Romanzi che aiutano a dire l’indicibile_1: Arredo casa e poi m’impicco

“Le persone erano in crisi. E il lavoro lo era. Erano in crisi le aziende, le banche, gli stati, persino i continenti. Il sistema era in crisi. La civilità era in crisi. Non c’era più nessuna differenza tra chiamarsi Mr Brown e gestire una drogheria a Oak Park, in Illinois, o signor Esposito e vivere di una modesta pensione in Italia. O almeno, delle differenze c’erano, ma non le parole adatte per descriverle. In fondo, pensò il signor Esposito, siamo dei numeri e i numeri basta contarli. I numeri non hanno bisogno di un vocabolario, non vanno in crisi.” (Massimiliano Virgilio, Arredo casa e poi m’impicco, Rizzoli, pag. 94).1707208_0

E’ un libro divertente e crudele. E’ un libro che parla del nostro tempo contemporaneo. La voce narrante è un trentenne, aspirante scrittore, famiglia piccolo-borghese, cresciuto “rinnegando lo stile di vita dei miei genitori, ogni volta che ho potuto mi sono strappato di dosso con ingratitudine una maniera di stare al mondo che mi sembrava intollerabile. Una smodata attenzione al palinsesto gastronomico, un cattolicesimo vuoto e conformista, un rassegnarsi giorno per giorno a riti televisivi, alle pulizie domestiche, …”, fra lavori precari, amori difficili, amici a loro volta in crisi ed egocentrici, la scelta di comprare casa alla ricerca di una sicurezza basata sulle rate di un mutuo ventennale. Perchè così fan tutti, salvo poi ritrovarsi solo nel proprio appartamento, in mezzo a vicini impegnati nelle beghe condominiali, con un avvocato nominato amministratore all’unanimità, un tumore al cervello, aggrappato-a e sostenuto-da un amore nuovo.

“Dopo un anno di mail e telefonate – invariabilmente amichevoli, tempestive, piagnucolose e minatorie – un produttore teatrale mi aveva pagato un monologo di venti pagine. Era stato il frutto di un lungo lavoro d’astuzia. (…) Una cifra ridicola se si considera che dietro c’è stato un lavoro. Ecco il punto. Ormai la relazione causa-effetto tra la prestazione ed il compenso è venuta meno. Non esiste più. Tu non hai mai lavorato per questa gente, però ogni tanto, chissà perché, questa gente ti fa un regalo”.

Penso ai miei trent’anni, più tre lustri fa. Avevo aperto la P. Iva da un paio d’anni. Una scelta di campo. Gestire il mio tempo, possibilità di lavorare in diverse situazioni, con diversi clienti. Un modo per fare ricerca, consulenza e formazione. Quindici anni fa il lavoro non mancava. Il fatturato annuo cresceva, poco a poco, ma in maniera costante. Clienti che si diversificavano, pluri-appartenenze organizzative, la formazione psicosociologica,  l’attivazione di reticoli con amici, colleghi, gruppi con cui potersi confrontare, affrontare le solitudini della condizione professionale, costruire con altri. Ci si poteva trovare in alcuni periodi dell’anno con qualche preoccupazione di agenda. Ma spargendo un po’ la voce in giro, parlando con colleghi, rilanciando alcuni contatti, i mesi successivi si riempivano.

Oggi non è più così. Fatturato in decrescita, agende che restano vuote per periodi troppo lunghi, ricerca di rilanci che pur riscuotendo interesse, per lo più non esitano in contratti, organizzazioni che faticano a sostenere tariffe adeguate. Con i colleghi e gli amici ci si incontra per sostenersi in questo periodo di crisi, per non viverla in maniera isolata, per ritrovare un senso insieme agli altri, e quindi le parole per dirlo.

Siamo alla ricerca di una grammatica per leggere e interpretare ciò che ci sta succedendo e che forse avevamo sottovalutato, in relazione ai cambiamenti sociali ed alle nostre crescite anagrafiche, senza sentirsi in colpa se “all’apice del libero arbitrio, è solo colpa tua se sei povero”.

Nota. Tutte le citazioni sono prese da Massimiliano Virgilio, Arredo casa e poi m’impicco, Rizzoli

Informazioni su matteoloschiavo

Psicosociologo e cuoco, svolge attività di formazione, consulenza e ricerca con organizzazioni lavorative, pubbliche e private, impegnate nel campo della produzione di servizi territoriali (sociali, socio-sanitari, sanitari, educativi, della sicurezza).
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