Il traslocatore

Oggi abbiamo conosciuto il nostro traslocatore: in realtà tutto é cominciato con un preventivo richiesto online.
Dopo qualche ora eravamo seduti di fronte a Paolo, un quarantenne traslocatore di professione da 18 anni.
Facciamo l’elenco delle cose da trasportare, prende nota guardando i mobili e poi lo facciamo accomodare per un preventivo “ragionato”. Un po’ di contrattazione, qualche aggiustamento, firmo. È fatta, abbiamo un trasloco fissato.
Gli offriamo un caffé.
É un mare magnum.
Non posso non scrivere un post su questo incontro.

Qualche scambio generico, che lavoro fate voi, avete un bimbo, anche io, come mai vi trasferite. Un racconto duro su suo figlio, un dramma alla nascita, per un miracolo il bimbo sta bene. Francesco ed io eravamo giá inchiodati alla sedia, con gli occhi sbarrati, ad aspettare di capire com’era andata a finire, un po’ commossi.

Penso: abbiamo già firmato, non può solo voler fare colpo.

Il traslocatore é un bellissimo lavoro, dice.

Penso: accipicchia, cosa c’é di bello?

“Entro nelle case delle persone, dopo anni ho imparato a guardare le case che si svuotano e a guardare quelle che si riempiono, a capire cosa lasciano le famiglie e cosa diventano nel nuovo ambiente”.

Francesco dice: in fondo hai tra le mani le cose delle persone.

Ho visto cose incredibili, ho camminato tra le mutande sporche, tra i piatti sporchi, una volta sono entrato in una casa e c’era un odore orribile, fortissimo: c’era un cane morto sotto il tappeto. Era lí da almeno una settimana.
Ho camminato tra le case piene, quasi abbandonate, ho aperto la porta di quelle vuote e le abbiamo rese vive.
Prima c’erano coppie giovani che “mettevano su casa”, ora ci sono trasferimenti per lavoro, per sfratto (settimana scorsa: lui da due anni licenziato, lei da due mesi, 3 figli, uno sfratto), per fuga, ritorni al sud, all’estero.
Anche noi pensiamo alla Provenza, ad aprire un locale jazz, insieme ad altre famiglie.

Paolo, aspetta a traslocare, resta ancora un po’, magari c’è la facciamo, magari non dovremo più pensare a tutte le alternative possibili, magari possiamo trovare una “casa” normale. E renderla viva.

Informazioni su diletta76

Ho iniziato con le ricerche di mercato e i sondaggi d'opinione e ho proseguito con la ricerca sociale. Mondi diversi in cui però ho potuto fino ad ora sempre sperimentare. Questa fase è ancora più ricca, se possibile, di opportunità e novità: vedo il blog Appunti di Lavoro come uno strumento di lavoro importante, che mi consente di confrontarmi con colleghi, di proporre progetti, analisi, punti di vista. In qualche modo di contribuire per una piccola parte alla ricerca, appunto, nella complessità del mondo in cui oggi viviamo.
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3 risposte a Il traslocatore

  1. Pingback: Organization, organized, organizing #psunimib13 | Mainograz

  2. roxeli ha detto:

    Mi aggiungo al commento di Graziano: grande post e grande l’idea di percorrere i mestieri.
    Il lavoro costruisce identità, ma quello che fa vedere bene il racconto di Paolo è che anche le persone, le identità, costruiscono, riconoscono ed alimentano il senso del proprio lavoro, del mestiere, gli danno dignità. Purtroppo è vero anche il contrario.
    Il lavoro, quando c’è, ma anche quando è poco, quando se ne fanno due, quando non c’è, quando è pagato e quando non è pagato, colora il tipo di relazione che ci connette con gli altri e ci fa costruire il mondo in cui viviamo.
    Paolo mi fa venire in mente ancora con gratitudine, a diversi anni dalla nostra ultima ristrutturazione-trasloco, il nostro “imbianchino zen” (questo era il nomignolo affettuoso che gli avevo dato e che gli è rimasto). La sua qualità, oltre a quella di saper fare il suo lavoro, era quella che anche nei momenti in cui il conflitto era il sentimento dominante, lui era in grado di offrire un’alternativa e una diversa possibilità anche per me, per gli altri; così si poteva discutere davanti ad un caffè delle prove colore, mi aiutava a “sbolllire” quando scoprivo che una porta provvisoriamente smontata era stata buttata con le macerie anzichè essere rimontata al suo posto, se ti vedeva in difficoltà era pronto a darti una mano anche se non si trattava “della sua area di competenza” (come portare la vasca da bagno per 4 piani, insieme a mio marito e al muratore). In queste occasioni scopri che il trovare il giusto punto di color pesca per le pareti del soggiorno, non era la cosa cosa, e forse neanche la più preziosa, che un imbianchino possa fare per te.

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