Blog: una provvista di domande

Mettetevi comodi.
Non abbiamo le idee chiare.
E questo post è un tentativo di spiegare quello che ci sembra di intuire.

Incomprensibili comportamenti digitali?

Alcune considerazioni riguardo al funzionamento dei blog, più che altro domande che ci facciamo.
Sul funzionamento dei blog ne sappiamo ancora poco, o non abbastanza. Si tratta di realtà in forte evoluzione.

Per un verso non è facile comprendere i comportamenti di fruizione dei blog, confrontare le modalità di gestione di blog di media o bassa classifica, analizzare la rispondenza alle esigenze dei visitatori e dei lettori e approfondire le ragioni dei comportamenti che le statistiche tracciano. E se quelli famosi, cliccati ogni, giorno da migliaia di visitatori hanno il loro bel daffare a non perdere posizioni, a intercettare notizie e gusti a cogliere l’interesse dei lettori, noi vorremmo ragionare di blog (in apparenza) più modesti, di settore o di nicchia. Sappiamo poco dei comportamenti dei fruitori dei blog ai quali partecipiamo: ci sono lettori regolari, altri saltuari, altri occasionali, altri distratti, altri voraci, altri eccitabili, altri dormienti, altri pazienti… e altri ancora… E anche se vanno moltiplicandosi esperti dispensatori di consigli e pubblicazioni che promettono incrementi di frequentatori e lettori, crediamo rimangano spazi per esprimere il proprio punto di vista e considerare le proprie esperienze (e anche per provare a fare ricerca anche in modo tradizionale, e non solo mediati della potenza delle tecnologie).

Ma c’è anche un altro lato poco chiaro, quello che riguarda i comportamenti dei produttori digitali (blogger e altri soggetti per descrivere i quali non abbiamo parole di uso comune). Anche qui ci rendiamo conto di sapere relativamente poco e di colmare le scarse conoscenze con ipotesi che da tentennanti, in un battibaleno, si trasformano in conoscenze simil-certe. Ma come si comportano i blogger nel lavoro di cura dei loro blog personali? In che modo collaborano i blogger? In tanti modi diversi, viene da rispondere. Certo, ovvio, ma quali e perché? E con quali fatiche, risultati e piaceri?

Su cosa basiamo i nostri dubbi?

Nel tentativo di trovare un senso all’andamento dei contatti del blog personale di uno di noi, l’altro della coppia guarda ogni giorno le statistiche (come i blogger che si rispettano anche più volte al giorno). E non riesce a capacitarsi dei fattori che influenzano i contatti. Meglio pubblicare la mattina? Prima di pranzo? Verso sera? Meglio la mattina nei giorni festivi di pioggia e meglio verso sera nei giorni di sole? Nei giorni feriali è meglio pubblicare nella pausa pranzo? I lunedì dopo i ponti è meglio lasciar perdere che le persone sono indaffaratissime?

L’unico elemento che si presenta con una certa costanza è che al crescere della frequenza delle pubblicazioni di post, crescono i contatti. Effetto titolo, incipit e tags?
E più crescono i contatti e maggiori sono le soddisfazioni (e le probabilità) di innescare commenti e dialoghi. Più si viene letti e commentati più ci si prende gusto.
Ma si può per contro affermare che più si pubblicano (cose ac/curate) più si viene letti? O cliccati? (Che non è esattamente la stessa cosa). O dipende piuttosto dall’indicizzazione: più post, titoli con parole up-to-date, tags mirati e maggiori saranno le probabilità di venire intercettati da ricerche estemporanee?

Funziona pubblicare con regolarità? O quello che conta è pubblicare stando sulla notizia? Conta di più la brevità e la frequenza piuttosto che la accuratezza e la regolarità? Tutto e tutto insieme (già, ad avere energie e tempo illimitati!).

