Topologia dell’organizzazione scolastica – Parte 1

La scuola è un’organizzazione e un’organizzazione è tante cose assieme: persone, gruppi, culture, riti, gerarchie…

Per la nostra mente, poi, un’organizzazione è anche uno “spazio”.

Lo comprendiamo bene da molte nostre espressioni linguistiche, talmente di uso comune che non ci viene neppure in mente di esaminarne la natura metaforica intrinseca: si “entra” in una squadra, ci si fa “strada” e “ci si fa spazio” in un partito politico, si “esce” da una cooperativa (il richiamo teorico è, in questo senso, quello del punto di vista linguistico-cognitivo, che vede il nostro linguaggio come risultante dalla struttura concettuale presente nella nostra mente e nei relativi processi).

Se ciò è vero, se uno dei tanti modi di vedere l’organizzazione ha a che fare con lo spazio, allora può essere possibile e utile abbozzare una topologia delle nostre organizzazioni.

In particolare l’organizzazione scolastica mi pare offra una spazialità sollecitante e interessante.

Lavoro come educatore a scuola da diversi anni, ho avuto la possibilità di conoscerne molte, come si usa dire, “di ogni ordine e grado” e le riflessioni che seguono, ci tengo a sottolineare, abbozzano una topologia derivante dal mio peculiare punto di vista.

Lontano

Che cosa è vissuto come “lontano”, a scuola? Bè, “lontane” sono percepite tutte quelle logiche procedurali che fanno della scuola italiana il paradiso della burocrazia: le graduatorie dei docenti precari, le assegnazioni di organico, le nomine, le concessioni di deroghe, i ricorsi…un mare magnum di norme, circolari, procedure che sono fondamentali e determinanti per la funzionalità scolastica ma che non hanno volto, non hanno tempi coerenti con la vita didattica (esempio eclatante è rappresentato dalle nomine dei docenti ad anno scolastico ampiamente inoltrato) e contribuiscono a rendere l’esperienza scolastica alienante, vagamente kafkiana, tragicomicamente eterodiretta da anonimi funzionari, appunto “lontani”.

Sopra

Sopra, è ovvio, c’è il Preside, il Dirigente Scolastico.

Chiamato quotidianamente in causa come autorità massima per tenere l’ordine in classe, per dirimere dissidi all’interno di consigli di classe, per autorizzare segnalazioni di manutenzione dell’edificio scolastico, il Dirigente Scolastico è ormai, molto spesso, a capo di Istituti Comprensivi che comprendono numerose scuole, dalle Primarie alle Secondarie di Secondo grado, migliaia di discenti e centinaia di docenti.

Ne ho conosciuti diversi, in questi anni, di Dirigenti Scolastici: alcuni davvero conoscevano uno per uno i loro cento docenti, ne sapevano descrivere pregi e difetti; altri, mi è parso, fingevano solo di avere la situazione sotto controllo.

Poi “sopra”, certo, ci sono i docenti. In una gerarchia molto articolata, però: ci sono i docenti di materie importanti e fondamentali (Matematica, Lettere), i docenti di materie mediamente importanti e poi, via via, quelli delle materie minori (Educazione motoria, Musica, Religione…per finire, molto spesso, con gli insegnanti di sostegno, i “delegati ai casi”).

Accanto

Se penso a qualcuno che, nella scuola, si trova nella posizione di vicinanza paritaria (accanto), mi vengono in mente i collaboratori scolastici.

Ricordo che quando iniziai a lavorare nelle scuole un collega più esperto mi suggerì: <<Mi raccomando Davide, se vuoi lavorare bene in una scuola, cura a dovere i bidelli…>>.

Fondamentali per le funzioni igieniche e logistiche, certo, ma ancora di più per garantire la qualità umana e educativa dell’esperienza scolastica, in molti degli ambienti in cui ho lavorato e lavoro i collaboratori erano e sono gli unici a parlare veramente con gli  studenti, ad instaurare con loro un dialogo: banalmente, dal chiedere quotidianamente “come stai?”, a raccoglierne le confidenze sentimentali.

Poi, certo, anche a sgridarli perché fanno i bisogni fuori dal vaso…

Assolutamente a loro agio con gli studenti, anche con quelli con disabilità (e qui sarebbe necessario un capitolo a parte, di sperticato elogio della loro efficacia socializzante per gli studenti disabili), i Collaboratori non hanno sempre un buon rapporto con i docenti.

