Scienza e pseudoscienza: il “Metodo Di Bella”

Nel 2008 insieme al Dott. Lorenzo Montali e Diletta Apollonio, con la collaborazione dell’associazione “La Lampada di Aladino”, abbiamo svolto una ricerca per indagare il ricordo del “Caso Di Bella”; accaduto dieci anni prima, aveva catturato l’attenzione dell’opinione pubblica e avuto grande risalto nei giornali e in televisione.

La ricerca è stata presentata allEuropean Ph.D on Social Representations and Communiction e al IX Congresso Nazionale dell’Associazione italiana di psicologia, sezione di psicologia sociale.

Questo è il primo di cinque post (la prossima uscita è prevista per il 5 dicembre 2012) che cercano di fare una sintesi del materiale analizzato.

 Nel 1997 il pretore di Maglie stabilì che il Sistema Sanitario Nazionale continuasse a dispensare gratuitamente i farmaci della terapia proposta dal professor Luigi Di Bella, sebbene il Ministero della Sanità avesse preso decisione opposta sulla base di un’analisi delle evidenze scientifiche relative all’efficacia dei farmaci utilizzati da Di Bella e in particolare della somatostatina.  Questo provocò grande attenzione da parte dei mezzi di comunicazione che diedero ampio spazio alla vicenda. Si generò uno scontro tra politica e magistratura; i giudici vennero accusati di invadere il campo d’azione dei politici. Contemporaneamente crebbero le speranze e le aspettative della gente comune per quella che sembrava essere una scoperta in grado di cambiare l’approccio verso un male ritenuto incurabile, il cancro, spesso innominabile e causa di grandi sofferenze.

Quest’insieme di fattori provocò un conflitto tra i sostenitori del professor Di Bella, fiduciosi nella nuova terapia, e la medicina ufficiale, con le sue procedure e i suoi rappresentanti; uno scontro quindi tra l’universo consensuale, il senso comune, e l’universo reificato, la scienza (Colucci, Montali, 2004).

Obiettivi e metodologia

L’obiettivo della ricerca in relazione al problema presentato è, a distanza di circa dieci anni, indagare cosa e come le persone ricordano di questa vicenda che ha avuto grande rilievo mediatico e suscitato molta attenzione nell’opinione pubblica.

Per indagare la costruzione del ricordo della vicenda e la rappresentazione sociale a questo collegata sono state intervistate venti persone, utilizzando una traccia finalizzata a sollecitare il ricordo relativo ai protagonisti della vicenda e ad alcune tematiche che la caratterizzarono. I due costrutti che hanno guidato questa ricerca esplorativa sono fondamentalmente due: le rappresentazioni sociali (Moscovici, 1961) e la memoria collettiva (Halbwachs, 1950).

Il materiale emerso è stato integralmente trascritto ed è stata compiuta un’analisi del contenuto tematica con il supporto del software NVivo (Mazzara, 2002).

Quadro teorico di riferimento

Il caso del professor Luigi Di Bella ha un forte valore simbolico in relazione al rapporto che ogni persona instaura con la malattia e le possibili cure, essendo il cancro considerato la malattia prototipica (Augé, Herzlich, 1983). Inoltre questa vicenda può essere considerata come rappresentativa di un rapporto conflittuale tra la medicina ufficiale, i medici, le procedure adottate, le sue istituzioni, e le persone comuni, i malati con i loro bisogni, ansie e pensieri. Un ruolo di primo piano è stato svolto dai media, che hanno fatto esplodere il caso e l’hanno successivamente costruito, andando a formare le opinioni maggiormente diffuse e allo stesso tempo rappresentandole (Colucci, Montali, 2004).

In particolare la prospettiva delle rappresentazioni sociali si occupa di indagare il modo in cui le persone costruiscono teorie di senso comune finalizzate a rendere comprensibile la realtà in cui si trovano e a rendere possibile comunicazione e interazione sociale nei gruppi. In questo senso la teoria si propone di descrivere come il linguaggio scientifico (gergo medico, farmaci, protocolli) venga fatto proprio dalla gente comune; secondo questo approccio tale processo avviene attraverso semplificazioni, riduzioni, riconduzioni di quanto appare come ignoto e complesso all’interno di categorie familiari, già conosciute.

Sono fondamentalmente due i processi che portano alla generazione di una rappresentazione sociale: da un lato l’ancoraggio, che consente di incorporare qualcosa che non ci è famigliare nella rete di categorie a noi conosciute; dall’altro l’oggettivazione, processo attraverso il quale si opera il passaggio da elementi astratti, teorici, lontani dal nostro mondo, a immagini reali, dotate di significato e accessibili. Così attraverso la costruzione selettiva le nozioni vengono staccate dal campo al quale appartengono per poter diventare in questo modo dominio di un pubblico in grado di farle proprie (Moscovici, 1989).

Questo si ricollega a quanto scritto da Bartlett (1932) riguardo al ruolo degli aspetti sociali, oltre a quelli individuali, nella formazione del ricordo: come una narrazione di una storia venga privata degli aspetti più culturalmente estranei e incomprensibili, per diventare una storia molto più convenzionale e razionale; con particolare riferimento ai termini estranei che vengono trasformati in termini più comuni, ai particolari più incongrui che vengono eliminati e al ruolo di alcuni elementi che assumono più centralità ed importanza rispetto ad altri.

A questo si aggiungono gli studi di Brown e Kulik (1977) secondo i quali in determinate circostanze l’appartenenza ad un determinato gruppo può favorire il ricordo di un particolare evento. Un orientamento quindi che riconosce un ruolo di primaria importanza alle dimensioni sociali della memoria nella formazione dei ricordi.