Ci sono fattori che influenzano l’accesso al blog (ma non necessariamente la lettura). Ad esempio se rilanciamo il post pubblicato sul blog in Facebook, Twitter e Linkedin, dando così risonanza all’uscita, in genere i contatti salgono. Se poi scegliamo di programmare le uscite verso l’ora di pranzo, nel tardo pomeriggio o in prima serata abbiamo l’impressione di incrementare i contatti (e un po’ lo confermano le statistiche che seguiamo), e la spiegazione che ci diamo poggia sull’ipotesi che pubblicare in momenti in cui presupponiamo che le persone tendano a prendersi delle pause, allora cresce la possibilità di venire letti.

Edicola o biblioteca?

Edicola o biblioteca? Questa è la domanda con la quale cerchiamo di spiegare i ragionamenti (ingenui, abbiamo il sospetto) che facciamo a proposito della rintracciabilità nel tempo o dell’accesso immediato ai post che pubblichiamo. Va da sé che ci sono argomenti che interessano molto e argomenti che interessano meno, ma l’appeal dell’argomento è una variabile che in questo momento non consideriamo. Ci pare che la differenza di approccio dipenda dal pensare il blog come una edicola o come una biblioteca. L’edicola vende i quotidiani (che il giorno dopo nessuno acquisterebbe), i settimanali e qualche long-seller di cassetta. La biblioteca tende a conservare le informazioni in modo che siano facilmente rintracciabili; certo, entrando da qualche parte ci sono quotidiani del giorno, e all’ingresso le novità, ma girando tra gli scaffali è possibile scegliere tra diversi libri.

Se pensiamo ai blog come a edicole (che anche solo propongono settimanali) dobbiamo assicurare frequenza regolare: chi viene cerca l’ultima pubblicazione. Se pensiamo ai blog come a biblioteche, non solo promuoviamo, ma conserviamo: e a quel punto conta l’intero capitale di pubblicazioni (che andrebbe manutenuto e forse in qualche modo aggiornato).

Se le connessioni, i click, le visite si addensano intorno ai contenuti e alla loro qualità, allora la regolarità delle pubblicazioni ci pare meno rilevante per assicurare l’apprezzamento di un blog. Inoltre l’irregolarità non provoca necessariamente effetti di ombreggiamento nei confronti di altri post: se quello che conta è l’uscita, la permanenza in catalogo e il rilancio, allora anche due post nello stesso giorno possono non interferire (troppo). Dipende da come ci si immagina un blog…

Brevi o lunghi?

La lunghezza dei post ha a che fare con l’apprezzamento di un blog? Dipende.
C’è una regolarità non solo nel timing, ma anche nei formati. E tempismo e formato possono sinergizzare. E, a dispetto di una non risolta querelle di coppia tra anarchismo temperato e precisione derogante, noi pensiamo che forse varrebbe la pena curare di tutto un po’ (ma con un quid che ci corrisponda, come ha suggerito Eleonora Cirant). Ci sono aspettative e la regolarità le alimenta, a volte le condiziona. Ci sono blog dalla rapida scrittura e ci sono blog dalla media scrittura (la qualità della scrittura conta molto, va da sé). Ad un esempio possiamo leggere con gusto articoli brevi, che so, sui quotidiani, e leggere con gusto articoli più lunghi su Internazionale. Una di noi si impegnerebbe a scrivere post brevi (se avesse più tempo). L’altro di noi scrive in genere post dalle 1000 parole in su (6000 caratteri più o meno). I guru consigliano post molto più brevi, intorno alle 300 parole (2000 caratteri), ma noi non ci curiamo troppo dei guru (e a volte pensiamo di non essere saggi, ma ci pare che non tutto possa essere trattato per microporzioni). Così ci diciamo che dovremmo vincolarci ad utilizzare un escamotage: scrivere introduzioni riassuntive, tagliare i post a 2000 caratteri e lasciare chi legge di decidere se proseguire o fermarsi. Funzionerebbe?

