Non ci resta che … piangere?

Questa volta parliamo di un luogo buio e piovoso.

Nello sketch si fa riferimento alla scuola, ma è un luogo abitato da tutte le professioni educative in ogni contesto in cui, appunto, si educa.

– Tu non te ne accorgi, quanto sei antipatico quando stai nervoso; che poi si ripercuote sul lavoro, a scuola, con i ragazzi… 

Per poter lasciare i propri problemi fuori dalla porta è necessario essere consapevoli che tali problemi ci sono ed influenzano ovunque i nostri rapporti con le persone, anche sul luogo di lavoro. Riconoscerlo è tanto più importante quanto è essenziale che il focus dell’intenzionalità educativa sia centrato sull’educando e sui suoi bisogni.

– Io lo so, sto fuori, vedo tutti i bambini che escono, che tu cacci fuori…

Il punto di vista dei colleghi, (in questo caso un collaboratore scolastico ma, del resto, di tutte i professionisti che cooperano nel co-costruire il setting educativo) è importantissimo: ci restituisce un’immagine di noi stessi, dei bambini, degli avvenimenti quotidiani, che da soli non riusciamo a vedere, riconoscere e considerare. Il lavoro di équipe, che va al di là del ruolo ricoperto da ogni membro del gruppo, è essenziale per il lavoro educativo, perché a scuola è così sottovalutato?

– I bambini vengono da me e mi dicono: ma il maestro tiene i problemi suoi a casa, le sue disgrazie e poi se la piglia con noi…

Non essendoci un vero lavoro di èquipe, con momenti appositamente predisposti, il bidello Mario non ha altro modo di dire queste cose al maestro Saverio. Le può dire nella notte, quasi avvicinandosi alle parti inconsce e nascoste del maestro, che sa di sbagliare, ma forse non lo ammetterebbe mai in pieno sole.

– Lo so, lo so, è un periodo che c’ho diversi problemi. Mia sorella, e poi problemi personali… levami una curiosità, chi te l’ha detto quel fatto… Giacchetti?

Grazie ad un altro da noi (per es. un collega, un gruppo, un alunno, un responsabile, un formatore, un genitore) riusciamo a cogliere per un attimo l’incongruenza delle nostre azioni rispetto al compito lavorativo. Eppure è così difficile non cadere nella trappola del pre-giudizio e/o del meccanismo della colpa, propria o altrui, della “etichetta”. E’ in gioco l’identità professionale, in un periodo come quello attuale dove saltano i punti di riferimento e dove tutte le professioni, in modo particolare quelle fondate sulla relazione, sono sollecitate a trasformarsi, a ri-definirsi (e forse a ri-fondarsi).

Giacchetti è bocciato. E’ bocciato dall’inizio, quando è entrato in classe all’inizio dell’anno ho detto, questo lo boccio,  perchè a istinto so già… 

Sarebbe ipocrita pensare che tutte le persone (bambini compresi) risuonino nel medesimo modo nella nostra emotività. Ci sono persone con cui è immediatamente più semplice trovarsi e stabilire un contatto empatico, altre (bambini compresi) con cui diventa molto difficile arrivare allo stesso risultato. Il mestiere ed il ruolo educativo che si gioca quotidianamente nell’ossimoro presente nelle parole “alunni”, “insegnanti”, “collaboratori”, “presidi”. Parole che rappresentano categorie idealmente ben definite, ciascuna fondata su rappresentazioni comuni diffuse, eppure profondamente diverse nelle loro reciproche specificità, caratteristiche, attitudini, tensioni. Non ammetterlo equivarrebbe a negare che, nel rapporto educativo, le emozioni giocano un ruolo imprescindibile. Ma, per fortuna, alla metafora del vaso da riempire, non ci crede più nessuno…

– Anche i grandi sbagliano?!? Che vai a dire frasi filosofiche ai bambini? Tu fai il mestiere tuo, non ti mettere a fare il bidello filosofo!

Appunto. Ognuno faccia il suo mestiere che poi a ricomporre ci pensano gli alunni!

E allora, non ci resta che… piangere?

Bè, chi vive il rapporto educativo con investimento emotivo sa che potrebbe anche capitare di piangere, non c’è da vergognarsi…

Però poi bisogna ripartire, tornare al lavoro senza dimenticare le verità, dicendoci l’indicibile che, in quel luogo buio e piovoso, un bidello come tanti (con i capelli arruffati, il sorriso malinconico e, magari, l’italiano un po’ stentato, a cui siamo tutti affezionati) è riuscito a metterci davanti agli occhi.

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Informazioni su Vassallo&LoSchiavo

Blog-colleghi, condividiamo esperienze professionali, personali, formative con la scuola, snodo cruciale tra i tanti che caratterizzano la nostra vita. Partiamo da episodi specifici che ci succedono o che osserviamo come formatori, genitori e cittadini e attraverso un dialogo riflessivo proviamo ad ampliare il pensiero e a collocare l’”oggetto” scuola all’interno di cornici relazionali e di senso, più ampie, che ci coinvolgono nel quotidiano.
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