Topologia dell’organizzazione scolastica – Parte 2

L’edificio scolastico

Ci sembra che la scuola sia prima di tutto la struttura, l’edificio scolastico. L’istituzione.

Le scuole sono lì, nei quartieri delle città, con la bandiera della Repubblica e dell’UE. Le vediamo e le riconosciamo come cittadini e, come genitore, capita che quando ci si passa davanti, si dica Guarda figliolo, quella è la scuola dove andava tuo padre…

 Sono istituzioni che evocano qualcosa, le scuole, come gli  ospedali, o le carceri, rispettivamente luoghi di apprendimento, di cura, di reclusione. Luoghi di lavoro per moltissimi operatori, insegnanti, personale tecnico, dirigente scolastico e suoi collaboratori, che giorno dopo giorno, anno dopo anno, incontrano una molteplicità di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, dentro la scuola. Potenzialmente una miniera di dati, informazioni, osservazioni, sguardi, …

Si dice (e si norma) che la scuola si deve aprire al territorio. Il comune di Milano ha lanciato una proposta per le scuole aperte anche di sera, per l’utilizzo delle palestre. Trasformare gli edifici scolastici che tutti vediamo in luoghi di ritrovo e di socialità. Effettivamente sono lì, a disposizione. Eppure poco o punto utilizzate.

L’esterno della scuola

Almeno fino alle elementari genitori, nonni, babysitter accompagnano i figli a scuola. E’ forse uno dei momenti potenziali di ritrovo collettivo non istituzionale.  Come genitore saluto gli altri genitori, i nonni, i babysitter. Ci si attarda quando si può, talvolta ci si sceglie per bere un caffè prima di andare ognuno per la sua strada.

Dalle medie in poi queste opportunità di incontro informale si diradano, fino a sparire. La scuola ritorna nella sua fisicità strutturale.

L’interno della scuola

A scuola come genitore ci vado per le riunioni di classe, per i colloqui (quelle che in alcune parti di Italia chiamano udienze…), se chiamati dal preside, per il consiglio di istituto, per gli incontri del comitato genitori quando posso.

A scuola si va quando si deve fare una pratica in segreteria. Le iscrizioni on line attive dall’anno scorso eliminano un’occasione di contatto con l’interno della scuola. Certo restano le visite guidate degli open day…

Le segreterie delle scuole sono luoghi un po’ misteriosi, che raccolgono pratiche, informazioni, documenti, archiviano e catalogano. La segreteria della scuola dei miei figli mi ricorda gli sportelli bancari di quando ero bambino e accompagnavo mio padre, o le biglietterie delle stazioni.

Per fortuna che nell’atrio della scuola si è accolti dai collaboratori, che aiutano anche noi genitori ad un’esperienza più diretta ed emotiva con la scuola.

A scuola poi ci si può andare la sera, quando si riunisce il Comitato Genitori o il Consiglio di Istituto. Solo questo meriterebbe una serie di post…

Le classi (o le aule)

Punti nevralgici dell’attività scolastica.

L’etimologia di aula richiama la corte, il cortile, la dimora.

Il termine classe “in origine significa esercito a ranghi serrati” (M. Serres, Non è un mondo per vecchi, Bollati Boringhieri, pag. 39).

Ormai li usiamo in modo indistinto. La riunione è in aula… Ci vediamo in classe…

Dentro la scuola si capisce che le aule, pardon le classi, sono il luogo dove si condensano le attività, gli sforzi, gli umori e gli odori di alunni ed insegnanti.

Mi piace quando partecipo alle riunioni di classe sedermi dove si siedono i bambini; in particolare cerco il posto di mio figlio. Mi soffermo a osservare che cosa guarda lui tutto il giorno dal suo posto. Così scopro che vede più o meno quello che vedevo io. Al centro la cattedra, fulcro dell’aula. Dietro la lavagna (di ardesia). Accanto le grandi finestre senza tende da cui guardare il cielo fuori, le pareti un po’ scrostate, i grandi termosifoni di ghisa, l’armadio a muro che si chiude male,  l’armadio di legno maron-ministeriale, una carta geografica, alcuni lavori degli alunni appesi alle pareti. Intorno i compagni di classe davanti, dietro e di fianco. A due a due, in fila.

La palestra

Luogo del divertimento per eccellenza, dello svago, del corpo libero, o liberato. Insieme al cortile ed ai corridoi rappresenta il luogo del movimento rispetto alla immobilità del banco. Una immobilità che a quanto pare è sempre più difficile da ottenere. I genitori entrano in palestra durante le feste della scuola, i saggi di fine anno, il primo giorno di scuola per i saluti alle famiglie. Quando ci vado guardo sempre il quadro svedese e le spalliere e mi chiedo se sono utilizzati.

I bagni

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Ho visto che si è passati dalle turche alle tazze.
Chissà se è un bene o no.

Cè chi preferisce l’uno chi l’altro.

Mancano invece lo scopino (chissà perché?), la carta igienica e il sapone.

A meno che non li comprino i genitori.

Informazioni su Vassallo&LoSchiavo

Blog-colleghi, condividiamo esperienze professionali, personali, formative con la scuola, snodo cruciale tra i tanti che caratterizzano la nostra vita. Partiamo da episodi specifici che ci succedono o che osserviamo come formatori, genitori e cittadini e attraverso un dialogo riflessivo proviamo ad ampliare il pensiero e a collocare l’”oggetto” scuola all’interno di cornici relazionali e di senso, più ampie, che ci coinvolgono nel quotidiano.
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Una risposta a Topologia dell’organizzazione scolastica – Parte 2

  1. Davide Vassallo ha detto:

    Un ulteriore spunto di riflessione e di possibile commento potrebbe riguardare le differenze di vissuto e di visione tra chi, all’interno della scuola, tende a massimizzare la permanenza in luoghi caratterizzati da asimmetria (l’aula, la segreteria) e chi invece privilegia i luoghi maggiormente simmetrici (palestra, laboratori, “bidellerie”)
    L’equazione ingenua che prevede tutti gli studenti preferire i luoghi simmetrici e tutti gli adulti i luoghi asimmetrici è smentita dall’esperienza quotidiana.
    Nota sulla foto: la vista area introduce una suggestione topologica interessante e permette di cogliere la somiglianza tra turca e tazza; vi si può collegare una considerazione teologica e filosofica (non so se pedagogica): se da visto da vicino nessuno è normale, visti dall’alto siamo tutti uguali ;-)

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