La continuità di un progetto: il pedibus a Pavia

Dopo una prima esperienze nella primavera scorsa, riparte in questi giorni a Pavia, nel quartiere in cui vivo, il Vallone, il servizio di pedibus, l“autobus che va a piedi”: due adulti-accompagnatori conducono un gruppo di bambini e bambine alla scuola primaria, seguendo un percorso predefinito e sicuro.
Si parte dal capolinea alle otto e cinque, con i bambini che abitano in quella zona, si fanno alcune fermate lungo il percorso per “far salire” altri “passeggeri” e si arriva a scuola in orario e senza problemi di parcheggio! Personalmente, partecipo all’iniziativa come genitore-volontario di una bambina di seconda elementare: ogni lunedì, anche quest’anno, accompagnerò a piedi mia figlia e un gruppo di sui compagni a scuola; in cambio, per tutti gli altri giorni della settimana, so che lei potrà uscire di casa da sola, raggiungere in un minuto (e procedendo sul marciapiede) il capolinea del pedibus e partire per la scuola con i suoi amici e altri genitori e volontari.
A Pavia il servizio di pedibus, organizzato dall’Assessorato Pari Opportunità e Politiche dei Tempi e degli Orari del Comune, è stato sperimentato per la prima volta nel 2009-10 alla scuola Carducci, in centro storico. Nell’anno scolastico successivo la sperimentazione è stata allargata alla scuola Berchet e nel 2011-12 il servizio è stato avviato complessivamente in sette scuole cittadine.
In questi anni l’iniziativa è stata sostenuta da risorse comunali e (dal 2010) da quelle del progetto Più Tempo per Tutti, finanziato dalla Regione Lombardia, che ha consentito – tra l’altro – di affiancare agli accompagnatori-volontari, quando necessario, personale retribuito. Al progetto collabora genitori@scuola, l’associazione di genitori che cura anche il blog dell’iniziativa.
Da quest’anno il servizio di Pedibus, comunque sempre coordinato e accompagnato con grande passione da personale comunale, deve basarsi esclusivamente sull’impegno di “conducenti” volontari, affrontando quindi la scommessa dell’autonomia dal finanziamento speciale che ne ha consentito la messa a punto e l’avvio negli anni scorsi. Il servizio, per ora, è ripartito (o sta ripartendo) in tre scuole e si stanno verificando le condizioni di auto-sostenibilità nelle altre.
L’esperienza mi ha fatto ulteriormente riflettere sul tema della continuità dei progetti finanziati, su cui avevo già scritto qui: quali sono gli ingredienti che possono contribuire a garantire che un progetto sperimentale, avviato grazie a risorse eccezionali, possa avere seguito oltre il periodo di finanziamento?
Di seguito, qualche appunto su come sono stati utilizzati a Pavia, nel progetto che ha avviato il pedibus, gli ingredienti che mi sembrano decisivi per garantire la continuità di iniziative avviate grazie a risorse straordinarie.

Ingredienti per favorire la continuità dei progetti finanziati
e loro utilizzo nel progetto del pedibus a Pavia.

# Primo ingrediente: il tempo. Il periodo “coperto da finanziamento” non deve essere troppo breve. Se vogliamo creare le condizioni per l’autonomia di un progetto, dobbiamo prevedere un tempo adeguato per l’avvio, lo sviluppo, la manutenzione. Non si costruiscono iniziative capaci di autosostenersi senza garantire periodi di start-up e di accompagnamento di almeno tre anni (due, solo nel caso di progetti più semplici).
Il pedibus, a Pavia, è stato avviato e mantenuto, dopo una sperimentazione iniziale di un anno sostenuta con risorse comunali, da un progetto speciale finanziato per due anni. In questo periodo il servizio, in una logica progressiva, è stato prima messo a punto, quindi sperimentato in una scuola, poi in due e infine proposto e allargato complessivamente a sette scuole cittadine.

