Doppio lavoro

Chi ha un doppio lavoro, di fronte a domande e curiosità dei suoi interlocutori, non sempre riesce a trovare le parole per raccontare la propria esperienza. Il concetto stesso di “doppio lavoro” sembra portare con sé una connotazione negativa, di opportunismo, forse anche un po’ illegale e quindi da nascondere. Più neutra, anche se meno usata, sarebbe l’espressione “fare due lavori”. 

Ma quale ti piace di più?

È una delle domande più frequenti. Se ci pensiamo è la stessa domanda che un bambino di 5 anni rivolge ai suoi fratelli maggiori o ai genitori quando deve scegliere fra due cose da cui è attratto (i gusti del gelato, due giocattoli, due disegni, …). Non avendo ancora un’esperienza consolidata, il bambino si appoggia su chi secondo lui l’ha già fatta. Ma in assenza di un vincolo di scelta, il bambino sceglierebbe tutte e due le cose perchè entrambe corrispondono ad un qualche desiderio, motivazione, bisogno o paura.

Ma prima o poi dovrai scegliere quale fare?

E’ la seconda domanda. Già perché fare due lavori è innaturale secondo la concezione del lavoro cui siamo attaccati (indeterminato, tempo pieno, otto ore, ufficio, …) anche se ormai di persone che hanno questa condizione intorno a me non ce ne sono tanti (ma questo è un altro problema).

Non è faticoso?

Quale lavoro non lo è! Averne due non significa necessariamente doppia fatica, quanto fatiche diverse.

Ma perché fai due lavori?

E qui sembra un po’ di rivivere l’imbarazzo di Troisi quando in Ricomincio da tre gli chiedevano tutti se era emigrante. Alla fine, davanti al dito puntato del medico con accento tedesco ammetteva si. Come se spiegare le proprie ragioni ad interlocutori con pre-giudizi nel senso letterale del termine fosse troppo complicato o perfino un po’ inutile.

Per fortuna che altri ci vengono in aiuto.

Ecco come lo scrittore Murakami Haruki descrive la condizione di doppio lavoro (o di due lavori) di Tengo, il protagonista maschile del suo romanzo 1Q84. Fra l’altro anche la protagonista femminile Aomame fa due lavori …

 Tengo continuava ogni giorno a lavorare al suo romanzo, e contemporaneamente scriveva brevi testi per la rivista. Lavori su commissione senza firma che avrebbe potuto scrivere chiunque, ma che lo aiutavano a distrarsi e che, considerato lo sforzo minimo che richiedevano, non erano nemmeno mal pagati. Poi, come sempre, andava tre volte a settimana alla scuola preparatoria a insegnare matematica. Per dimenticare varie questioni che lo preoccupavano si stava immergendo nel mondo della matematica ancora più a fondo di prima. Appena penetrava in quella dimensione, i suoi circuiti cerebrali subivano una modificazione (si sentiva addirittura il rumore dello scatto). La sua bocca emetteva parole di tipo diverso, e il suo corpo cominciava a utilizzare un altro tipo di muscoli. Anche il tono della voce cambiava, e si modificavano persino i lineamenti del suo viso. A Tengo quella sensazione di cambiamento piaceva. Era come spostarsi da una stanza all’altra, o sostituire un paio di scarpe con un altro.

Quando entrava nel mondo della matematica, riusciva ad allentare le proprie tensione a diventare più eloquente rispetto a quando conduceva la vita di tutti i giorni o quando scriveva i suoi romanzi. Ma allo stesso tempo avvertiva anche di essere diventato una persona più utile. Quale delle due fosse la sua vera natura, lui stesso non avrebbe saputo dirlo. Metteva in atto le trasformazioni con naturalezza ed in modo istintivo. Aveva capito che quel cambiamento era quasi una necessità.

[Murakami Haruki, 1Q84Libro 1 e 2, pag. Einaudi, pag. 346]

Grazie Murakami!Copertina-di-1Q84-Einaudi-2011

Adesso sono pronto per raccontare i miei due lavori.

In un prossimo post…

Informazioni su matteoloschiavo

Psicosociologo e cuoco, svolge attività di formazione, consulenza e ricerca con organizzazioni lavorative, pubbliche e private, impegnate nel campo della produzione di servizi territoriali (sociali, socio-sanitari, sanitari, educativi, della sicurezza).
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6 risposte a Doppio lavoro

  1. Maria Teresa ha detto:

    … beh ragazzi, che dire quando uno dei due o più lavori é ‘obbligato’? Sono casalinga con l’hobby dello studio e della consulenza, o sono coach counselor con l’hobby di studiare e di dilettarsi con le pulizie? Oppure studentessa casalinga consulente? Il punto é che ce n’é uno (indovinate quale) che gira e rigira non riesco a togliermi dai piedi, nemmeno quando avrò novant’anni, temo. Quello del doppio lavoro (alla faccia di chi chiede solitamente “e tu, lavori o no?” invece che “lavori anche fuori o no?”) é una condanna delle donne, almeno quelle della mia generazione… Chiara Lupi la dice lunga col titolo del suo libro “Ci vorrebbe una moglie…”

  2. Caterina Segata ha detto:

    Mi interessa questa storia…
    Mi interessa capire se il doppio investimento, per quanto spesso obbligato, non possa rappresentare anche un’occasione importante per trovare la giusta “distanza” dal lavoro, dalle fatiche e anche dalle delusioni.
    Un giorno un amico mentre mi sfogavo parlando del mio lavoro e di come fossi logorata e stanca mi chiese se avevo mai pensato ad un hobby…
    La presi come una presa in giro ma non era così.
    Col tempo ho capito che parlava di un hobby come quelli di alcuni miei amici olandesi, che suonano, disegnano, coltivano come fosse una vera professione anche se non remunerata.
    Mi stava dicendo… disinvesti… con la testa nutrendo un’altra terra. Trova la distanza giusta, in fondo è solo un lavoro.

  3. Eleonora Cirant ha detto:

    due?! soltanto due?!!! Mhuahhhahaha! Adesso mi scatta la competizione. Il riepilogo avviene a maggio, quando metto insieme i documenti per la dichiarazione dei redditi. 2011: 6 lavori diversi per altrettanti committenti in settori diversi per un reddito imponibile che non arriva a 19mila euro (e qui mi spiscio dalle risate). Chi può fare a meno del doppio (triplo, quadruplo…ottuplo…) lavoro alzi la mano!! Faticoso, a volte estenuante ma… anche a suo modo divertente. C’è sempre da imparare!

    • matteoloschiavo ha detto:

      Eleonora ciao,
      la multiappartenenza e la multicommittenza sono un tratto fondamentale del lavoro professionale. E’ sui “settori diversi” che mi interrogo a partire dal post. Tengo fa lo scrittore e il professore di matematica che non solo sono due settori diversi ma implicano funzionamenti organici (muscoli, testa, pancia, parti del cervello, …) diversi. Il dibattito è aperto…

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