A volte la diversità di prestigio percepito, nei rispettivi ruoli, genera autentiche rivalità, capaci di sfociare in vere e proprie lotte di classe, dove il ceto “superiore” dei docenti si rivela irrispettoso e vanitoso, la casta inferiore dei collaboratori reagisce irrigidendosi su posizioni di difesa ad oltranza di proprie roccaforti: l’autorizzazione per l’accesso a spazi particolari di cui sono custodi (come la palestra) e all’utilizzo di strumenti (soprattutto la fotocopiatrice, macchina magica di cui solo i collaboratori padroneggiano gli arcani comandi).

Nord, Sud, Ovest, Est: punti cardinali cangianti e intermittenti

Immaginate di essere in viaggio in una terra sconosciuta e di dover raggiungere una determinata meta (agognata, per giunta).

Di certo vi servirebbero una mappa e una bussola.

Ebbene, nel viaggio quotidiano all’interno del pianeta scuola, abbiamo chiara la meta ma i punti cardinali hanno il brutto vizio di cambiare posizione continuamente, appaiono e scompaiono e lo fanno di ora in ora.

Con X ricordati che ti devi alzare in piedi quando entra (e questa è facile, in caso di difficoltà guarda gli altri), con Y ricorda che devi andare in bagno al cambio dell’ora perché durante non è concesso (e questa è già più importante tenerla a mente, le conseguenze potrebbero essere gravi…), K premia l’originalità nelle osservazioni e l’indipendenza, con J devi essere conformista (ricordi la strigliata che ti sei preso perché sei andato oltre? <<Devi attenerti alle consegne!>>).

Ricordo un anno scolastico in cui la classe ha cambiato, in poco più di due mesi, tre insegnanti per una stessa materia: la prima docente aveva stabilito di seguire pedissequamente il libro di testo, la seconda lo aveva bollato come un libro pessimo e aveva distribuito materiale proprio, la terza, pur ritenendo il testo adottato un po’ troppo sintetico, aveva deciso che, tutto sommato, si sarebbe limitata a chiedere in interrogazione solo quanto vi era riportato.

Alcuni docenti la formazione la fanno davvero, e si provano a ragionare e mettere in pratica suggerimenti di metodologia didattica.

Quasi mai, però, si raccordano con i colleghi, e così è alto il rischio di avere metodi didattici, stili relazionali, priorità educative non solo diverse ma assolutamente incoerenti.

Sotto o al centro?

Veniamo agli studenti.

Essi si trovano al “Centro” dell’esperienza scolastica, nella teoria pedagogica, nelle leggi italiane e anche nella sincera buona fede di molti colleghi e docenti.

Si ritrovano però “Sotto”, mi  pare di dover dire riflettendo sulla mia esperienza professionale, con poca possibilità di là dal subire un’organizzazione poco razionale e funzionale allo scopo che dovrebbe avere: educare istruendo.

Fuori

Chi e cosa si trova fuori dall’organizzazione scolastica?

L’elenco sarebbe troppo lungo.

Rimangono fuori dalla scuola la stragrande maggioranza dei genitori: per scelta propria, per mancanza di tempo, per priorità di vita necessariamente (?) differenti. Rimangono fuori dalla scuola, oltremodo distanti, soprattutto i genitori stranieri.

Rimane fuori dalla scuola la possibilità, per i docenti, di avere una supervisione seria e professionale, che li possa aiutare a gestire situazioni molto difficili, sempre più complesse, rispetto alle quali il singolo, realisticamente, non ha possibilità d’intervento efficace.

Rimane fuori dalla scuola la tecnologia (dalla didattica multimediale a quella a distanza, dalla riflessione critica sui new media alla loro sperimentazione), sono ben poche le esperienze in tal senso ed è notoriamente in crescita il digital divide tra docenti e allievi.

In attesa del sognato tramonto della didattica esclusivamente cognitiva, centrata su apprendimenti teorici o, al più, tecnico-pragmatici, rimangono fuori dalla Scuola due attori (li vedo sulla soglia, intirizziti, ormai quasi congelati): la Società extrascolastica (allora si chiamava “Territorio”) e il Corpo che apprende (il quale reclama da sempre di essere preso in considerazione nella sua unitarietà psico-motoria); bussano alla porta fin dagli anni ’70…vogliamo aprirgli?

Informazioni su Vassallo&LoSchiavo

Blog-colleghi, condividiamo esperienze professionali, personali, formative con la scuola, snodo cruciale tra i tanti che caratterizzano la nostra vita. Partiamo da episodi specifici che ci succedono o che osserviamo come formatori, genitori e cittadini e attraverso un dialogo riflessivo proviamo ad ampliare il pensiero e a collocare l’”oggetto” scuola all’interno di cornici relazionali e di senso, più ampie, che ci coinvolgono nel quotidiano.
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