Permacultura e osservazione. Spunti di coltivazione organizzativa.

 

“L’osservare in natura e il principio dell’osservare i sistemi naturali, ci aiuta a progettare sistemi armonici ed efficienti.  .. Intorno a noi, possiamo vedere esempi che ci suggeriscono cos’è un buon design. Un buon design diventa efficienza e questo crea efficienza produttiva, stabilità ed armonia con la natura. …  Tutto quello che dobbiamo fare è tenere gli occhi aperti.  Fare supposizioni, avere teorie e poi provarle per vedere se funzionano.”

Geoff Lawton

 

Proseguo la lettura del libro, “Introduzione alla Permacultura”, sviluppando associazioni fra i contenuti del testo e la progettazione e cura delle organizzazioni di lavoro, soffermandomi sulla questione dell’osservazione.

Nella progettazione di un intervento, sia esso agricolo o di business, si può partire dagli obiettivi che si desidera raggiungere applicandoli nel contesto, oppure “si può iniziare studiando attentamente il luogo e le sue caratteristiche (sia positive sia negative) e lasciare che gli obiettivi emergano da sé”, suggerisce il testo di Mollinson e Slay.

Nel secondo caso si tratta di mettere in campo una competenza di lettura, ascolto e di osservazione di ciò che succede ed anche di ciò che non succede nel contesto; dedicare un tempo, a quest’attività preliminarmente all’azione, oltre a fornire una serie di utili informazioni, può creare un altro vantaggio che deriva dal fatto di alleggerire schemi e automatismi di pensiero (in cui spesso ci troviamo inconsapevolmente immersi) e che rischiano di farci scartare dei dati relativi all’effettiva percorribilità degli obiettivi che si stiamo prefiggendo o alla loro potenzialità di espressione.

ridisegnare l'impresaPensando ai processi di lavoro, mi viene in mente la proposta di Richard Normann (consulente di management), con il suo libro “Ridisegnare l’impresa – quando la mappa cambia il paesaggio”, in cui si legge: L’organizzazione che non riflette e non concettualizza quello che fa, ma si limita a incoraggiare l’azione, diventerà [..] un’ “organizzazione istericamente iperattiva”, caratterizzata da compartimenti stagni, giochi politici e mancanza di aggregazione e di strutturazione delle conoscenze.

In alcuni casi, grazie all’osservazione, è possibile comprendere (a volte solo intuire) che in quella situazione esistono piste di lavoro alternative e/o che si può “osare” anche il raggiungimento di risultati più consistenti e inaspettati rispetto a quelli inizialmente ipotizzati. Questa consapevolezza può aiutare scelte comunicative e di alleanze interne che potranno favorire l’assunzione del cambiamento anche per chi non ne sia direttamente promotore. Altrettanto preziosa è l’informazione relativa alle difficoltà o addirittura alle controindicazioni che emergono dall’osservazione e che sarà opportuno considerare nella fase di progettazione.

Mi raccontava giorni fa, il direttore generale di un’importante concessionaria automobilistica: “…Nel progetto di trasferimento nella nostra nuova sede che, era allora in fase di costruzione, stavamo ridisegnando il layout delle officine di riparazione delle auto con un team di progettisti. Ho pensato che fosse importante anche andare a vedere i nuovi locali in costruzione con tutti i meccanici che poi ci avrebbero dovuto lavorare. Siamo andati tutti insieme ad osservare il posto, a cercare di immaginare come ci si sarebbe potuto lavorare. I meccanici sono tornati da quella visita con delle proposte innovative che hanno stravolto la disposizione delle auto in fase di riparazione. Nonostante le perplessità degli addetti alla progettazione che dicevano: “così non si è mai fatto”, si è deciso di ascoltare quello che i meccanici proponevano. Abbiamo scoperto, lavorando nella nuova sede, che quella soluzione fra le altre cose, consente ai meccanici di lavorare con una maggior quantità di luce naturale, il che consente una visione più chiara delle parti da riparare e soprattutto, stanca meno le persone. Essere stati ascoltati, l’aver potuto partecipare alla definizione del luogo in cui si lavora e si fatica, è stata fonte di soddisfazione per i meccanici; questo ha consentito l’assunzione del cambiamento e delle sue potenzialità, quando spesso succede che il cambiamento sia subito o addirittura contrastato.”

Nella progettazione di permacultura questa fase si chiama: Identificare le risorse.

In questa fase è necessario osservare e fare ricerca. E’ necessario ricercare le mappe del terreno, raccogliere dati sui percorsi dei venti, precipitazioni atmosferiche, inondazioni, incendi e specie caratteristiche della zona. Ma occorre anche mettersi in relazione con i saperi già esistenti in quei luoghi: chiedere alle persone informazioni sui parassiti, i problemi più diffusi, le tecniche che vengono utilizzate.

Ma tutto ciò non è sufficiente: occorrerà osservare il luogo oggetto della nostra progettazione, “percorrerlo e osservarlo nelle diverse stagioni”. Insomma si tratta più in generale di mettersi in relazione di attenzione e curiosità nei confronti delle situazioni oggetto della progettazione. Mettersi in relazione, infatti, non è un processo che riguarda solo gli individui, ma anche i problemi, gli oggetti di lavoro, i contesti sociali ed economici.

