Alcuni modi dell’indicibile

E prima o poi l’enfasi di mettere in ordine e classificare ti prende.

Un po’ sembra qualcosa che viene da dentro, dall’intelletto armadiettistico, che spinge alla gestione dei pensieri e delle esperienze, in maniera da ridurre incertezze, sorprese e sbavature.

Un po’ pensi sia qualcosa che a qualcuno deve toccare e, se non lo faccio io, lo farà qualcun altro. Una specie di sacrificio. O di predestinazione. Oggi classifico io, domani te.

Pensando così all’indicibile, cercandolo nelle esperienze quotidiane di vita e di lavoro, ho individuato 4 tipologie di non detto (e non dicibile).

1) Ci sono le cose che non si possono dire. Non è opportuno dirle, perchè l’altro potrebbe offendersi, piangere, arrabbiarsi. Oppure anche andarsene. Occorre valutare bene le reazioni dell’altro. Un amministratore comunale non è un familiare di un utente. Un giovane scapestrato è diverso da un anziano appena entrato in un centro di riabilitazione. La relazione -e tutto ciò che si porta dietro e dentro- condiziona (determina!) il discorso, modula la scelta dei vocaboli ed il tono con cui vengono detti. Il dire si mescola a valutazioni di opportunità e convenienza, in una gamma arcobalenica che va dalla tutela dei propri interessi economici al rispetto assoluto per i propri ideali.

2) Ci sono cose che non si devono dire. Esistono istituzioni, infilzate nella dinamica del passaggio al dire, che impediscono a volte tale passaggio. Esiste la censura. Esiste l’abnormità di certi discorsi. E può pure succedere che, nella valutazione opportunistica, certe scelte si impongano con la pesantezza del veto. Questo non potrai dirlo mai. Anche se resta il fatto che spesso, come nel caso precedente, quello che non viene detto è comunque pensato. Assume cioè forma verbale, ma in quel chiacchiericcio strano che sono i nostri pensieri. Magari non troverà mai l’aria sufficiente (il fiato) per diventare parola detta, anzi, in qualche caso sarebbe fatto gravissimo se ciò accadesse. Tuttavia, in quell’area non geometrica che è il nostro pensiero (dilatatissimo e concentratissimo nello stesso momento!), le parole vengono assegnate ed i discorsi vengono costruiti. Poi magari vengono dimenticati. O superati da altri più nuovi. Ma sono indicibili parziali, che possono anche passare, in un attimo, anche ad altra condizione esistenziale (Basta, domani glielo dico! Non posso? Ti faccio vedere io se non posso!!)

3) Ci sono cose per le quali non si riescono a trovare parole. Qui l’indicibile è un nucleo di insoddisfazione, che permane in un nevicare vorticoso di parole, che avvolge il contenuto senza mai ridursi ad esse. Accade spesso con i sentimenti. Come dici l’amore, o il dolore. L’esempio tipico è la metafora: un’immagine si incarica di rendere comprensibile un pensiero, un’emozione, lasciando però sempre uno scarto, un margine di non aderenza che insiste come un languorino che permane, nonostante cioccolatini o crackers.

4) E infine ci sono loro. Non so nemmeno se chiamarle ‘cose’. Nelle esemplificazioni precedenti lo facevo con tranquillità. Adesso mi sembra di offrire una consistenza che non è nei fatti. Ci sono infatti momenti, ritagli nel fluire del vivere, crepe nel pavimento del tempo dell’orologio, in cui cogliamo intensità affettive, a cui non interessa farsi parola. Non devono essere comunicate. Non appartengono a quella schiera di contenuti che servono per permetterci di vivere in comunità, aggiustandoci gli uni agli altri e cercando di fare cose insieme. Le loro azioni sono sospirare, saltellare, sonnecchiare, fissare righe sul pavimento, tenere le labbra piegate verso il basso, aggrottare le sopracciglia , sbuffare, distrarsi. Non sono comunicabili: eppure sono le cose di cui gli altri si accorgono prima. Così che, paradossalmente, il tratto più indicibile è comunque quello che viene più rapidamente raccolto. Perchè lì non possiamo agire di piroetta o accetta. Non diciamo nulla -a parole. Ma nel luogo della non intenzionalità comunicativa, riusciamo a renderci più comprensibili agli altri.

Mi fermo. L’attività ordinatrice mi si è fortunatamente schiantata su un paradosso. Adesso posso ricominciare a pensare.

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4 risposte a Alcuni modi dell’indicibile

  1. Pingback: L’indicibile sul lavoro. Stato di avanzamento #2 | Appunti di lavoro

  2. Elena ha detto:

    bello averti ritrovato, Toto! anche se non è tanta l’emozione che dovevo non dirlo…

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