Ragioni a favore della regolarità

Naturalmente non siamo contrari alla regolarità delle pubblicazioni:

  • comprendiamo che uscire secondo un certo calendario (due volte la settimana ad esempio) potrebbe suscitare attese nei lettori (ma ci sarà qualcuno che coltiverà la voglia di leggere quello che scriviamo?);
  • inoltre sapere di dover pubblicare un post alla settimana induce ad essere produttivi: un commitment – con se stessi o con una redazione – trasforma un compito in un obiettivo, e questo (ci) aiuta.
  • una ragione (non esplicitata e forse frutto di discorsi coniugali) ci pare possa essere grosso modo espressa così: la regolarità delle pubblicazioni segnala una complessiva tenuta del progetto di scrittura collettiva. Cioè se ce la facciamo a mantenere una certa regolarità siamo un po’ quello che vorremmo essere. E ci rincuoriamo.

In queste ultime settimane abbiamo condiviso decisioni rispetto alle quali ci sentiamo incerti. Avvertiamo un retrogusto di insoddisfazione ma non abbiamo argomenti incontrovertibili da contrapporre alle scelte fatte. In entrambi i casi si tratta di blog collettivi, situazioni nelle quali la riuscita dipende anche da un certo accordo fra le persone che alimentano la pubblicazione dei post.

In un caso si è scelto di pubblicare con regolarità. Ogni venerdì è attesa l’uscita di un post. Due le argomentazioni addotte a sostegno della decisione.

  • La prima motivazione è che la regolarità della pubblicazione fidelizza i lettori. I lettori sapendo che ogni venerdì uscirà un post, attendono con una moderata curiosità l’uscita dei post
  • La seconda giustificazione è che la regolarità della pubblicazione consente una programmazione dei post da pubblicare.

Fare scorta di post?

In un blog multiblogger fare scorta di post funziona?
Sì è importante fare scorta di post, infatti può succedere che gli slot di pubblicazione siano vuoti, e allora avere post di scorta può essere utile, a condizione che si tratti di post insensibili alla tempistica di uscita. Tuttavia quello che ci succede è che se guardiamo il programma delle pubblicazioni e vediamo che sono già programmati tre o quattro post allora ci viene da pensare che non è urgente scrivere, e possiamo prendere tempo. Quindi le scorte inducono una leggera ma desiderabile indolenza.

Ma, consapevoli che per una redazione la regolazione delle uscite è un compito delicato… siamo d’accordo fissare una pubblicazione settimanale e avere una scorta di post dà la sensazione di long-lasting-luck.

Il quid del blog

Eleonora Cirant (giustamente) sostiene che ogni blog per essere efficace deve avere un suo quid. Una sua identità? Una sua linea editoriale? Un suo stile? Una sua riconoscibilità? Un suo progetto? Cos’è questo quid inesprimibile? Di che sostanza è fatto? In quali desideri si involtola?

‘Blog’: una parola imperfetta

In occasioni diverse abbiamo notato che ‘blog’ è una parola imperfetta. Non indica un oggetto in modo sufficientemente definito. Se diciamo ‘quotidiano’ riferendoci a un giornale è abbastanza chiaro che pensiamo a una pubblicazione giornaliera fatta di fogli volanti. Se diciamo ‘biblioteca’ – indipendentemente dalla quantità di attività culturali complementari – ragionevolmente sarà un luogo dove consultare e prendere in prestito libri. Se dico ‘blog’ le reazioni vanno dal disappunto, all’apprezzamento, al punto di domanda. Serve una scorta di parole meno vaghe?

La fatica di scrivere

Un nostro amico ci ha detto: “perché avete sprecato un paio d’ore a scrivere questo post?”.

Informazioni su Salaris&Maino

Coniugi.
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6 risposte a Blog: una provvista di domande

  1. Mainograz ha detto:

    L’ha ribloggato su Mainograze ha commentato:

    A proposito di blog, ci abbiamo ragionato con Maria Giovanna Salaris…

  2. Eleonora Cirant ha detto:

    Molto utile e stimolante!

    Edicola o libreria?
    Mi sono impigliata nella distinzione tra edicola e libreria e non riesco a definire se uso i contenuti di un blog in un senso o nell’altro. Talvolta uno, talvolta l’altro. Tengo la domanda aperta, ma ho il sospetto che l’orizzontalità della rete e il dispositivo dei motori di ricerca renda difficile questa distinzione. Tutto internet non è forse al tempo stesso una biblioteca e un’edicola? Quello che lo rende uno o l’altro è ciò che cerco o come: molto affine la mia fruizione a quella descritta da Maria Teresa. Questo blog lo uso come un’edicola quando leggo l’ultimo articolo pubblicato (lo aspetto con golosità anche se non accade mai che legga i post nello stesso giorno in cui sono pubblicati). Ma lo uso anche come biblioteca quando cerco tutti gli articoli su un certo argomento (come mi è successo ad esempio sul tema della conciliazione).