Nell’identificare le risorse vengono indicati alcuni passaggi fondamentali fra cui le mappe e l’osservazione.

Mappe. Una mappa accurata è di grande aiuto nella progettazione: rivela le vie d’acqua, la vegetazione, la struttura geologica, le vie d’accesso…” . “Se percorriamo il luogo e sulla mappa assegniamo un colore a tutti gli elementi considerati, la progettazione comincia quasi a svolgersi da sé”. Le mappe, aggiungono gli autori, sono utili solo quando usate in combinazione con l’osservazione diretta, poiché le mappe non sono mai rappresentative della complessità del territorio. Infatti: “la mappa non è il territorio”, citando A. Korzybski – General Semantics. Lo studioso polacco, riferendosi ai funzionamenti della nostra mente, sottolinea come i nostri sensi riescono a concepire la realtà solo in modo parziale perché funzioniamo in maniera tale che la nostra mente è soggetta a distorsioni, generalizzazioni e cancellazioni. Così costruiamo mappe parziali che, aggiungo io, spesso confondiamo con il l’unica visione possibile.

Cercare di disegnare mappe più complete, anche secondo Normann, è possibile osservando con sguardo aperto. Per accrescere la competitività, una persona non deve solo cercare di comprendere al meglio i fabbisogni dei propri mercati di riferimento ma concepirsi come membro di un contesto più allargato di cui fa parte e nel quale si realizza la generazione di valore a cui può contribuire in modo differente. In tal senso nel modello proposto da Normann il cliente viene posto al centro del sistema e diventa focus dell’osservazione… perché l’osservazione del cliente, nel e fuori dal sistema, di lui ed insieme a lui, della sua relazione con il prodotto/servizio, insegna molto; il cliente in questo modo da consumer (consumatore) diventa pro-sumer (produttore – consumatore) di valore. Con il cliente si possono costruire nuove opportunità di futuro.

Osservazione. Nella permacultura l’osservazione è una competenza centrale e fondamentale. Oltre a percorrere i luoghi, ascoltare le persone del posto, usare i nostri sensi per percepire e diventare consapevoli del nostro corpo e delle sue reazioni, “possiamo sederci per qualche momento per prestare attenzione ai modelli e ai processi in corso.  … La lettura del paesaggio si fonda sull’osservazione d’indicatori. In particolare la vegetazione fornisce informazioni sulla fertilità del terreno, la disponibilità idrica e il microclima. … L’osservazione può mettere in luce anche potenziali “problemi” come piante nocive, canali di erosione, terreni paludosi, …. Con qualche riflessione alcuni problemi possono essere trasformati in vantaggi. … Osservando il paesaggio si possono scoprire dalle strategie di sopravvivenza seguite dai sistemi naturali e quindi imitarle adottando le specie più utili nell’immediato.”

Io penso che questo “sederci per qualche momento” sia una pratica organizzativa utile a tutti i livelli. Anche per me come consulente è sicuramente una pratica preziosa, seppur a volte difficile da far rientrare nella fatturazione dei lavori. In passato ho fatto osservazione come investimento personal-professionale, con risultati che hanno valorizzato il mio lavoro. In un Pronto Soccorso di un ospedale pediatrico è stato interessante vedere cosa succedesse ai piccoli pazienti e ai loro genitori nel percorso dall’accoglienza, al triage, nella sala d’aspetto, al passaggio in sala visita e poi ad eventuali visite specialistiche, fino alla dimissione o al ricovero. Nell’osservazione ho avuto occasione di leggere il processo, rilevare elementi utili a miglioramenti, aree di attenzione, fatiche, intoppi, sviluppare comprensioni, ma altri elementi preziosi sono emersi grazie ai momenti di empatia/antipatia che si creavano con le situazioni e le diverse persone coinvolte. Cosa mi diceva la mia sensazione di disagio di fronte ad una mamma con una bambina piccola in braccio, che cercando equilibri impossibili tentava di tenere la sua ansia sotto controllo, intanto cercava di spiegare all’infermiere cosa fosse successo, frugava nella borsa per trovare la tessera sanitaria che sembrava giocare a nascondino, senza che a nessuno venisse in mente di dirle “signora, si sieda”? Poteva essere gestita diversamente quella situazione? E cosa mi faceva comprendere osservare la differente relazione dei genitori che protestavano in malo modo con gli infermieri e diventavano gentilissimi con i medici, che pure determinavano, loro malgrado, i flussi di accesso e le attese? Cosa me ne facevo dell’emergere di un prezioso ruolo di traduttore dell’operatore socio-sanitario nell’accompagnare i piccoli pazienti dal pronto-soccorso ai reparti specialistici e viceversa, mettendo in contatto ambienti diversi senza far sentire sperduto paziente e genitori?

Osservare, osservare, osservare… una buona pratica da COLTIVARE nelle organizzazioni.

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Links e bibliografia:

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