# Secondo ingrediente: le risorse di processo. Il periodo “coperto da finanziamento” deve prevedere attività finalizzate alla costruzione delle condizioni minime per la continuità del progetto. Risorse diverse da quelle propriamente indirizzate all’oggetto del progetto: potremmo definirle risorse di processo. Non si costruisce continuità senza l’impegno di persone che lavorino per la creazione di requisiti di continuità.
Il progetto per l’avvio del pedibus ha previsto la realizzazione di incontri con i genitori e i volontari finalizzati a favorirne conoscenza e fiducia reciproca; a coinvolgerli nella validazione dei percorsi; a renderli autonomi nella gestione di eventuali emergenze (per esempio la sostituzione di un accompagnatore indisponibile), attraverso la costruzione di email-gruppi; a incentivare la promozione del pedibus dal basso, attraverso il passaparola; a creare le condizioni per la più ampia autonomia possibile. Agli incontri in presenza è stato affiancato un accompagnamento “forte” via email da parte del personale comunale.

# Terzo ingrediente: rispondere a bisogni reali dei potenziali beneficiari. Il progetto deve rispondere a bisogni conclamati, espressi dalla comunità locale. L’ideazione di una iniziativa non può esaurirsi in un lavoro di progettazione a tavolino, ma deve prevedere un approccio partecipativo, ovvero il coinvolgimento attivo dei beneficiari potenziali. Non penso debbano essere i beneficiare a decidere da soli di cosa hanno bisogno; ma penso non debbano deciderlo da soli neppure i progettisti. Non si creano condizioni per la continuità con iniziative costruite in laboratorio e calate dall’alto.
I “numeri” dello scorso anno scolastico dimostrano che il servizio di pedibus  ha risposto a un bisogno reale: 7 scuole coinvolte, 15 percorsi avviati, 188 bambini iscritti, 89 accompagnatori coinvolti (di cui 8 retribuiti).
D’altra parte, il pedibus è un servizio di ultima generazione, poco conosciuto, che difficilmente viene introdotto su richiesta dei cittadini: è il successo delle esperienze realizzate in altri contesti la base per inserirlo nelle politiche pubbliche per la mobilità e i tempi urbani; ed è una scelta strettamente politica, di solito, quella di proporlo ai genitori, cercando di far emergere un bisogno che c’è, ma che difficilmente si manifesta in modo autonomo (il servizio di solito viene apprezzato soprattutto dopo averlo sperimentato).
Personalmente, soltanto per il fatto di aver utilizzato il pedibus per qualche mese lo scorso anno scolastico ho potuto accorgermi, nelle prime settimane di quest’anno, quanto il servizio mi mancasse. Lo stesso è successo ad altri genitori: sulla base dell’esperienza positiva trascorsa, quindi, ci siamo attivati per (ri)aggregare il gruppo degli accompagnatori e per candidarci a (ri)avviare il servizio sotto il coordinamento del Comune.

# Quarto ingrediente: ancorare il progetto a politiche pubbliche. E’ importante che le iniziative sperimentali si innestino nelle politiche pubbliche, che gli enti locali siano partner dei progetti e che lo siano con un elevato grado di consapevolezza, di ingaggio, di compartecipazione. (Precisazione: non intendo dire che la continuità dei progetti deve essere garantita da risorse finanziarie pubbliche; più semplicemente ritengo che abbiano maggiori probabilità di continuità le iniziative coerentemente collegate alle politiche pubbliche locali del settore di riferimento).
L’esperienza del pedibus a Pavia è esemplare, sotto questo profilo: la sperimentazione del servizio è stata integrata da subito nelle politiche cittadine (Piano Tempi e Orari della Città) e il servizio è stato promosso, sostenuto e coordinato dall’amministrazione comunale. Anche quest’anno, oltre il periodo di sperimentazione finanziata, il Comune, con risorse e personale proprio, sta garantendo il coordinamento, la comunicazione e la copertura assicurativa.
Il progetto è stata anche un’interessante sperimentazione di dialogo tra settori dell’amministrazione comunale: la messa in sicurezza di alcuni percorsi, per esempio, ha richiesto di tracciare nuove strisce pedonali, chiamando in causa competenze in capo al Settore Ambiente e Territorio – Servizio Mobilità. Il pedibus, in questo senso, può essere utilizzato (è stato utilizzato) come antenna per la segnalazione di piccoli problemi legati al traffico (parcheggi in sosta vietata che impediscono il passaggio di pedoni) o alla manutenzione degli spazi urbani (marciapiedi sconnessi, spazi interstiziali sporchi) e – addirittura – potrebbe essere visto come laboratorio di idee e di proposte sull’uso alternativo di luoghi pubblici (camminare per i quartiere è sempre una buona occasione per apprezzare un giardino e immaginare che possa essere luogo di giochi e feste, per esempio).

