Piano C: un progetto di coworking per uscire da molte crisi

Che cos’è Piano C
Piano C (www.pianoc.it) è un progetto in fase di avvio, pensato e ideato da Riccarda Zezza, una 40enne che, dopo 15 anni in azienda, decide di buttarsi in una bella avventura.
E’ uno spazio di coworking, ma vuole essere molto di più: un luogo dove poter costruire relazioni professionali, reti, pensato in particolare per le donne che riprendono a lavorare dopo la maternità, con figli piccoli e piccolissimi. In questo caso il servizio di co-baby, va incontro alle esigenze delle mamme lavoratrici: è un baby parking ben organizzato dove i bimbi ricevono attenzioni e cure necessarie ad un passo dalle loro mamme.

Cosa c’entro io con Piano C
Quando è nata Emma ho potuto usufruire della maternità obbligatoria per i 5 mesi previsti dalla normativa. Volevo restare in maternità fino allo scadere del contratto, ma per non perdere troppo il contatto con il lavoro sono rientrata. Prima di quanto volessi e avessi bisogno. Poi la scelta della libera professione e altro ancora.
Se ci fosse stato un Piano C quando Emma aveva 6 mesi sarebbe stata una bella occasione. Ma non c’era. Penso che l’esperienza diretta mi abbia fatto ben capire che cosa significa dover conciliare: organizzare la settimana con incastri magici tra me e mio marito, prevedere 3 o 4 babysitter per essere sicuri di avere un aiuto, preparare tutto il necessario per Emma e soprattutto dividere molto bene il lavoro dalla vita di casa. Chiusa la porta, finito il lavoro.
Penso poi che il passaggio alla libera professione sia stato ancora più incisivo in quanto ad apprendimenti: se da un lato si acquista in autonomia e indipendenza, dall’altro si rischia l’empasse e si fatica molto a restare “a galla”. Molto del lavoro sta nel mantenere vive le relazioni professionali, nel promuovere propri progetti ed attività, nel costruire nuovi approdi professionali.

Perché Piano C entusiasma
Un progetto come Piano C raccoglie entusiasmo soprattutto tra le donne. In poco tempo e anche grazie ad una campagna ben organizzata, il progetto è stato diffuso, segnalato come una di quelle best practice che dovrebbero essere riprese da altri, diffuse a loro volta. E naturalmente questo entusiasmo trascina anche perché l’idea (non nuova: va detto che molte aziende e multinazionali hanno già questo tipo di servizio gestito internamente) questa volta è a disposizione di tutte e tutti. Certo è un servizio a pagamento, ma l’accesso è libero, e in tempi di crisi è un’impresa che nasce.

Le sfide che Piano C e le co-workers hanno di fronte
Piano C mi interessa, ho scritto quasi subito a Riccarda definendo il progetto come “vitale” in questo momento e ne sono sempre più convinta.
Le sfide che si aprono per un’iniziativa di questo tipo sono molteplici:

  1. Piano C scombina le carte, non è più il luogo di lavoro al centro della nostra attività lavorativa, ma è un luogo. Tutto da costruire e da rendere vitale, che offre un servizio.
  2. Ad oggi le persone (prevalentemente donne) che stanno contattando Piano C sono libere professioniste, che lavorano prevalentemente nell’ambito della comunicazione e del marketing. E’ più immediato, abituale e semplice considerare Piano C come l’ufficio, invece che prevalentemente come un luogo dove poter anche costruire nuove relazioni professionali. Nel corso dei giorni e grazie all’attività del sito e della community qualcosa si sta muovendo: per ora è un movimento virtuale.
  3. Riccarda Zezza riprende studi internazionali che dicono che la rigidità organizzativa, alcune regole imposte dal/al mondo produttivo, hanno un impatto negativo e deflagrante sulla vita delle persone e delle donne/mamme in particolare. E quindi anche sulla loro produttività e sulla vita delle organizzazioni. L’idea di plasmare l’organizzazione del lavoro sulle necessità e in base alla vita quotidiana delle persone è andare oltre la conciliazione della vita con il lavoro. E non riguarda solo le donne. Anzi.
  4. Piano C fa una proposta anche alle aziende che non possono/vogliono dotarsi di servizi di conciliazione, che possono offrire un’opportunità alle neo mamme per un rientro soft, passando da una struttura esterna e ben organizzata. Sarà interessante capire quanto le aziende sono disposte a sperimentare un percorso davvero diverso e magari anche a valutarne l’impatto in termini di produttività. Piano C scuote il mondo del lavoro così come, penso, il mondo delle “imprese individuali” e/o dei liberi professionisti.
  5. In tutto questo c’è anche una forte carica di idealità: in tutte le sue interviste ed anche di persona una delle prime cose di cui parla Riccarda è la “felicità produttiva”, coniugando la possibilità di produrre a quella di farlo felicemente, senza doversi ‘impiccare’ nella impossibilità di conciliare tutto da sole/i. Ci sono ricerche ed esperienze che già indicano questo connubio come particolarmente incisivo, soprattutto in termini di produttività.

Sentire parlare di felicità produttiva di questi tempi è un fulmine a ciel sereno: oggi, nell’era della moderazione dopo il periodo degli eccessi, siamo così attenti ad usare le parole, a pesare i pensieri, a non esagerare. Questo messaggio può apparire addirittura come una nota stonata. Quanto invece può rappresentare ed essere colto come un’altra opportunità? In fondo forse abbiamo bisogno di un pensiero che sfondi la barriera del dramma sociale contemporaneo.

Informazioni su diletta76

Ho iniziato con le ricerche di mercato e i sondaggi d'opinione e ho proseguito con la ricerca sociale. Mondi diversi in cui però ho potuto fino ad ora sempre sperimentare. Questa fase è ancora più ricca, se possibile, di opportunità e novità: vedo il blog Appunti di Lavoro come uno strumento di lavoro importante, che mi consente di confrontarmi con colleghi, di proporre progetti, analisi, punti di vista. In qualche modo di contribuire per una piccola parte alla ricerca, appunto, nella complessità del mondo in cui oggi viviamo.
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4 risposte a Piano C: un progetto di coworking per uscire da molte crisi

  1. Pingback: Crisi: come farvi fronte? #psicosociologia | Mainograz

  2. rossella elisio ha detto:

    Mi sono già iscritta per la giornata di prova… i miei figli sono cresciuti, e quindi non potrò essere supportata da quei fantastici servizi disponibili a PianoC, ma mi pare che circolerà una generatività preziosa il cui incrocio non si possa perdere!!
    Al suggerimento che ormai proviene da tempo e da più parti “per sostenere possibilità di futuro occorre fare rete”, spesso segue e rimane in sospeso l’interrrogativo “come?”. Piano C, mi sembra una bella risposta.

  3. ovittorio ha detto:

    in pratica è un’oasi in un deserto (non solo topografico o climatico!)!
    al di là delle soluzioni pratiche, è un’idea che porta con sè rappresentazioni del lavorare che accendono pensieri…
    grazie!
    vittorio

  4. mainograz ha detto:

    Flaviano Zandonai ha segnalato questo articolo… http://coworkingbz.wordpress.com/tag/dario-banfi/

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