Il copione del consulente nelle pratiche di ricerca-intervento e il suo modo di interpretarlo.

StudioQueste riflessioni prendono forma a partire dalle esperienze dal corso di studi: “ricerca-intervento in ambito sociale” svoltosi tra ottobre e dicembre 2012 presso il corso di Laurea Magistrale in Psicologia dei processi sociali, decisionali e dei comportamenti economici dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca.

Durante questo corso tenuto da Monica Colombo noi studenti abbiamo avuto la possibilità di incontrare e confrontarci con molti ricercatori-consulenti esperti nelle pratiche di ricerca-azione, tra i quali (in ordine  di partecipazione): Vittorio Cattaneo, Ennio Ripamonti, Angelo BenozzoMarco Brunod, Laura Fiè e Laura Galuppo.

Perché questo titolo?

Il titolo scelto racchiude in sé diversi temi che ho riscontrato trasversalmente ai casi presentati dagli ospiti che sono intervenuti durante il corso, e alle mie personali riletture scaturite da esperienze dirette nelle organizzazioni che incontro ogni giorno nel mondo là fuori.

  • Il primo tema che emerge dal titolo è la metafora teatrale, questo tema s’incontra spesso in psicologia sociale, tant’è che i due domini condividono alcuni termini, ad esempio: atto, attore, scena o rappresentazione (Piccardo. L’organizzazione in Scena, 2008, Cortina). La condivisione dei vocaboli non è l’unico parallelismo che ho riscontrato tra teatro e ricerca intervento; il punto di contatto che ritengo più significativo è la similitudine tra ciò che un attore fa sul palcoscenico, plasmando se stesso e i suoi comportamenti per entrare nella parte prescritta dal copione, e ciò che fa un consulente che adatta se stesso all’ambiente che vuole conoscere e cambiare, modificando i suoi comportamenti per meglio comprendere le rappresentazioni e le aspettative in gioco, sia sue sia degli altri attori organizzativi. Per essere più precisi però credo che il ruolo del consulente non sia puramente quello di un attore che interpreta ma più propriamente di uno di quegli attori famosi che dopo molta esperienza di cinematografia si ritagliano il ruolo di attore-sceneggiatore, infatti il consulente non si limita a recitare un copione, ma questo copione lo scrive insieme agli altri attori-sceneggiatori e poi lo interpreta con loro.
  • Un secondo tema è la molteplicità degli approcci di ricerca intervento: i modi di interpretare un copione rappresentano proprio le diverse possibilità di approccio alla realtà. Questi “modi” sono etichettati differentemente in funzione delle prospettive che si adottano. Nelle trattazioni teoriche si tende a delimitare le pratiche sotto domini epistemologici e metodologici diversi fra loro, mentre nella realtà degli approcci sul campo esiste sempre una grande influenza reciproca tra schemi differenti. A volte anche con grandi compromessi.
  • Un terzo tema contenuto nel titolo è Il ruolo delle rappresentazioni, credenze, schemi mentali. Questi schemi influenzano l’interpretazione del mondo e quindi inevitabilmente poi portano a proporre modelli di intervento e soluzioni ai problemi che ne sono pesantemente influenzati.
  • Un ultimo tema è in relazione ai momenti di autoriflessione o debriefing. Credo che uno dei temi fondamentali del lavorare con le organizzazioni sia quello di riconoscere le proprie disposizioni mentali e rappresentazionali. Tutto ciò allo scopo di operare una riflessione continua su di esse per comprendere la strada percorsa fino ad ora, sviscerare le motivazioni delle scelte che si stanno facendo nel presente e valutare il grado d’influenza reciproca tra gli obiettivi futuri, personali e contestuali. Con questa prospettiva ritengo che uno degli strumenti che può rivelarsi utile per questa pratica riflessiva sia la scrittura: che sia sotto forma di diario o di narrazione autobiografica, la scrittura può rivelarsi un facilitatore dei processi introspettivi che guidano il lavoro con le organizzazioni e le persone.

Le rappresentazioni di organizzazione, le impressioni e le reazioni dei ricercatori.

