Il ricercatore

Abbiamo per anni costruito il mito del ricercatore che va all’estero perchè qui non ci sono chances. Ma in fondo io non mi ero mai soffermata a pensare che lavoro è quello del ricercatore che sta in laboratorio, dello scienziato che ha come obiettivi e come bisogno la scoperta. É difficile di per sè, per quello che comporta (pazienza, attesa, silenzio, buio), per la fatica del fallimento (molto frequente).

Avevo poche certezze, una era che E. avrebbe fatto carriera nella ricerca genetica. Ma dopo giá quasi 10 anni di laboratorio, 4 dei quali trascorsi all’estero, qualcosa ha fatto scattare la voglia di piano B.

“Posso stare anche mesi ad aspettare che le piastrine si muovano. E quando si sono mosse posso dire di aver scoperto qualcosa. Dal giorno dopo altre piastrine si muoveranno o io dovrò aspettare”.

Un lavoro in isolamento, in laboratorio, chino sul vetrino. Un lavoro che può risultare infinitamente noioso, con pochi riconoscimenti. Che si avvia inseguendo un’idea, un progetto, avendo in mente obiettivi specifici. Ma ad un tratto scatta la voglia di piano B, la voglia di confrontarsi con il mondo, di portare il proprio know how a chi lo puo’ e lo sa usare.
Scatta la voglia di non lavorare solo per passione, perché poi la passione può non bastare più. E proprio come le piastrine anche il ricercatore inizia a muoversi, la scoperta più importante e più ricca della sua vita.

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Informazioni su diletta76

Ho iniziato con le ricerche di mercato e i sondaggi d'opinione e ho proseguito con la ricerca sociale. Mondi diversi in cui però ho potuto fino ad ora sempre sperimentare. Questa fase è ancora più ricca, se possibile, di opportunità e novità: vedo il blog Appunti di Lavoro come uno strumento di lavoro importante, che mi consente di confrontarmi con colleghi, di proporre progetti, analisi, punti di vista. In qualche modo di contribuire per una piccola parte alla ricerca, appunto, nella complessità del mondo in cui oggi viviamo.
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Una risposta a Il ricercatore

  1. Asia ha detto:

    C’è qualcosa che nessuno dice della ricerca. Ci provo. Lavoro come ricercatrice-precaria da sempre, più di 15 anni. Titoli Accademici, tantissimi. Mi ha sempre affascinato la translational research from The bench to The bedside. Ma quello che vedo adesso è una ricerca che si basa solo sulla bio informatica e sulla statistica. Super tecnologie e software complicatissimi, che vanno in tutte le direzioni tranne verso la patologia o verso il paziente. Sono molto delusa. Spero che scatti presto un piano B.

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