Tra Harold Fry e Fil Cantirami: il lavoro di ieri e quello di domani

Due bei romanzi, molto diversi tra loro, L’Imprevedibile viaggio di Harold Fry (di Rachel Joyce, editore Sperling & Kupfer) e Non so niente di te (di Paola Mastrocola, editore Einaudi).

Letti in successione stimolano molti confronti, a vari livelli; si potrebbe parlare a lungo dei contenuti che, seppure in stili e storie tanto differenti, condividono: dal rapporto genitori-figli, all’amicizia, al ruolo della tecnologia nella quotidianità (potenzialità e criticità) fino, naturalmente, all’amore (ah, l’amore!) passando incidentalmente per (indovinate…) il lavoro.

Harold Fry è un pensionato, ha passato la vita a lavorare come rappresentante di un grande birrificio diretto da un proprietario sadico e rozzo.

Il romanzo offre poche righe per descrivere i giorni lavorativi di Harold, ma è l’intero racconto che ci permette di ben immaginare la sua interpretazione del ruolo.

Harold, con buona certezza, fu un impiegato regolarissimo, abitudinario, uso a svolgere con estrema precisione compiti a volte ripetitivi e noiosi, con un grande senso della dignità del proprio impegno.

Per quarantacinque anni Harold aveva fatto il rappresentante. Tenendosi in disparte, lavorava con umiltà ed efficienza, senza cercare promozioni o attenzioni…

Quella regolarità, quell’applicazione, consente ad Harold, giorno dopo giorno, di garantire alla sua famiglia la sicurezza economica e permette al figlio la possibilità di avanzare di un gradino nella scala sociale, frequentando l’Università.

La scrupolosità e la modestia con cui immaginiamo Harold affrontare il proprio lavoro sono le stesse che dimostra lungo il suo viaggio, quasi 900 chilometri a piedi, dal sud dell’Inghilterra fino al confine con la Scozia, per salvare la vita della sua amica ed ex collega Queenie.

Harold cammina, incontra persone, diventa famoso e, nella dinamicità di un viaggio nel presente, ripercorre il suo passato, anche lavorativo, recuperando significati e rapporti.

mappa-harold

Da un pensionato a uno studente che, all’inizio del libro, al mondo del lavoro si è appena affacciato.

Il romanzo, come ricorda l’Autrice nell’Avvertenza iniziale, è un “romanzo storico impossibile” poiché parla del nostro presente da un futuro che ci è ancora sconosciuto, è come se il libro fosse scritto dopo il 2060.

Fil Cantirami è un giovane rampollo della media-alta borghesia italiana.

Estremamente capace, si trova all’estero per ultimare il master in Economia (…certo!).

La storia inizia con una conferenza, in cui il protagonista, Fil, è invitato come relatore assieme ad un amico.

Siamo in un tempio dell’economia e della finanza britannica.

Fil si presenta in sala accompagnato da un gregge di pecore.

Fil è geniale, elaborerà, pubblicandola assieme all’amico una teoria che, nientemeno, spiegherà l’attuale fase di crisi economica favorendone il definitivo superamento.

Eppure Fil sceglie lavori semplici, a contatto con la natura.

Fa dapprima il pastore e poi, per raggiungere la ragazza di cui si è innamorato, va a vivere in un paesino di pescatori, in Norvegia (quattro case in tutto) facendo l’impiegato.

Un lavoro quieto, normale, che gli lasciava la libertà di inseguire i suoi pensieri”.

Sembra avere bisogno dell’autenticità che viene dal rapporto con l’ambiente e con i contesti umani essenziali.

Fil rimane in contatto con “l’altro mondo” (non mi viene un’espressione migliore), quello dell’economia avanzata e dell’accademia, grazie alla tecnologia.

Fil Cantirami vive contemporaneamente più lavori, diverse dimensioni del se’ che si sviluppano parallelamente, superando l’iniziale conflitto, con se stessi e con gli altri, che ciò comporta.

pecore

Egli non è ancora compreso dai contemporanei che si stupiscono delle sue scelte di vita.

Il racconto si chiude con un salto in avanti di diversi decenni, sappiamo che la crisi economica è superata (non ci dicono come, mannaggia!) ma non abbiamo notizie in merito al nuovo rapporto che si creerà tra le persone e il lavoro.

Riusciremo tutti, come Fil Cantirami, a trovare, in qualche modo, il nostro equilibrio tra un mondo del lavoro tanto esigente e contesti di semplicità di rapporto e autenticità?

Due romanzi, due personaggi molto diversi.

Sullo sfondo due mondi differenti, in cui il lavoro costituisce una parte del disegno, della trama… spunti per i nostri “Appunti”.

 

 

 

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