Appunti di lavoro per il 2014

Settimane di lavoro intenso caratterizzano la fine di ogni anno: scadenze, chiusure, report…difficile trovare il tempo per scrivere un post ben organizzato nella forma e nei contenuti.

Allora butto lì solo alcuni appunti, tracce di lavoro da sviluppare (spero) nel nuovo anno.

Il Problema

Parlando dei contesti lavorativi che frequento ho sempre più l’impressione che il Problema, quello con la P maiuscola, sia il Disorientamento.

L’elenco dei fattori coinvolti nella veloce mutazione del quotidiano lavorativo di ognuno di noi chiama in causa i soliti noti: la crisi del mercato pubblico, la crescita del lavoro in Rete, la delocalizzazione, la scarsa capitalizzazione del terzo settore, l’aumento e la differenziazione dei bisogni sociali a fronte della scarsità delle risorse, l’incremento delle barriere (in termini di certificazioni, burocrazie e  tecnologie) necessarie per accreditarsi in qualità di fornitori…

La vita lavorativa ne risulta fortemente destabilizzata, i punti di riferimento, che sembravano solidi fino a qualche anno fa, vengono a mancare, l’orizzonte traballa…

Chi, tra di noi, anche coloro che meglio accedono alle informazioni e agiscono ruoli di responsabilità, non si sente disorientato e non rischia di reagire in modo fortemente emotivo, imboccando strade irrazionali e miopi?

Quando il quadro di riferimento non è più condiviso, anche comunicare diventa difficile: sembra un dialogo tragicomico tra parlanti di diversi pianeti.

I punti di riferimento

Allora, forse, conviene ripartire ragionando sui punti di riferimento, provando a puntellare dei termini di orientamento almeno provvisori, passibili di revisione periodica.

1)     Lo Spazio: una delle modalità più usate dalla nostra mente per concettualizzare l’organizzazione in cui viviamo ha a che fare con lo spazio. Ne abbiamo già parlato in alcuni post (tra cui, quest’ultimo, con Matteo LoSchiavo): il nostro linguaggio ci svela, in molte espressioni, la concettualizzazione spaziale della realtà personale.

Fare una mappa, da sempre, non è mai solo descrivere uno spazio, ma è anche segnalare dei rapporti, concettualizzare dei termini, perfino esorcizzare delle paure (per alcuni interessanti esempi si veda il primo capitolo della “Storia delle terre e dei luoghi leggendari” – U.Eco, Bompiani, 2013).

carta medio evo

Una Mappa a T di epoca medievale: in alto c’è l’Asia, in quanto sede, secondo tradizione, del Paradiso terrestre.

Oggi lo spazio della quotidianità lavorativa è quanto mai deformato: si allarga, alcune volte a dismisura, a ricomprendere dinamiche di mercato ormai non più locali, si restringe nella miniaturizzazione degli strumenti, perde ogni connotazione concreta nella navigazione immateriale in Rete…

Abbiamo bisogno di mappe: credo sia uno dei lavori più utili nelle organizzazioni lavorative.

2)     Il Tempo: il tempo lavorativo perde la consuetudine dell’impegno sui cinque giorni settimanali. Le nuove tecnologie facilitano la connessione perpetua con il contenuto lavorativo (a casa, la sera, nei week end).

Anche la linearità del tempo è in crisi, non potendo più fondarsi su una razionalità sequenziale e fasi prefissate (preparazione del lavoro, svolgimento, consegna); ciò che meglio caratterizza il lavoro odierno è oggi la logica parallela: si portano avanti più lavorazioni, più impegni, più proposte nello stesso tempo, sapendo che non tutte saranno portate a conclusione.

Il lavorare sempre più velocemente non è una novità e ci si abitua, è invece il lavorare senza prospettive temporali certe che comporta disorientamento…

3)     Le Relazioni tra persone e tra persone e cose: il terzo punto cardinale secondo il quale ci orientiamo alla realtà è la relazione con altre persone (colleghi, superiori, clienti, fornitori) e con gli oggetti di lavoro. Qui mi limito ad osservare che:

a)     Primo: più siamo disorientati meno siamo sereni e meno siamo in grado di relazionarci in modo costruttivo.

b)     Secondo: forse siamo, storicamente, in un momento decisivo per decidere, in modo saldo, se improntare le nostre relazioni lavorative in senso competitivo o in senso collaborativo. L’opzione per la collaborazione e la cooperazione (per la quale tifo anche io) non va banalizzata e presa sottogamba: richiede energie ed impegno finalizzato o è destinata al fallimento. Dovremmo dedicarvi una riflessione accurata.

E’ forse necessario un Nota Bene, anzi due.

Primo: parlando di evoluzione/fluttuazione dei punti di riferimento lavorativi non sto parlando di professionisti del terziario avanzato e globetrotters (almeno non solo), le osservazioni di prima mano mi vengono da Giardinieri, Educatori, Falegnami, Insegnanti…

Secondo: non è l’abilità pratica a soffrire, un falegname non smette di saper usare una sega circolare e un insegnate conosce Dante anche se si trova  lavorativamente disorientato. Ciò che rischia di  mancare è la concettualizzazione del lavoro in una rappresentazione coerente.

Debiti

Per gli effetti del disorientamento sulle persone sono fortemente debitore alla Dott.ssa Maria Luisa Gava e al suo lavoro con i bambini diversamente abili ricompreso nell’approccio Cognitivo Motivazionale Individualizzato@.

Seguendola, da alcuni anni ogni volta che mi è possibile, ho compreso come l’orientamento alla realtà sia uno straordinario e affascinante avvenimento naturale nei bambini cosiddetti normodotati e come tale meccanismo si riverberi nell’acquisizione linguistica (da anni cerco di convincerla a scrivere di più, per ora vi consiglio “La Comunicazione Aumentativa Alternativa tra pensiero e parola” – M.L.Gava, Franco Angeli 2007).

Laddove i geni fanno i capricci o vi siano deficit acquisiti, troviamo un disorientamento più o meno importante e pervasivo che si ripercuote nelle sfere emotive, comportamentali, linguistiche.

Lavorare sui punti di riferimento, però, aiuta…e parecchio, molte famiglie e operatori lo possono ormai confermare.

Basi teoriche

Le basi teoriche a monte della riflessione sul disorientamento cognitivo sono senz’altro relative alle conquiste neuroscientifiche degli ultimi quindici anni, in particolare:

1)     Le acquisizioni derivanti dalla scoperta dei Neuroni Specchio

2)     La rivalutazione del ruolo delle emozioni nei meccanismi di coscienza e pensiero

3)     La riflessione linguistica, in particolare la linguistica cognitiva

Una bibliografia essenziale:

“So quel che fai” – G. Rizzolatti, C.Sinigaglia – Cortina Editore, 2006

“Emozione e coscienza” – A.Damasio – Adelphi, 2000

“L’Istinto del linguaggio” – S.Pinker – Mondadori, 1997

Per chiudere

Su ognuno dei precedenti paragrafi si potrebbe scrivere molto…

Ma non è il contesto, siamo ancora nel pieno delle Feste: chiuse le scadenze, si fa un po’ di pausa.

E’ invece il momento degli Auguri: quelli di un Sereno e Proficuo 2014  per tutti gli amici Appuntisti!

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