Una cura buona

Farmaci-dosaggioTerzo appuntamento con il ricordo del “Caso Di Bella”. La terapia proposta da Luigi Di Bella, che viene ricordato con queste rappresentazioni, è vista come una cura buona, naturale, priva di effetti collaterali, in contrapposizione con le terapie ufficialmente riconosciute come efficaci.

Dall’analisi delle interviste è stato possibile evidenziare la rappresentazione delle cure ufficiali e in contrapposizione a queste della terapia proposta dal professor Luigi Di Bella. Per quanto riguarda le prime emerge una rappresentazione positiva e consapevole: le cure ufficiali si caratterizzano per la loro comprovata efficacia, frutto di ricerca e sperimentazione protrattesi nel corso degli anni. Sono cure caratterizzate da specificità, diverse forme tumorali prevedono trattamenti differenti.

E dall’altro canto la medicina tradizionale ti da delle garanzie, chiamale come vuoi, insomma così, per cui dici: “Questo ha anni e anni di studi, insomma di”, è difficile. E’ difficilissimo. E’ proprio difficile guarda (intervista n.19, AP).

“Speriamo”, però sai, la medicina sicura è quella che abbiamo, sai un velo di paura, di dubbio c’era sempre dietro all’oscuro (intervista n.14, SD).

Tuttavia le cure tradizionali presentano dei limiti, hanno pesanti effetti collaterali e debilitano chi è sottoposto a trattamento.

Quindi si poteva curare, guarire dalle forme tumorali senza passare a una cura un po’ devastante come poteva essere la chemio (intervista n. 1, LR).

L’unica cosa che forse è lì, è che non dava gli stessi effetti collaterali di quella che poteva essere la chemioterapia (intervista n. 7, MF).

Erano cose alternative, credo, alla cura tradizionale di allora che probabilmente dava grossi effetti collaterali: le varie chemioterapie eccetera (intervista n.17, FN).

Inoltre la chemioterapia, oltre alla sicurezza di cui abbiamo già parlato, è una terapia articolata, caratterizzata da specificità: sono previsti trattamenti differenti per differenti patologie tumorali.

Anche le medicine, anche le chemio, mi sembra che ogni tumore abbiano delle chemio diverse (intervista n. 7, MF).

E’ quindi in grado di combattere il cancro ma il prezzo da pagare è un danno in altre parti del corpo, vi sono pesanti effetti collaterali. Questi limiti sembrano trovare una compensazione nella rappresentazione che i partecipanti danno della cura Di Bella; descritta come naturale e priva di controindicazioni sembra essere in grado di superare i difetti delle terapie tradizionali. Le due terapie si differenziano anche per le modalità di azione, in questo senso la terapia Di Bella sembra essere innovativa essendo in grado di colpire il tumore in una fase precoce a differenza della chemioterapia che interviene in una fase più avanzata della malattia. Infine, l’aspettativa di una terapia indolore, che non debiliti il fisico e che sia più vicina alle necessità delle persone sembra confluire nella rappresentazione che le persone hanno della terapia proposta dal professor Luigi Di Bella, sebbene permangano sentimenti ambivalenti. “Naturale” è l’aggettivo più ricorrente nella descrizione della terapia Di Bella, insieme ad un altro aggettivo “alternativa”, come se si allontanasse dalle cure tradizionali. A questo si aggiunge la riduzione degli effetti collaterali, rispetto alla chemioterapia, e l’idea che si tratti di una cura che rimuove la sofferenza:

Si, se è proprio sulla terapia direi assolutamente naturale. Poi ci sarebbero forse due aggettivi che stanno uno all’opposto dell’altro, quindi, come dire, forse faccio fatica a trovarli (intervista n. 1, LR).

Lui aveva cercato di trovare una soluzione, se non ricordo male non era tanto legato ad un discorso di farmaci, ma di un qualcosa di alternativo, e niente, fondamentalmente non è stata accolta (intervista n. 7, MF).

Sensata, come si dice, non, sensata nei principi perché andava a rafforzare l’organismo mentre la chemioterapia ad esempio lo devasta indiscriminatamente. Quindi sensata dal punto di vista e anche, invece poi come si dice, poco disturbante sul soggetto perché comunque non era, non dando effetti collaterali non (intervista n.2, SG).

La terapia proposta da Di Bella è una cura buona, sensata:

Sensata, come si dice, non, sensata nei principi perché andava a rafforzare l’organismo mentre la chemioterapia ad esempio lo devasta indiscriminatamente (intervista n.18, AC).

Le cure tradizionali, oltre agli effetti collaterali, intervengono sulle cellule tumorali nel momento in cui il cancro è già manifesto, in uno stadio avanzato della malattia. La terapia proposta dal professor Luigi Di Bella invece interviene alla radice e con un maggior tempismo:

Le posso dire che era una persona che nel suo lavoro si dava da fare e cercava di aiutare gli altri, di porsi come un’alternativa al fatto della cura dei tumori che gli altri curavano il tumore mentre lui cercava di guarire, di colpire all’inizio, capire da dove veniva fuori sto male e colpirlo alla radice, non aspettare poi e fare la chemio, quelle cose lì che bruciavano le, poi altre cose non (intervista n. 3, FP).