# Quinto ingrediente: puntare sulla costruzione di gruppi di auto-aiuto e mutuo-aiuto. La partecipazione al progetto di gruppi formali e informali di cittadini, organizzati su base volontaria e in una logica di convenienze reciproche, è spesso decisiva per garantire continuità ai progetti. Occorre dunque investire sul coinvolgimento dei gruppi informali e dell’associazionismo meno professionalizzato.
Il pedibus, per definizione, si basa sulla costruzione di gruppi di auto-aiuto e mutuo-aiuto e si sviluppa grazie e un mix molto interessante di convenienze reciproche, buoni rapporti di vicinato, esigenze di socialità di bambini e genitori.
Il pedibus, a Pavia, è stato molto sostenuto da genitori@scuola, una associazione tra genitori che ha sostenuto in alcune scuole la costituzione dei primi gruppi di genitori-volontari, ha favorito processi di emulazione positiva, ha incoraggiato la formazione di altri gruppi fornendo consigli utili e oggi, come già detto, gestisce il blog del pedibus di Pavia. Un ruolo analogo è stato svolto da un comitato genitori attivo in uno dei circoli didattici coinvolti.

# Sesto ingrediente: comunicare quello che si fa in modo aperto e trasparente. Una comunicazione puntuale, capillare, capace di raggiungere pubblici diversi con diversi strumenti  è doverosa e necessaria per costruire condizioni minime di continuità.La comunicazione non è altra cosa dal progetto, ma parte integrante del progetto. Comunicar e organizzar:la comunicazione come metodo di lavoro. La comunicazionenon (solo) come vetrina ma come strumento di pianificazione, di verifica del rispetto dei tempi, di monitoraggio, di rendicontazione (render conto agli altri di quello si fa), di trasparente messa in mostra del proprio lavoro.
Sono stati prodotti e trasmessi i volantini informativi, naturalmente. Ma non solo. Mi sono sembrate di grande interesse alcune iniziative che hanno miscelato comunicazione, partecipazione, rendiconto pubblico dei risultati ottenuti: per esempio lo Strapedibus, una giornata a passeggio in giro per la città con tutti i partecipanti ai pedibus cittadini; i loghi dei diversi percorsi disegnati dai bambini, che sono diventati un calendario; la festa di fine anno nel parco del Castello Visconteo, con gli iscritti al pedibus “prelevati” a scuola dal trenino turistico.

# Settimo ingrediente: non cominciare sempre da zero e creare sinergie
. Il fatto che si stia lavorando allo sviluppo di progetti innovativi e sperimentali non è una buona ragione per cominciare sempre da zero, ignorando quanto è già stato fatto o si sta facendo, in un determinato contesto, sul tema oggetto di intervento o su temi complementari. Può essere innovativo e sperimentale anche il tentativo di valorizzare in modo intelligente l’esistente, o quello di connettere e sviluppare piccole iniziative già in atto per consolidarle.
Il progetto di avvio del pedibus ha declinato una coerente strategia di sviluppo che ha portato una prima sperimentazione in una scuola del centro a diventare, in tre anni, un servizio organico offerto ai genitori di sette scuole primarie cittadine. L’iniziativa si è rafforzata, come già detto, attivando sinergie con genitori@scuola, un’associazione di genitori attiva in città oltre che con il comitato genitori attivo in uno dei circoli didattici coinvolti.
Credo inoltre che il servizio di pedibus potrebbe, in futuro, giovarsi di altre alleanze finalizzate ad accrescere e strutturare il numero dei volontari non-genitori coinvolti nell’iniziativa (come è stato fatto qui e qui, per esempio).

Informazioni su marcocau1970

Sono un agente di sviluppo locale. Collaboro a progetti multidisciplinari e multiattore per la promozione e la valorizzazione di territori, comunità, persone e imprese. Racconto la mia professione su marcocau.blogspot.it
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