di contributi portati da ospiti che affronteranno la dimensione economica e sociale del lavoro provando a ragionare anche di sostenibilità (Claudia Marabini, Carlo Donolo, Enzo Rullani, Giulio Marcon); verranno proposte alcune suggestioni tratte da ciò che si scrive del lavoro e infine solleciteranno il dibattito finale le testimonianze di come la crisi stia impattando alcuni contesti: piccola media impresa fra inerzie e innovazioni e sistema sanitario e socio-sanitario fra opportunità e minacce (Daniele Marini, Francesco Longo, Francesco d’Angella).

La Giornata è esito di un lavoro di ricerca e approfondimento che ha coinvolto un gruppo di consulenti dello Studio APS, prendendo spunto da quanto quotidianamente il tema del lavoro e del non lavoro sollecita, sia sul piano personale che su quello professionale, sia rispetto ai problemi con cui si confrontano i nostri clienti e i nostri “non clienti”, siano essi individui, gruppi o organizzazioni.

Il gruppo si è arricchito del confronto con altri professionisti e colleghi che stanno ragionando sulle stesse questioni, magari partendo da punti di osservazioni diversi.

Per continuare la ricerca di una possibilità, la costruzione di nuovi chiavi di lettura e possibili azioni, potremmo trovarci insieme all’Elfo Puccini,  il 24 novembre.

Oltre al link, sopra citato, con la presentazione dettagliata ed il programma della Giornata, ulteriori informazioni sono disponibili sul sito dello Studio APS www.studioaps.it dove sono reperibili anche i contatti della segreteria a vostra disposizioni per eventuali chiarimenti.

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Informazioni su Elisio&LoSchiavo

Consulenti, formatori, collaboratori dello Studio APS e blogger di Appunti di lavoro Forse potremmo aggiungere: curiosi! Infatti è la curiosità uno dei territori su cui ci incrociamo spesso, quasi una competenza professionale se si accompagna alla disponibilità ed alla costante costruzione di strumenti conoscitivi e chiavi interpretative. Grazie a questa vivacità scopriamo e coltiviamo interessi comuni, voglia di capire, approfondire, scambiare fra di noi e con altri (colleghi, clienti, organizzazioni, individui, ecc.) questioni di vita lavorativa, e non.
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