Portiamo il Rosso a scuola – Parte 1

Si tranquillizzino i nostri dieci lettori: non stiamo facendo propaganda post-comunista (sia mai!).

Nemmeno stiamo cercando di proporre il consumo istituzionalizzato del Sangiovese tra le mura scolastiche (quello non istituzionalizzato, lo sappiamo, è tra i ricordi più belli ed inconfessabili di più di uno tra noi…).

No, il Rosso del titolo vuole richiamare quello del noto libro di Alessandro D’Avenia “Bianca come il Latte, Rossa come il sangue” (Alessandro D’Avenia, Bianca come il latte, rossa come il sangue, Milano, Mondadori, 2010).

Il protagonista del libro è un liceale, Leo, che odia il bianco, associato al nulla, al vuoto, alla noia, e ama il rosso: il colore dei capelli della ragazza amata, Beatrice (malata di leucemia), del sangue, della vita.

E’ un racconto molto bello che parla di quasi tutto ciò per cui val pena scrivere e vivere: amore, morte, amicizia.

La scuola di Leo è, purtroppo, bianca…

Fa eccezione il Sognatore: un professore supplente di Storia e Filosofia che, in un compito di inizio anno, chiede ai ragazzi di trovare ed esprimere il proprio Sogno.

“Poni una domanda a ciascuna delle cose che ti colpiscono e appassionano, chiedi a ciascuna perché ti appassiona. Lì è la risposta al tuo sogno. Non sono i nostri umori che contano, ma i nostri amori.”

Questo è il suggerimento del Sognatore che, nonostante il programma, nonostante le direttive ministeriali, riesce a portare la vita in classe.

Un po’ di Rosso, di desiderio, paura, irresponsabilità, slancio…insomma tutto ciò che fa di un adolescente quel misto di contraddizioni, pure ed esplosive, che tutti ricordiamo.

La scuola italiana sembra impermeabile al Rosso: si trincera quasi sempre dietro una cortina bianca di burocrazia e didattica che poche volte lascia spazio alla vita di coloro che, invece, dovrebbe aiutare a crescere.

Il dio Programma stabilisce tempi e ritmi, i sacerdoti-professori officiano i riti e dispensano premi e sacrifici secondo un rituale che è immutabile da decenni ed è, per lo più, ormai incomprensibile ai giovani fedeli (che lo seguono superficialmente, consapevoli che la vita, quella vera, è fuori dalle mura scolastiche…).

Forse poi, a pensarci bene, il peggio della scuola non è nemmeno il Bianco (che almeno è un colore netto e facilmente individuabile, come un nemico in campo aperto) ma il Rosa.

Il Rosa (stinto) è quando la scuola finge di affrontare il Rosso della vita, senza in realtà lasciarsene provocare.

Il Rosa (stinto) è quando si accettano gli alunni diversamente abili senza farsi carico degli interrogativi che ci portano e dei problemi che ci pongono, destinando quei ragazzi alle esclusive cure dell’insegnante di sostegno.

Il Rosa è quando si smette istantaneamente di parlare di Gianni perché si è ritirato, come se smettesse di esistere dal giorno stesso in cui viene cancellato dal registro.

Il Rosa è quando si sospende il capitolo in corso perché è arrivato il momento dell’anno in cui il Ministero raccomanda di trattare la Shoah.

Intendiamoci chiaramente: bisogna parlare ai nostri ragazzi della Shoah, dobbiamo parlarne più di quanto ne facciamo ora.

Se quello diventa l’unico momento in cui nella scuola entra un po’ di Rosso, in tempi prestabiliti e per ordine Superiore, come stupirci se i ragazzi faticano a seguire?

Come facciamo a risultare credibili? Sembra che la scuola, in quel momento, stia semplicemente eseguendo un ordine di servizio…

Anziché preparare i ragazzi ad affrontare il mondo, la scuola, dice D’Avenia “è il mondo al contrario. Non si mette nulla nero su bianco ma viceversa. A scuola tutto è fatto per essere dimenticato, come la poca polvere bianca del gesso.”

Poi, per fortuna, esistono anche, inguaribili, i Prof. Sognatori…

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Informazioni su Vassallo&LoSchiavo

Blog-colleghi, condividiamo esperienze professionali, personali, formative con la scuola, snodo cruciale tra i tanti che caratterizzano la nostra vita. Partiamo da episodi specifici che ci succedono o che osserviamo come formatori, genitori e cittadini e attraverso un dialogo riflessivo proviamo ad ampliare il pensiero e a collocare l’”oggetto” scuola all’interno di cornici relazionali e di senso, più ampie, che ci coinvolgono nel quotidiano.
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2 risposte a Portiamo il Rosso a scuola – Parte 1

  1. Pingback: Le bianche ispezioni – Parte 2 | Appunti di lavoro

  2. laurapapetti ha detto:

    Da genitore questo post mi mette in discussione. Cosa posso fare per contribuire a portare il rosso a scuola? P.S. Il libro di Alessandro D’Avenia mi è piaciuto molto e il vostro post mi ha fatto venir voglia di rileggerlo!

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