Ci si riferisce alla chemioterapia come ad una cura chimica, in contrapposizione con la maggior naturalezza fortemente associata alla terapia Di Bella:

Però ero molto curioso su questa cosa, anche perché avevo l’idea che fosse una cosa molto più naturale che la cura chimica che mi si stava facendo, che mi si stava proponendo, insomma, o che mi avevano già fatto, adesso gli anni non mi ricordo bene, però ti ripeto (intervista n.2, SG).

Questo aspetto è rilevante in relazione alle differenze con il protocollo Di Bella; il cocktail di farmaci che viene proposto sembra agire indistintamente per differenti forme tumorali. Ricordano la composizione della terapia solo le tre persone che avevano seguito la vicenda del professor Di Bella perché vicine a persone implicate direttamente nella stessa. In questo caso la descrizione dell’insieme dei componenti e della modalità di somministrazione è accurata e ricca di particolari:

La terapia era abbastanza complessa perché c’erano, c’era questa somatostatina che andava iniettata per via sottocutanea due volte al giorno, tot cc da iniettare con una siringa a tempo, mattina e sera, poi si è passati solamente alla fase notturna. Però era. Poi c’erano le vitamine, poi c’era la melatonina, cioè c’era un complesso di farmaci che il paziente doveva comunque prendere e non era una cosa così semplice (intervista n.19, AP).

Chi invece non era implicato direttamente nella terapia tende a semplificare: essendo una terapia in grado di curare senza provocare sofferenza anche la composizione e le modalità di somministrazione vengono semplificate e ricondotte all’interno dell’universo consensuale:

Io sinceramente non è che ho proprio seguito, mi sembra di ricordare che c’era un acqua, un liquido, un qualcosa, un’acqua credo, curativa, che lui aveva messo appunto (intervista n.11, SC).

So che era una cura molto più, adesso con le chemio, le radio, io ho sofferto molto, invece lì mi sembrava che dovevano fare soltanto, non so se erano iniezioni o pastiglie, qualcosa, però era una cura diciamo normale, tra virgolette (intervista n.12, LM).

Gli stessi intervistati, parlando di questa terapia, la descrivono come un’ancora di salvezza, come un qualcosa di tanto desiderato dalle persone per via dei suoi effetti positivi. Si tratterebbe quindi di una grande speranza convogliata verso questo oggetto, in grado di accogliere aspettative e preoccupazioni.

Per cui è un dubbio e nello stesso tempo è anche una speranza, ecco, una speranza. Una speranza legata al fatto anche, secondo me, della sofferenza che danno le cure comunque tradizionali. Adesso io non so com’erano però mi sembrava di aver capito all’epoca che si potevano evitare  certe situazioni di grosse chemioterapie e cose del genere, se non sbaglio, il che insomma (intervista n.15, MP).

Cioè quindi io lo vivevo, l’emozione che mi suscita è che può essere una cosa che le persone appunto possono decidere in un momento di, cioè non so come dirlo, è come un’isola, un’ancora, dove uno si può ancorare in un momento che ritiene difficile, ecco (intervista n.4, GM).

La terapia crea in ogni caso sentimenti ambivalenti: da un lato la paura per qualcosa di nuovo, così lontano dalle cure tradizionali, certe e sicure anche se talvolta dolorose, dall’altro la grande aspettativa per quella che sembrava essere una tra le più grandi scoperte della medicina moderna:

Insomma gli aggettivi poi li possiamo mettere come vogliamo, però sicuramente c’è stato chi, me compreso perché c’ero dentro anch’io in quel periodo, o lo amavi o lo odiavi, o eri convinto che questa terapia potesse far guarire tutti, quindi una terapia straordinaria, fantastica, o eri convinto esattamente che fosse una grande bufala e che quindi come tale dovesse essere tolta (intervista n.20, DP).

“Speriamo”, però sai, la medicina sicura è quella che abbiamo, sai un velo di paura, di dubbio c’era sempre dietro all’oscuro (intervista n.14, SD).

Il prossimo appuntamento è previsto per il 23 gennaio 2013 ed affronterà un tema saliente emerso durante la ricerca: alcune delle persone intervistate hanno ritenuto che un complotto abbia condizionato l’andamento della sperimentazione.

Informazioni su Alberto Ponza

Lavoro in due cooperative sociali: presso la Cooperativa Luciano Donghi di Lissone coordino un servizio di “Residenzialità leggera” per persone con diagnosi psichiatrica, ad Arcore per La Piramide Servizi mi occupo di progettazione, sviluppo, supporto gestionale. A questo affianco attività di counseling e supporto psicologico oltre alla ricerca e consulenza nell’area della psicologia delle organizzazioni, del lavoro e della salute. Vivo in provincia di Monza e Brianza Telefono: 388 6072790 Mail: psicologodibase@gmail.com
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2 risposte a Una cura buona

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