Infine la prospettiva a cui si è fatto riferimento nell’analisi valorizza il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa che hanno acquisito nella società contemporanea un ruolo molto più importante e pervasivo che in passato per quanto concerne la memoria degli avvenimenti pubblici e le modalità di apprensione di tali avvenimenti (Bellelli, Curci, Leone, 2001).

Nei post successivi verranno passati in rassegna i risultati della ricerca, con particolare riferimento a cosa le persone ricordano della terapia, del Professor  Luigi Di Bella e del complotto che a parere di molti avrebbe boicottato la sperimentazione.

Bibliografia

Augé, M., Herzlich, C. (1983). Le sens du mal. Anthropologie, histoire, sociologie de la malarie. Paris : Eds des atchives contemporaines. (tr. it. Il senso del male. Antropologia, storia e sociologia della malattia, Il Saggiatore, Milano, 1986).

Bartlett, F. C. (1932). Remembering. A study in experimental and social psychology. Cambridge, England: The University Press.

Bellelli, G., Curci, A., Leone, G. (2001). Ricordi indimenticabili. Determinanti della memoria collettiva di eventi pubblici. Psycofenia, (3, pp. 82 – 110).

Brown, R., Kulik, J. (1977). Flashbulb  memories. Cognition, (5, pp. 73 – 99).

Colucci, F. P., Montali, L. (2004). La terapia Di Bella come caso emblematico del conflitto tra consensuale e reificato: la sua rappresentazione nella stampa. Giornale italiano di psicologia, (1, pp.141-175).

Halbwachs, M. (1950). La mémoire collective. Paris: PUF. (tr. it. La memoria collettiva. Milano: Unicopli, 2001).

Mazzara, B. M. (2002). Metodi qualitativi in psicologia sociale. Prospettive teoriche e strumenti operativi. Roma: Carocci.

Moscovici, S. (1961). La psychanalyse, son image et son public. Paris: Presses Universitaires de France.

Moscovici, S. (1989). Il fenomeno delle rappresentazioni sociali. In Farr, R. M., Moscovici, S. (a cura di), Rappresentazioni Sociali (pp. 23-94). Bologna: Il Mulino.

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Informazioni su Alberto Ponza

Lavoro in due cooperative sociali: presso la Cooperativa Luciano Donghi di Lissone coordino un servizio di “Residenzialità leggera” per persone con diagnosi psichiatrica, ad Arcore per La Piramide Servizi mi occupo di progettazione, sviluppo, supporto gestionale. A questo affianco attività di counseling e supporto psicologico oltre alla ricerca e consulenza nell’area della psicologia delle organizzazioni, del lavoro e della salute. Vivo in provincia di Monza e Brianza Telefono: 388 6072790 Mail: psicologodibase@gmail.com
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9 risposte a Scienza e pseudoscienza: il “Metodo Di Bella”

  1. Alberto Ponza ha detto:

    L’ha ribloggato su Psicologo di basee ha commentato:

    La tendenza a soluzioni facili, anche in assenza di provata efficacia.

  2. TuxPenguin ha detto:

    “Poi leggerò come va a finire, ma mi pare che molti non ricordino esattamente come finì la vicenda e la sperimentazione Di Bella…” (Cit.)

    Che io sappia il MdB non ha avuto mai (fortunatamente) alcuna fine, anzi:

    http://www.beatingcancercenter.org/
    http://www.youtube.com/user/TERAPIADIBELLA
    http://www.youtube.com/user/BeatingCancerCenter

    e non mi sembra che rislgano a 20 anni fa, tutt’altro.

    • Anna Omodei ha detto:

      Caro/a TuxPenguin,
      il tema della disponibilità (o non disponibilità) di nuove cure efficaci per il cancro a cui si collega il tema Di Bella è molto, molto delicato. Per questa ragione rispondo sperando di fare chiarezza. La mia affermazione non si riferiva a un giudizio sulla terapia Di Bella, alla sua efficacia o inefficacia o al fatto che se ne sia o non se ne sia più parlato in differenti contesti. Portavo la mia esperienza in linea con gli obiettivi della ricerca “indagare cosa e come le persone ricordano di questa vicenda che ha avuto grande rilievo mediatico”.
      Un saluto
      Anna

  3. annaomodei ha detto:

    Grazie Alberto, un tema topico per chi si occupa di psicologia sociale (avevo letto con interesse la ricerca di Colucci, Montali) e che offre un’altra prospettiva, spesso più difficile da accettare, rispetto a quella del complotto.
    Poi leggerò come va a finire, ma mi pare che molti non ricordino esattamente come finì la vicenda e la sperimentazione Di Bella…
    Un tema interessante e a mio avviso un articolo (unendo le prossime uscite) che meritava una pubblicazione su riviste di settore.
    Un caro saluto
    Anna

  4. roxeli ha detto:

    Seguirò con interesse… ne avevo letto proprio in connessione con la questione delle rappresentazioni sociali. Da Moscovici ad Augè, Mazzara …tutti riferimenti interessanti che intrigano ulteriormente la lettura! Mi accodo a Vittorio ed aspetto la seconda puntata!!!

  5. ovittorio ha detto:

    l’inizio è avvincente … mi piacciono le ricerche che riprendono storie accadute non tanti anni fa, cercando di tessere fili e connessioni … anche perchè di quelle storie, come questa del dott. DiBella, me ne ricordo bene …
    andiamo avanti!
    vittorio

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