Avvicendamenti pericolosi

Lo strappo della campanella nel passaggio di consegne tra Letta e Renzi ha impressionato molti. E’ stato un momento di gelo, di cui ho potuto apprezzare la sincerità.

letta-renzi

GRRR…

Tra tutti i passaggi di consegne persino Prodi rideva di gusto quando l’ha passata a Berlusconi: un Berlusconi teso, stranamente poco spavaldo in quell’occasione…

prodi-berlusconi

“ADESSO PENSACI TU, DAI…” (Tono rassicurante prodiano)

Per non parlare dell’allegria che trapelava nel passaggio Berlusconi-Monti. Quelli sì che erano tempi di speranza (?)

berlusconi-monti

SFIDA

I gesti, gli sguardi

Il non verbale di solito dice molto più del verbale, soprattutto se non senti alcuna parola dalla televisione. Questa volta ho percepito anche dolore, qualcosa che andava oltre l’esperienza lavorativa-professionale, varcando pericolosamente e in profondità il confine del personale. Quello che spesso varchiamo attribuendo valori e significati alle cose che si fanno e che si pensano, perchè queste stesse cose ci descrivono e dicono di noi.

La politica è…

Che domanda difficile oggi, di fronte alla scomposizione di senso a cui siamo di fronte. Teniamo duro: ogni cosa che facciamo in fondo ha un valore politico, anche se non siamo iscritti ad un partito, non abbiamo ruoli attivi in una formazione politica. Ogni volta che proponiamo un’idea, un pensiero, un oggetto di ricerca, un percorso formativo ci esponiamo politicamente. Politica non necessariamente partitica. Sì, ma poi, quali partiti?

E torniamo alla campanella

L’avvicendamento è stato davvero difficile questa volta. Memorabile Makkox che disegna Letta e Ratzinger che assistono in tv al discorso di Renzi e Ratzinger che cerca di confortarlo dicendo che a lui tocca ogni domenica (Ogni maledetta diretta).

Non penso sia solo una questione di orgoglio, penso sia anche e soprattutto la rappresentazione (piuttosto improvvisa) di una solitudine politica, data dalla debolezza della proposta politica. Recalcati durante la nuova trasmissione di Lerner “Fischia il vento” l’ha chiamata ‘la potenza del sogno’. Non si potevano più dire cose eccezionali. Renzi le dice (fino al 2018?). Vedremo.

Emotività allo stato brado

Ricordo il pianto di Occhetto. Lo so, bisogna pescare piuttosto lontano ed io, tra l’altro, ero piuttosto piccola. Però me lo ricordo.

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Ricordo poi il pianto di Bersani.

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Diversi altri: Rosi Mauro della Lega che cerca di difendersi, la ministra Fornero che annuncia la riforma delle pensioni (secondo me non piangeva di dispiacere, ma di gioia, dopo anni di accademia a studiare come fare alla fine l’ha fatto, anche se con qualche compromesso). L’altro giorno le lacrime di Crosetto durante la trasmissione di La7 al racconto di un ragazzo investito da un pirata della strada.

L’abbraccio

La prima cosa che ho pensato è: ma che modo strano che hanno di abbracciarsi. Corpi che non sono abituati a tali gesti, ma che anzi si prodigano nel costruire distanze fisiche, improvvisamente rompono questa distanza. Anche barcollando.

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Un momento di grande emotività. E anche di grande sollievo. Persino Renzi si è buttato a stringere la mano di Bersani. Diciamo che magari ha funzionato il telefono senza fili. La stretta a Bersani per l’abbraccio a Letta.

Un avvicendamento pericoloso, quanto meno difficile tra chi non si può dire abbia fallito e chi ha smania di provarci.

Prime Minister Designate Matteo Renzi Presents New Italian Government

The end.

Informazioni su diletta76

Ho iniziato con le ricerche di mercato e i sondaggi d'opinione e ho proseguito con la ricerca sociale. Mondi diversi in cui però ho potuto fino ad ora sempre sperimentare. Questa fase è ancora più ricca, se possibile, di opportunità e novità: vedo il blog Appunti di Lavoro come uno strumento di lavoro importante, che mi consente di confrontarmi con colleghi, di proporre progetti, analisi, punti di vista. In qualche modo di contribuire per una piccola parte alla ricerca, appunto, nella complessità del mondo in cui oggi viviamo.
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4 risposte a Avvicendamenti pericolosi

  1. Pingback: L’indicibile sul lavoro. Stato di avanzamento #2 | Appunti di lavoro

  2. matteoloschiavo ha detto:

    Ecco un bel esempio delle “intensità affettive cui non interessa farsi parola” e che “sono le cose di cui gli altri si accorgono prima” di cui parla Vittorio Ondedei nel suo post sulle 4 tipologie di indicibile. Anche Diletta le sottolinea a partire da un episodio cui siamo chiamati come spettatori, eppure un brivido ci corre lungo la schiena, come se fossimo stati li, anche noi “varcando pericolosamente ed in profondità il confine del personale“.

  3. ovittorio ha detto:

    evviva Diletta che ci rimanda attimi congelati, ma caldissimi per lo sfregarsi dei messaggi, forti e contraddittori e sottili insieme. E l’oggetto: il campanellino, direttamente legato all’immaginario cattolico (e chi ha fatto il chierichetto sa quale responsabilità senti, le prime volte, a suonare quell’aggeggio di campanelle grandi e piccole…fallo nel momento giusto! e tutti sono lì, in ginocchio, attendono un tuo segnale, occhio!!) ed a quello tribunalizio (campana e martello). Il potere di richiamare attenzione, di mettere ordine al vociare, di riprendere le fila.
    Parallelamente, la campanella è il suono di chi esegue l’indicazione di far rispettare l’ordine. Ecco qui: suona la campanella alla fine di ogni ora, suona la campana ai vespri, al mattino, durante la messa, a mezzogiorno…..Il suono della campana marca lo scorrere regolare del tempo. Ci rassicura e scandisce. Il suo potere, in questo caso, è quello di segnalare un ordine già stabilito.
    La campanella in mano magari è un po’ tutte e due queste cose. Libertà di determinare un ordine. Dovere di rispettare un ordine.
    E c’è pure quello scampanare delle mucche in montagna, che segue il movimento ciondolante o accellerato, che nella notte, prima del loro riposo, vi segnala pascoli e percorsi. Campane appese al vivere. Quindi politiche.

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