Nel periodo da settembre a dicembre, oltre a seguire le lezioni universitarie mi sono trovato a entrare in contatto con differenti organizzazioni per motivi di ricerca per la tesi e per motivi di selezione di un tirocinio. Le riflessioni a posteriori che sono state stimolate da questo corso sono state molto interessanti. Alcune delle persone che ho incontrato sono appartenenti di organizzazioni molto differenti, Tra cui una grande multinazionale e uno spazio di co-working. Riflettendo su queste esperienze mi sono reso conto di quale influenza profonda avessero le mie rappresentazioni sui miei comportamenti nelle differenti situazioni:

  • L’incontro nella grande multinazionale è stato fortemente influenzato da due aspetti precisi:
  1. La mia rappresentazione dell’organizzazione era molto verticalizzata, strutturata con precisione fino al più minimo dettaglio e molto burocratizzata. Le mie attese si sono rivelate fondate, all’ingresso sono stato registrato come visitatore mi è stato consegnato un badge personale, e mi è stata consegnata una mappa del percorso che avrei dovuto seguire con norme di comportamento molto stringenti.
  2. Le mie rappresentazioni sono state potenziate anche dall’architettura in stile fascista (con linee fortemente ordinate, un senso di verticalizzazione e di simmetria tra gli spazi). Questi due aspetti mi hanno, durante il colloquio che ho svolto, spingendomi a tenere un comportamento diverso da quello che avrei tenuto in differenti occasioni, rispondendo alle domande con estrema attenzione e usando un registro comunicativo che mi sembrasse attinente alle aspettative di chi avevo di fronte.
  • Il secondo incontro, presso lo spazio di co-working, è stato influenzato in modo diverso dalle rappresentazioni che avevo. Sono stato colpito dall’atipicità della struttura degli uffici, senza alcun tipo di separazione, con molte aree relax con divani e un arredamento essenziale ma funzionale. Secondo le mie rappresentazioni avrei incontrato un normale impiegato dentro un normale ufficio, questo mi aveva fatto prefigurare un discorso in modo molto simile a quello che avevo svolto nella multinazionale. In realtà sono “stato tradito” dalle mie stesse rappresentazioni. Coerentemente con l’organizzazione dello spazio il colloquio è stato “condiviso”, alcuni partecipanti si sono aggiunti al discorso strada facendo, hanno dato un contributo importante e poi se ne sono tornati alle loro occupazioni. Proprio per questo motivo il mio comportamento è stato molto diverso dalla situazione precedente, mi sono sentito incoraggiato a esprimere più perplessità e a rispondere agli stimoli che mi venivano proposti esprimendo le mie profonde aspettative e le mie necessità.

Queste due esperienze mi hanno fatto riflettere su come il ruolo del ricercatore possa essere influenzato dalle rappresentazioni che si costruisce in relazione all’organizzazione che sta incontrando, uno dei frutti di questa riflessione è la convinzione che il ricercatore debba fare un lavoro autoriflessivo fin prima del momento del primo contatto con l’organizzazione. Se avessi fatto questo tipo di lavoro introspettivo prima di incontrare le due organizzazioni di cui ho raccontato poco sopra avrei potuto evitare l’effetto sorpresa e preparare meglio le mie reazioni.

Un chiaro riferimento teorico è la consulenza di processo di Schein (La Consulenza di Processo, 2001, Cortina), il quale mette più volte in evidenza la necessità di “appendere” i propri pregiudizi, le proprie aspettative, i propri desideri e le proprie rappresentazioni di fronte a se stessi per esserne consapevoli e poter riconoscere quali distorsioni vengono applicate guardando la realtà attraverso queste predisposizioni personali. Una precisazione importante sta nel sottolineare che, credo che sia impossibile sospendere le proprie rappresentazioni e proprio per questo le si debba appendere davanti a sé per esserne consapevoli il più possibile.

Appunti di lavoro serve anche a questo, è uno spazio di auto ed etero riflessione.

Il ruolo del ricercatore nelle scelte teorico-metodologiche e le conseguenze sulla realtà.

