Dico la mia sui BES (Bisogni Educativi Speciali) e sulle partite di calcio a una porta sola

I colleghi della redazione mi sgrideranno: scrivere di scuola a fine luglio?

Quando ormai le lezioni sono un ricordo per tutti e quando l’inizio dell’anno scolastico  è ancora lontano?

Va bene, però ho avuto occasione di parlare delle nuove prospettive aperte dalla Circolare e dalla Direttiva Ministeriale sui Bisogni Educativi Speciali e vorrei chiarire (anche a me stesso) perché, pur essendo d’accordo con illustri pedagogisti nel ritenere il bicchiere mezzo pieno (vedi le interviste ai prof.  Canevaro  e Ianes ), temo fortemente per la loro applicazione all’interno di un sistema strutturalmente debole.

La Circolare e la Direttiva sui BES

I BES, Bisogni Educativi Speciali, sono un tema che ci sta a cuore, ne abbiamo parlato più volte (per esempio nei post  Catalogazione e integrazione  e Parti uguali tra diseguali  con Matteo LoSchiavo).

La Direttiva MIUR del 27/12/2012  , positivamente, riconosce che “Nel variegato panorama delle nostre scuole la complessità delle classi diviene sempre più evidente” e che “in ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni:  svantaggio  sociale  e  culturale,  disturbi  specifici  di  apprendimento  e/o disturbi  evolutivi  specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana”.

Per ognuno di essi, chiarisce la Circolare MIUR del 6/03/13  , sarà finalmente possibile elaborare un Piano Didattico Personalizzato.

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La scuola: giocare a calcio a una porta sola

Passatemi la metafora ardita: lavorare a scuola è come giocare a calcio a una porta sola.

Entrambi sono tra i ricordi più cari della mia infanzia; la scuola, in parte, e il calcio a una porta sola, soprattutto.

Infinite partite a pallone, nel prato vicino a casa, in cui le antiche regole del famoso gioco di nobili origini britanniche, erano forzatamente violate e re-inventate  (vuoi per mancanza di spazio o di una quantità sufficiente di giocatori o perché gli stessi erano in un numero dispari…) in uno strano mix tra un confronto di due squadre diverse e la condivisione di uno stesso obiettivo: superare il medesimo portiere.

Consiglio di Classe: gioco di squadra

Così come la vittoria nel gioco nel calcio, il successo scolastico è il risultato di un lavoro di squadra, non è sufficiente avere un singolo giocatore bravo, un buon professore da solo non può sopperire ad una squadra di docenti deboli.

In questo la Direttiva del MIUR cerca di superare uno dei guai della tradizione scolastica italiana: la delega all’insegnante di sostegno e la de-responsabilizzazione degli altri docenti.

Benissimo.

Vogliamo però anche deciderci ad affrontare un altro e più fondamentale problema, ossia quello della composizione della squadra?

I meccanismi burocratici delle graduatorie e delle assegnazioni delle cattedre nella scuola italiana, corrispondono alla composizione casuale (dopo una conta, di solito) delle squadre di calcio nelle partite dei bambini: l’effetto è il medesimo, i rischi per la salute sono maggiori.

Vorremmo finalmente delle regole che consentano di costruire razionalmente le squadre del consiglio di classe, per merito, per preparazione, per esperienza.

Il successo scolastico: fare goal è troppo soggettivo

Anche il portiere, di solito, era scelto a sorte: nessuno si offriva mai volontario, il ruolo era troppo ingrato.

Ma, forse anche per questo motivo, il bambino che finiva, suo malgrado, tra i pali, veniva in qualche modo ricompensato con l’attribuzione di un grande potere: era lui a stabilire le dimensioni dello specchio della porta e, quindi, le probabilità di far goal.

La traversa era a misura delle sue braccia, la grandezza dei pali dipendeva dal volume del capo di vestiario (il cappotto, solitamente) che utilizzava per segnarne il confine…

Se fare goal corrisponde al successo scolastico, allora, rimanendo nel campo della metafora, il “portiere” dell’istituzione è sicuramente il dirigente scolastico.

Ne ho conosciuti parecchi in questi anni: alcuni molto bravi, altri dei burocrati, alcuni troppo oberati…tutti troppo soli.

I Dirigenti sono importantissimi per il successo scolastico degli studenti in generale, direi che sono decisivi per quello dei ragazzi con BES.

La normativa ministeriale non fa che affermarne il ruolo, poco aiuta ad uscire dalla soggettività del sistema (i Gruppi per l’Integrazione, evoluzione dei GLH, e i Centri di Documentazione saranno sufficienti? Ne dubito…).

Uscire dall’area e ripartire: formazione e supervisione

C’era una regola essenziale, nel calcio a una porta: se conquistavi il pallone in difesa, a ridosso del portiere che stavi, in quel momento, difendendo, dovevi uscire dall’area di rigore, allontanarti dalla porta a sufficienza e solo allora, ad una distanza ragionevole, ti potevi girare di 360° e impostare l’azione di attacco…

Allontanarsi dalla zona calda, prendere distanza, fermarsi, pensare e, solo allora, ripartire.

E’ lo spazio della formazione e della supervisione pedagogica.

E’ quello che, forse più di tutte le altre cose, servirebbe alla scuola (secondo il mio modesto parere).

E, ovviamente, è ciò che più di ogni altra spicca per la propria assenza…

La normativa sui BES accenna alla preparazione dei docenti, ma non introduce obblighi e diritti degli stessi a formarsi ed essere formati (“fa le nozze coi fichi secchi”, ha fatto notare qualche collega).

Il risultato è che non si esce mai dall’area di rigore, alla lunga non si capisce più chi è all’attacco e chi in difesa e ognuno gioca una sua partita…

17 a 5 ma si riparte da capo

Il bello, nelle partite a una porta sola dei bambini, è che, proprio mentre stai perdendo 17 a 5 (dopo due ore di pedate, sudore e fango) arrivano Cencio e Carlino, prigionieri della nonna fino all’ora di merenda, e chiedono di giocare.

Ovviamente si rende necessaria una nuova conta, nuove squadre e si riparte da capo: zero a zero e palla al centro.

Ripensarci oggi non ci crederesti, ma si ricominciava con la stessa passione, anzi con una voglia di riscatto in più che ti dava forza alle gambe e fiato ai polmoni.

La Direttiva e la Circolare BES non lo dicono, ma quello che può far la differenza nel successo degli studenti con Bisogni Educativi Speciali è questo: la passione, che ho trovato in alcuni colleghi e spero di aver condiviso almeno qualche volta.

La passione che ti fa ricominciare a insegnare, ogni settembre, anche se hai appena perso 17 a 5, anzi con una voglia di riscatto in più che ti da forza alle gambe e fiato ai polmoni…

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