Il professor Di Bella

Dopo aver introdotto e delineato gli aspetti metodologici della ricerca, questo secondo appuntamento presenta i risultati relativi al ricordo dell’ideatore della terapia.

La figura del professor Luigi Di Bella riveste un ruolo centrale nella vicenda e anche nei ricordi delle persone intervistate. Sebbene all’epoca dei fatti non fosse solo nel proporre questa terapia innovativa, i ricordi si concentrano sulla sua figura. Il ricordo è a questo proposito vivido, ricco di particolari e articolato, ed ha una connotazione positiva.

Di Bella è ricordato come una figura eccezionale: viene da un lato paragonato ad Einstein, espressione della genialità, il grande scienziato portatore di teorie rivoluzionarie e dall’altro viene descritto come un Don Chisciotte, eroe utopistico osteggiato nella sua azione, espressione della delusione che l’uomo subisce di fronte alla realtà che annienta le proprie aspettative, la realizzazione di un progetto di vita.

Pur non avendo, sto cercando di metterli di fianco perché l’immagine, non assomigliava molto ad Einstein però a me ha sempre ricordato, ma per tipologia, questo fatto di essere un pochino fuori dagli schemi, scapigliato, l’abbigliamento insomma, non incravattato, non, e anche quando l’aveva aveva un suo modo, perché ricordo sempre questo nodo tutto, la giacca sempre tutta storta, insomma un personaggio voglio dire particolare (intervista n.19, AP).

E’ come vedere un Einstein, no, Veronesi no, più che altro un Einstein, un innovatore, una persona tra virgolette diversa dagli altri che forse impegnava la vita in un qualche cosa di importante (intervista n.6, CV).

Che aveva tutti contro, e lui aveva veramente tutti contro, era come un Don Chisciotte che lottava con il mulino a vento, no (intervista n.5, VF).

Allo stesso tempo, pur essendo una figura eccezionale, Di Bella viene ricordato anche come una figura famigliare: è paragonato ad un nonno, una figura saggia e capace di accogliere e supportare nei momenti di bisogno. Nel ricordo del personaggio i tratti fisici riportati dagli intervistati supportano le immagini ricordate; si crea quindi una connessione tra l’essere e l’apparire. Compaiono i capelli bianchi, espressione di saggezza, la corporatura esile tipica di una persona anziana, insieme alla postura, curva, espressione delle fatiche e ostilità che ha dovuto sopportare nel portare avanti le proprie idee. I tratti fisici ricordati insieme alla saggezza, all’umanità e alla vicinanza sono gli stessi esasperati dai media, come evidenziato nella ricerca di Colucci e Montali (2004), che hanno creato un’immagine stereotipizzata del personaggio.

Ce l’ho davanti, questo vecchietto curvo, capelli bianchi, baffi bianchi no (intervista n.19, AP).

Allora io mi ricordo di averlo visto in tv, questo professore, fisicamente me lo ricordo come una persona molto piccola, con degli occhiali, con dei capelli mi pare bianchi (intervista n.11, SC).

Si, un uomo tutto grigio di capelli, un po’ curvo, quasi che la, quasi curvo dalla sua professione, non lo so, dalle sue ricerche (intervista n.15, MP).

Il professor Luigi Di Bella viene descritto come un persona mite, non altezzosa, che non aveva il desiderio di emergere, che non inseguiva il successo; calmo e pacato, infondeva nelle persone intervistate sicurezza e tranquillità:

Una persona che mi dava molta tranquillità, molta accoglienza. Me lo ricordo con questa postura, curvo. Non una persona altezzosa che voleva fare chissà cosa, un ricercatore, un ricercatore finalizzato a quello, non mi dava l’impressione di uno che volesse né emerge né diventare famoso, poi bene o male famoso è diventato, come impressione era questa (intervista n. 7, MF).

Una persona anziana, spesso paragonato a figure che richiamano gli affetti famigliari: un nonno, una figura paterna. Una persona quindi matura, saggia, in grado di accogliere il malato e rapportarsi a lui così come un padre è in grado di fare; una persona che infonde fiducia:

Un nonno come prima aggettivo, una persona studiosa, e una persona buona (intervista n. 3, FP).

Non so me lo ricordo come una bella persona, una persona pulita, pulita nel senso di onesta. Non so come posso spiegarlo. Una persona piacevole comunque, una persona a cui io avrei dato fiducia. Come potrebbe essere mio padre, mio nonno (intervista n. 1, LR).

Il professor Luigi Di Bella sembra avere, al di là della terapia proposta e della sua efficacia, un modo differente di relazionarsi al paziente in grado di rispondere alle reali esigenze dei pazienti. Il suo prendersi cura potrebbe essere un fattore determinate, al di là dell’efficacia o meno della terapia proposta:

Che poi la terapia funzionasse perché funzionava effettivamente la terapia, o perché funzionava il metodo di cura di Di Bella, cioè il modo in cui lui curava (intervista n.2, SG).