    Mi vengono una volta al mese
    Dal lato gestione, ho spesso pensato con senso di inadeguatezza e frustrazione al mio ritmo “lunare”. Veramente mi viene da dire: mestruale. Ecco, i post mi vengono una volta al mese. E’ troppo poco!: mi autoaccuso. Non riesco a fare altrimenti. Un testo da pubblicare è il precipitato di una serie di condizioni che nel mio caso si aggrumano con periodicità lenta. Ci vuole un germoglio che sia un’idea. Poi un tempo di rimurgino il mumble-mumble in cui si cucinano le idee… Poi il tempo di scriverlo. Il tempo per sedimentarlo (scriveva Graziano in un altro suo articolo sulla scrittura, rilanciando un decalogo di Zadie Smith: mai pubblicare a fresco, lasciar decantare: come lo sento vero!). Il tempo per tagliare. La scrittura è come un lavoro di taglio e cucito… ma più di taglio!! (credo)
    Sto scrivendo questo commento da più di un’ora, ed è da una settimana che ritorno col pensiero al vostro articolo (questo commento sta diventando lungo: meglio dividerlo in capitoletti)

    Il computer stanca da morire e non posso farne a meno
    La parola chiave nella mia frustrazione è “tempo”. Quante volte un’idea sarebbe pronta, fresca, ma non c’è spazio per accoglierla. L’altra parola chiave è “stanchezza”. C’è un senso di sovrabbondanza che non riesco a gestire, sia nei contenuti accessibili in rete che in quelli che potrei mettere in campo.
    Da qualche tempo mi sto osservando nel fruire e fare scrittura in rete. Come se avessi incontrato un limite del mio corpo e della mia mente. Ormai lavoro quasi solo col computer, fanno una media di 8 ore di esposizione continua ogni giorno. Quante volte avrei voglia di scrivere, ma i miei occhi urlano vendetta e solo l’idea di rimettermi davanti a un monitor mi dà la nausea. Questo affare su cui sto scrivendo è un radiatore al contrario! Carta e penna? Non funziona più! E’ pazzesco, ma non sono più capace di scrivere un testo su carta!! Ho bisogno di tagliare, spostare, cancellare, riscrivere… è incredibile, se penso che appena 15 anni fa facevo assolutamente a meno di questo oggetto che oggi riempie la mia vita professionale, creativa, relazionale.

    E quindi?
    Quindi alla fine giocoforza mi rilasso. Non mi pongo obiettivi di periodicità e come viene viene. Leggo quel che posso privilegiando quello che scrivono amici e amiche e persone che mi piacciono spesso perché le ho conosciute direttamente (le rivincita della relazione sul virtuale!). Se mi serve qualcosa uso google, che talvolta mi spara su un blog che salvo nei preferiti e talora torno a visitare. L’elenco dei preferiti è come il catalogo della mia biblioteca personale: lì so che posso trovare qualche info utile sul tal argomento.
    Uso il mio blog personale un po’ come un giornaletto, un po’ come un archivio, un po’ come un biglietto da visita. Appuntidilavoro è prezioso per le persone che lo animano, è un po’ come incontrarsi nella sede di un’associazione, ma è una sede virtuale.

    Non so mica se sono andata fuori tema! Mi avete dato occasione di dare forma a pensieri che gorgogliavano da tempo nell’inespresso. Come diavolo faccio a decantare? Mi tradisco, invio.

    Aggiungo solo la mia delizia nel leggere i commenti di Vittorio!!

    CLIC!

