Il macellaio

Continua la rassegna nel quartiere. Anche sulla scorta di quello che ho sentito al Forum milanese delle politiche sociali (Tutta la Milano possibile, 11 gennaio, Teatro dell’Elfo), proseguo nella mia microindagine, alla ricerca di punti di vista inediti nella vita di quartiere.

“La tradizione é importante, una cosa fondamentale: mio nonno aveva una grande macelleria qui in piazza, ma dopo tanti anni ha dovuto cambiare negozio ed accontentarsi di questo piccolo”. Noi (padre e due figli) continuiamo quello che lui aveva iniziato”.

“Siamo sempre i primi a sapere se uno si sposa o anche se uno muore. Sappiamo tanto della vita del quartiere: chi ha bisogno di portargli la spesa a casa, le signore anziane, le badanti, le Babysitter e le colf. Da noi passano tutti”.

“Non c’é crisi nel nostro settore, o meglio la gente fa acquisti più attenti, ma noi puntiamo sulla qualitá: anche chi mangia poca carne quella volta la vuole buona. Così sappiamo che ritorneranno. Quasi sicuramente. Ormai abbiamo una clientela fissa, non abbiamo sorprese, almeno fino ad ora”.

Ho sempre pensato che la loro, dietro a quel piccolo bancone, fosse una danza: in 3 in 2 metri per 1, si muovono sfiorandosi, mai intralciandosi.

E ho avuto sempre l’impressione che fossero uno sportello sociale: credo che nessuno come loro conosca il quartiere e le persone che vivono qui. Intervengono, portano la spesa, parlano con le badanti, alle nuove capita spesso che spieghino ricette per cuocere la carne all’italiana, come sanno piacere alle clienti.

Anche qui nessun cenno all’arte della macelleria. Non la carne, ma le persone del quartiere, non il taglio migliore, ma la tradizione (che forse ha richiami forti sulla passione per il lavoro).

to be continued

Informazioni su diletta76

Ho iniziato con le ricerche di mercato e i sondaggi d'opinione e ho proseguito con la ricerca sociale. Mondi diversi in cui però ho potuto fino ad ora sempre sperimentare. Questa fase è ancora più ricca, se possibile, di opportunità e novità: vedo il blog Appunti di Lavoro come uno strumento di lavoro importante, che mi consente di confrontarmi con colleghi, di proporre progetti, analisi, punti di vista. In qualche modo di contribuire per una piccola parte alla ricerca, appunto, nella complessità del mondo in cui oggi viviamo.
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6 risposte a Il macellaio

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  3. Eleonora Cirant ha detto:

    Le case popolari in cui vivo sono state costruite con un criterio intelligente e sensato, in un’epoca che oggi sembra lontanissima. Vi si accede attraverso dei portici su cui si affacciano tanti piccoli negozi. Negli ultimi vent’anni, però, questi negozi si sono quasi del tutto svuotati. Prima c’era tutto: panetteria, macelleria, drogheria, fruttivendolo, ferramenta, parrucchiere, cartoleria, bar … etc etc. Un quartiere poteva essere “autosufficiente”. Ora abbiamo un Billa e un’Esselunga e i piccoli negozi vuoti sono come orbite senza occhi. Se indietro non si torna e si può solo andare avanti, in cosa dobbiamo cambiare? Il problema è la concorrenza della grande distribuzione quanto a prezzi e varietà. Eppure la decrescita passa dal piccolo. Sucosa puntare? Qualità, come dice il macellaio di Diletta. Meglio avere solo un tipo di bistecca ma averla buona. Filiera corta? Mi sembra che manchi la soluzione su come far convergere “piccolo” ed “economico”.

  4. Anna Omodei ha detto:

    Grazie Diletta! Un bel post dal quale traggo energia per scrivere:-)

  5. mainograz ha detto:

    Due considerazioni.
    Questo sì che è un post: si legge in un soffio e muove molti pensieri;-)

  6. rossella elisio ha detto:

    Ci sono luoghi, a volte insospettabili, dove si genera cura per le persone mentre ci si occupa del “business”.

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