Un esempio palese dell’influenza delle rappresentazioni sociali sulle scelte teorico-metodologiche può essere la politica. È esperienza quotidiana, soprattutto ora che siamo in campagna elettorale, di politici che ci forniscono pubblicamente dichiarazioni relative alle loro personali ricette per uscire dalla situazione di crisi economica. A partire delle rappresentazioni sociali, aspettative, obiettivi e impressioni relative a: società, democrazia e di tutti gli altri campi possibili d’intervento politico candidati, propongono i loro programmi, e in funzione delle teorie che abbracciano, decidono di presentare decreti legge o proposte di riforma per modificare i comportamenti e la realtà in cui operano.

Per farvi un esempio più personale di quello che intendo: io considero le rappresentazioni sociali come parte fondante delle mie teorie sul mondo. Visto e considerato le rappresentazioni sono in buona parte un fenomeno costruito socialmente e visto che queste rappresentazioni influenzano la mia visione della realtà, allora le mie rappresentazioni sociali tenderanno a farmi indossare le lenti del sociocostruzionismo, che a loro volta m’indirizzeranno verso strumenti prevalentemente e preferibilmente qualitativi, meglio ancora verso l’etnografia, gli strumenti narrativi e tutte quelle metodologie che mettono sotto la lente d’ingrandimento le caratteristiche profonde della realtà. Ovviamente l’adozione di queste prospettive mi farà lavorare in relazione con le organizzazioni in modo molto differente da un consulente che adotta una prospettiva positivista.

Lo strumento della scrittura per tenere a mente quale percorso si è scelto e i motivi che hanno guidato le scelte.

Direzione

Un’ultima riflessione importante che è scaturita durante gli studi collegati a questo corso riguarda l’uso della scrittura come pratica importante per la professione in genere ma ancor di più quando si lavora costruendo percorsi ciclici, ricorsivi e variabili nel tempo.

Recentemente, durante un convegno a Riva del Garda sulle imprese sociali ho sperimentato un modo innovativo di scrittura. Per prendere appunti durante l’esposizione dei relatori sfruttavo il social network Twitter, facendo in modo di pubblicare le mie impressioni e provando a discutere attraverso questo mezzo con altri utenti presenti in sala, ma anche da altri luoghi. Questo strumento mi ha fatto riflettere sulle sue modalità di utilizzo, la prima cosa importante è il fatto che, pubblicare i propri appunti, rende molto differente la pratica della scrittura e obbliga a riflettere molto su come esprimere le proprie idee in modo comprensibile a tutti. Inoltre la consapevolezza di avere dei lettori che sono presenti in sala e altri che seguono l’evento tramite i tuoi interventi sulla rete dà un fortissimo senso di responsabilità sociale e insegna una certa cautela.
Un secondo vincolo dello strumento, forse il più interessante, è l’obbligo di rimanere sotto i 160 caratteri ogni twitt, ciò obbliga un’attività riflessiva ancor più importante per poter condensare tutti i significati importanti in così poco spazio. Questo vincolo, dopo poca pratica, diventa una risorsa fondamentale che insegna a ragionare sul significato di ogni singola parola.

Alcuni testi interessanti, oltre quelli già citati nel post.

  1. Colucci, Colombo, Montali. La Ricerca-Intervento, 2008, Il Mulino.
  2. Barus-Michel, Enriquez, Lévy. Dizionario di psicosociologia, 2005, Cortina.
  3. Kaneklin, Piccardo, Scaratti. La Ricerca-Azione, 2010, Cortina.
  4. Weick, Sutcliffe. Governare l’Inatteso, 2010, Cortina.
  5. Weick. Senso e Significato nell’Organizzazione, 1997, Cortina.
  6. Argentero, Cortese, Piccardo. Psicologia delle Organizzazioni, 2009, Cortina.
  7. Senge. La Quinta Disciplina, 1990, Sperling & Kupfer.

Informazioni su nlocatelli

Laureato Magistrale in Psicologia dei Processi Sociali, Decisionali e dei Comportamenti Economici presso la Facoltà di Psicologia dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca, vivo a Bergamo, mi interesso di consulenza, intervento e sviluppo organizzativo, amo la montagna e il mio cane. Sto svolgendo un il tirocinio professionalizzante per iscrivermi all'esame di stato.
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