Quindi vuol dire che lì c’era un’altra variabile ce interveniva, che poteva essere o la cura, o il metodo, il prendersi cura di Di Bella, quindi il fatto che ti teneva due ore, il fatto che non prendesse soldi, quindi la persona non si sentiva carne da macello ma si sentiva finalmente accudita, hai capito. Oppure anche tutte e due le cose insieme (intervista n.16, TZ).

La differenza è ancora più marcata se paragonata a quanto accade nella medicina tradizionale, con riferimento alla distanza che spesso si crea tra medico e paziente:

Ecco tranquillità e sicurezza, ai malati sicuramente, ma proprio perché c’è sempre questa barriera medico paziente. Lui nel modo in cui si presentava l’aveva abbattuta (intervista n.4, GM).

Di Bella era una brava persona ma era molto fragile ed attorniata da personaggi minacciosi:

Mi ricordo che era un brava persona. Mi ricordo che aveva proprio la faccia della brava persona e aveva la faccia dell’agnello in mezzo ai lupi (intervista n.5, VF).

La figura del professor Luigi Di Bella è una figura che piace, quantomeno il suo approccio al paziente sembra preferito a quello tradizionalmente associato ai medici. E’ una figura connotata positivamente che ha dovuto lottare per farsi strada ma che in ogni caso non è riuscito a portare a termine la propria opera. In alcune delle interviste raccolte il professor Di Bella viene ricordato insieme al figlio. Ricordato come un supporto al padre durante la battaglia per vedere approvata la propria terapia e come colui che a seguito della morte del professore continua in questa campagna; talvolta ha avuto posizioni contrapposte con la medicina ufficiale:

E appunto tanta gente affermava che era giusto provare, provare, dare ascolto, dare ascolto a questo professore che era coadiuvato anche da suo figlio, no, che sembra che adesso sta portando avanti ancora la cosa (intervista n.18, AC).

Mi ricordo che anche il figlio ad un certo momento ha avuto delle prese di posizione abbastanza contrapposte con la medicina ufficiale, con la scienza ufficiale (intervista n.9, FC).

Solo due persone ricordano oltre al figlio di Di Bella altri personaggi che facevano parte dell’entourage del professore, sostanzialmente i ricordi si concentrano sulla figura principale della vicenda. I pochi riferimenti rintracciabili nelle interviste parlano di un gruppo di persone ma non emergono elementi significativi che lo descrivono:

Ecco io me lo ricordo capelli bianchi, baffetti bianchi forse, baffi bianchi, occhiali e me lo ricordo sempre attorniato da diverse persone. Non so io ho questa immagine, che non era mai da solo, lui era sempre attorniato da diverse persone intorno a lui (intervista n.12, LM).

Quindi, mi ricordo un gruppo di persone molto affiatato; quindi, una cosa così (intervista n.17, FN).

In conclusione, la figura del professor Luigi Di Bella si staglia nettamente rispetto alle altre figure legate alla vicenda. A questo proposito è possibile osservare il processo di personificazione, ovvero come, attraverso l’associazione che le persone fanno tra una teoria e un personaggio, sia possibile dare un’esistenza concreta alle teorie e trattarle come se avessero una realtà sociale percettibile. Ogni teoria o scienza viene quindi associata ad un preciso individuo che diventa il simbolo della teoria stessa (Moscovici, 1989). Nel caso specifico le caratteristiche positive della cura sono proiettate su Di Bella, che ne diventa un “simbolo vivente”.

Il prossimo post, previsto per il 9 gennaio 2013, affronterà il ricordo della terapia proposta dal Professor Luigi Di Bella.

Bibliografia

Colucci, F. P., Montali, L. (2004). La terapia Di Bella come caso emblematico del conflitto tra consensuale e reificato: la sua rappresentazione nella stampa. Giornale italiano di psicologia, (1, pp.141-175).

Moscovici, S. (1989). Il fenomeno delle rappresentazioni sociali. In Farr, R. M., Moscovici, S. (a cura di), Rappresentazioni Sociali (pp. 23-94). Bologna: Il Mulino.

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Informazioni su Alberto Ponza

Lavoro in due cooperative sociali: presso la Cooperativa Luciano Donghi di Lissone coordino un servizio di “Residenzialità leggera” per persone con diagnosi psichiatrica, ad Arcore per La Piramide Servizi mi occupo di progettazione, sviluppo, supporto gestionale. A questo affianco attività di counseling e supporto psicologico oltre alla ricerca e consulenza nell’area della psicologia delle organizzazioni, del lavoro e della salute. Vivo in provincia di Monza e Brianza Telefono: 388 6072790 Mail: psicologodibase@gmail.com
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