  3. ovittorio ha detto:

    rapido. blogghico. o bloggoso? tempista! scatto alla linea di partenza. no. polveroso bibliomaniaco feticista. di cosa? letterine multicolorate disposte in file ad assumere toni da significato? e se fosse -il blog- la più recente incarnazione dell’anima. incarnazione: esagerato. ecco, una volta è scappato fuori l’inconscio nell’incontro fra parlante (in ogni linguaggio) e ascoltatore parlante (ma sempre attento ad ogni bordo), poi il linguaggio è sbordato (sbloggato), le onde si sono fatte alte, poi si sono ritirate, si è presi tutti un pezzetto, e via, alla ricerca di un posto dove dire dire dire dire ed essere ascoltati ascoltati ascoltati. contano i contatti: se fosseso carezze, saremmo disposti ad accettarne così tanti e sempre di più??
    vittorio guruguru (sic)

  4. lucadic67 ha detto:

    Credo che sia interessante coltivare le emozioni andando nei blog altrui e attivare canali di comunicazione con i commenti.Poi i canali dei social sono importanti(anche se non ho mai capito come mai se wordpress mi “irradia ” su fb con molti utenti,i commenti sono pochini…).Grazie ragazzi per questo ottimo post.Ciao.

  5. Maria Teresa ha detto:

    Caro Graziano (e tutta la Redazione), grazie davvero per questo post. Per quanto mi riguarda, altro che aver perso due ore a scrivere qusto post. Mi avete aiutato a riflettere anche sul mio, di blog. Da ‘blogger’ neofita ho assolutamente necessità di confrontarmi con chi ha più esperienza di me. Provo a fare qualche mia considerazione (da neofita, si capisce):
    – trovo molto utile fare scorta di post, previene la sindrome del ‘foglio bianco’ e i buchi produttivi dovuti ai più disparati motivi (lavoro, influenza, famiglia, ozio sfrenato-si spera momentaneo, esami da preparare ;-) ecc ecc)
    – il quid. Già. Ci sono diverse ‘scuole di pensiero’ che riflettono tutto quanto dite nel post. Personalmente penso che la frequentazione di un blog sia strettamente legata alla personalità del navigatore, al momento che sta vivendo, ai suoi bisogni e desideri. Per esempio in questo momento frequento blog su SEO, SEM e google adwords, visto che ho la necessità di lanciare il mio sito completamente rinnovato (e che ha perso in un botto le posizioni buone conquistate in otto anni da quello precedente). Chi é interessato ad un particolare argomento cerca blog con linea editoriale e focus precisi. Graziano invece mi ha colpito soprattutto per l’originalità dei post (il pacco di pan carré, il graffito “vuoi sposarmi SI/NO” per fare qualche esempio) e la sua capacità di pensiero laterale. Nel mio blog appena nato all’interno del sito, mi diletto a saltellare da un argomento all’altro, così come mi suggerisce la voglia del momento, la creatività, il flusso di pensiero, ciò che mi capita di vedere nei boschi o in giro, il libro che studio o leggo al momento… Sono così, e così in modo trasparente mi piace che mi vedano coloro che hanno la benevolenza di leggermi.
    – post brevi o lunghi: dipende dall’argomento e dal focus (come scrivevo prima). Alle volte é bellissimo trovare anche solo una citazione di due righe (o due parole), perché é quello che ci fa bene in quel momento
    – regolarità: ho letto altrove anche considerazioni su questo tema. Non saprei. Forse anche qui dipende dal tipo di focus. Ciò che penso sia vero comunque é che un’eventuale irregolarità non sia così ampia, (meglio avere bassa dev. std. ;-)). Una frequenza troppo elevata penso possa diventare stucchevole, diventa un ‘bombardamento’. Come in tutte le cose, la dose é fondamentale: un veleno é farmaco a basse dosi, veleno ad altre dosi.
    – la parola ‘blog’: io sono visiva e tendente ai cartoons (la mia parte bambina :-)). Blog mi sa di una bolla che si espande, qualcosa di subitaneo e divertente, o che porta in un attimo a riflettere.
    Nel dizionario trovo: Blog= Web site on which an individual or group of users produces an ongoing narrative. Una narrativa in divenire… che bello!
    Baci
    Maria Teresa

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